Di segni e di visioni. James Ensor
L’appuntamento con la rubrica di Riforma fra arte e spiritualità
Tra tutti gli artisti di cui potrei parlare su questa rubrica, James Ensor, uno dei primi “quasi-espressionisti” fiamminghi, potrebbe sembrare davvero l’ultimo da scegliere: non è certo un personaggio edificante. Come umano, le descrizioni più benevole lo dicono cupo e introverso. Delle altre taccio per carità di patria, editoriale intendo.
Dal punto di vista artistico Ensor – Ostenda, 1860 – nasce con il realismo alla Gustave Courbet, ma non manca di riferirsi ai grandi maestri del passato: Bosch e Pieter Bruegel il Vecchio – le cui opere, eccezionali per molti versi, di sicuro non sceglieremmo per decorare le pareti della scuola domenicale. Quando “matura”, si dichiara fervente ammiratore di Goya e di Turner, che definisce “amanti della luce e della violenza”. Certo, si lascia sfiorare dalla spiritualità dei suoi luoghi e del suo tempo – ma solo per prendersene gioco nella maniera più feroce possibile.
Una delle sue opere più note, L’ingresso di Cristo a Bruxelles, è una luminosa favola degna di Sin City: piena di smorfie, maschere grottesche, scheletri vestiti da borghesi arricchiti, religiosi dai ghigni ambigui, cartelli inneggianti come pannelli pubblicitari, senza nemmeno la magra consolazione di uno spazio per Gesù il Cristo. Che c’è, ma inghiottito dalla folla, salutato solo da una scritta laterale e sfalsata che dice «Viva Gesù re di Bruxelles» – come la sua divinità stesse solo nel rimanere isolato.
Eppure, ci è fratello, questo Ensor: nella sua non detta, disperata ricerca di senso; nella delusione di chi non ce la fa a credere e riesce a dire una preghiera solo nascondendola dentro una bestemmia. Perché lui è tutto ciò che avremmo potuto essere anche noi, se la Grazia non ci avesse raggiunto chiamandoci alla fede.
Così, lo salutiamo con il meno ensoriano dei suoi quadri: quello in cui la luce arriva anche a lui – ed è luce buona, salvifica, amorevole.
Mentre Gesù sgrida la tempesta, e cammina nel mondo anche per chi non lo capisce.
James Ensor compreso.