La Buona novella. La dolcezza dei buoni
La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie
Questa Buona novella, la prima del nuovo anno, è stata scritta prima dei terribili episodi di rastrellamenti della polizia ai danni della comunità somala protagonista dell’articolo qui sotto. Prima anche della barbara uccisione di Renee Nicole Good da parte di un agente dei servizi anti-immigrazione statunitensi durante le proteste contro tali azioni di forza. Segnale di quanto sia sempre più difficile trovare buone notizie e quando trovate, quanto queste siano fragili. Eppure anche e soprattutto per questi motivi il nostro atto di speranza e resistenza vuole continuare.
Il venerdì pomeriggio dopo jumah (preghiere islamiche) un collettivo formato da cristiani e musulmani si riunisce a Cedar-Riverside, il più grande quartiere somalo del Minnesota. I vicini si riuniscono e condividono semplicemente tè e caffè, salutandosi mentre si formano relazioni.
La pastora luterana Jane Buckley-Farlee, coinvolta in questa attività, spiega: «Tutto ciò che facciamo è servire le bevande, essere amichevoli fra noi, parlare e dire: “Siamo felici che tu sia qui”. Le persone escono dalle preghiere e, vedendo altre riunite per loro e intorno a loro, si commuovono».
Oggi, la paura nella comunità è palpabile, dopo che Trump all’inizio di dicembre si è riferito ai somali come «spazzatura» e «persone che non fanno altro che lamentarsi», e ha detto che non li voleva negli Stati Uniti. Ci sarebbe già da piangere, pensando al ruolo di chi pronuncia simili frasi. Ma il timore assai concreto è che dati fatti si possa passare all’azione, come troppi episodi dimostrano in questa seconda presidenza Trump. Il Minnesota ospita la più alta concentrazione di somali al di fuori di Mogadiscio, la maggior parte di loro è nata negli Stati Uniti.
Indù, musulmani, baha’i, sikh, cristiani, ebrei, buddisti condividono tutti il mandato di accogliere chi ne ha bisogno in Minnesota. Molti di loro vi sono giunti a loro volta come rifugiati e immigrati e vi hanno trovato accoglienza e calore.
Agli insulti e alla paura rispondono tutte e tutti insieme con calore, con gesti semplici fatti con il cuore. Ecco, di fronte a un nuovo anno che prende il via, già travolti da drammatiche notizie che giungono da ogni parte del mondo, l’augurio che ci sentiamo di poter fare è di riuscire a disarmare il linguaggio di odio con gesti semplici e rivoluzionari, disarmare le idee di guerra con piccoli e grandi atti di resistenza pacifica. Rispondere alla potenza dei grandi con la dolcezza dei buoni. Insomma, ricordiamoci di restare umani.