Camminare gli uni verso gli altri

Incontriamo Simone Morandini, neopresidente del Segretariato Attività ecumeniche

 

Con l’avvio del nuovo anno si registra il cambio della guardia alla guida del Segretariato Attività ecumeniche (Sae). In autunno si sono infatti svolte le elezioni dell’associazione nata negli anni del Concilio Vaticano II grazie al grande impulso dato da Maria Vingiani, che già dal dopoguerra aveva avviato importanti riflessioni sull’importanza del dialogo fra fedi. Simone Morandini, 64 anni, docente e teologo, prende il posto della predicatrice locale Erica Sfredda, prima valdese presidente del Sae negli ultimi quattro anni. Come Sfredda, anche Morandini vanta una lunga presenza nell’associazione: «Avevo meno di vent’anni quando ho iniziato a frequentare il Sae, il percorso del dialogo interreligioso è radicato nella mia storia personale», racconta Morandini, che è anche vicepreside dell’Istituto per gli studi ecumenici San Bernardino.

 

Fra le prime azioni del suo mandato ne sceglie una pratica e una di prospettiva: «Proseguiremo, presso il Centro studi educativi di via Sambuco a Milano, il lavoro di sistemazione dell’ampio materiale su Maria Vingiani e gli anni del Sae. Una mole di documenti che testimonia un pezzo non piccolo di storia dell’ecumenismo italiano. Al contempo cercheremo di focalizzare i nostri interventi in una prospettiva intergenerazionale. Serve assolutamente coinvolgere le nuove leve nel dialogo fra religioni. I giovani hanno fede, la sviluppano magari in modalità differenti rispetto a quanto era usuale fino a poco tempo fa. Penso a esempio al tema dell’eco-teologia, della custodia del Creato, che oggi incontra grande attenzione e su cui credo ci sia ancora molto da lavorare e da dire. Stesso discorso si può fare per le questioni sociali, povertà e incertezza del futuro fra tutte».

 

Non sono soltanto i giovani ad apparire oggi lontani dalle chiese: «Ma non dalla spiritualità – commenta ancora Morandini –. In questo 2026 la nostra consueta sessione di lavoro estivo si concentrerà su chiese e secolarizzazione, cercando strumenti, vie per affrontare una delle grandi sfide per le fedi oggi».

 

Il 2025 è stato caratterizzato da importanti appuntamenti ecumenici. Le tante celebrazioni per i 2500 anni dal Concilio di Nicea, la sesta Conferenza del gruppo di lavoro Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese, la firma della Charta Oecumenica rivisitata, per citarne alcuni. Se ne può trarre una sorta di bilancio: «Abbiamo assistito a una grande vivacità di pensiero e di proposte attorno a un tema squisitamente teologico come quello del grande Concilio del 325 a Nicea. Non abbiamo fatto archeologia, ma ragionato su come il simbolo di unità frutto di quel consesso, il Credo, possa fornire nuova spinta al lavoro ecumenico».

 

Ecco un punto chiave. Sembra oggi che il dialogo fra religioni viva una fase particolare: molti incontri, molte prese di posizione sull’attualità, mentre certi nodi teologici appaiono accantonati. «Vi sono contrapposizioni che definirei trasversali alle nostre fedi e riguardano in buona parte temi etici. Da qui la lezione dei padri conciliari che, seduti tutti insieme, superano le differenze in nome dell’Unità, e l’importanza oggi del continuo lavoro di dialogo e ascolto che deve servire per smilitarizzare innanzitutto il linguaggio delle chiese. È necessario camminare gli uni verso gli altri, e non frapporre invece ostacoli e barriere. In un mondo sempre più articolato le chiese devono superare anch’esse vecchi schemi, uscire da logiche che potremmo definire ancora di pura evangelizzazione; devono sapere porsi in ascolto delle istanze e capire come calare la parola evangelica in ogni contesto».

 

La revisione della Charta Oecumenica va in questa direzione secondo Morandini: «Era un testo importante approvato 25 anni fa. Andava aggiornato alla luce dei grandi cambiamenti intercorsi nel frattempo. Nel 2001 la crisi migratoria era lontana dall’essere così centrale, la questione ambientale era agli albori, per fare soltanto due esempi. Era necessario dunque adattare la Charta e credo sia stato fatto un ottimo lavoro che dà vivacità e attualità a un testo che vuole calarsi nel mondo».

 

Ecco, il mondo con i suoi dolori entra con prepotenza nelle nostre quotidianità: «Sono sempre preoccupato che questo clima di guerra distragga il nostro sguardo dalla lotta contro le povertà e il degrado ambientale, i veri problemi di oggi. La contrapposizione fra prassi e teologia non è la via da percorrere, ma bisogna costruire insieme forme di azione profondamente impregnate di Vangelo e declinate in forme tali da poter stare nel mondo, in compagnia anche di chi nel Vangelo non si riconosce».

 

 

 

Foto di Albert Hillert