Chi è un Testimone di Giustizia?

«È un eretico in questa Italia malata di corruzione» dice Davide Mattiello, che ha appena dato alle stampe «Mi chiamo Marco e sono un testimone di giustizia» per Einaudi Ragazzi

 

«Marco è cresciuto in un paese siciliano dove la vita è difficile; molto presto, infatti, ha dovuto confrontarsi con la realtà della mafia e dell’omertà che le permette di fare ciò che vuole – si legge nella quarta di copertina del libro Mi chiamo Marco e sono un testimone di giustizia scritto da Davide Mattiello, presidente del Circolo Articolo 21 Piemonte –. Tanto più – si legge ancora –, ha dovuto scontrarsi con la criminalità organizzata in quanto suo padre non l’ha mai appoggiata né tollerata, mostrandosi come luminoso esempio per Marco e per tutta la sua famiglia, a costo di subire ritorsioni dai malavitosi».

 

Quando Marco, appassionato di motori, decide di aprire una sua concessionaria, mostrando una grande capacità imprenditoriale, ha inevitabilmente finito per attirare l’attenzione dei mafiosi locali, che hanno reso la sua vita impossibile tra minacce, intimidazioni ed estorsioni e dunque, «non potendo tollerare queste ingiustizie, Marco ha preso la coraggiosa decisione di denunciare i suoi persecutori; è diventato, così, un testimone di giustizia. E la sua vita è drasticamente cambiata: costretto ad abbandonare la sua terra, ora vive con la famiglia sotto un programma speciale di protezione, continuando a sostenere, con esemplare responsabilità, la decisione di non lasciar trionfare il male. Un libro di narrativa per ragazzi dai 12 anni. Una storia vera che parla di coraggio e senso di giustizia, di legalità e lotta alla mafia, di libertà e determinazione».

 

Ma chi è un Testimone di Giustizia (Tdg)?

 

«A questa domanda – rileva Mattiello – si possono dare almeno due risposte. Il TdG è una persona per bene che avendo subito un reato o avendo visto commettere un reato anziché stare zitto, per paura o convenienza, decide di denunciare facendo nomi e cognomi, diventando per tanto un testimone d’accusa in processo che concorre, spesso in maniera determinante, alla condanna del criminale. Il TdG, spesso, per sostenere questa denuncia si espone ad un rischio tale che lo Stato deve tutelarlo attraverso protocolli di sicurezza rigorosi che comprendono l’allontanamento dell’intero nucleo famigliare dalla località d’origine, la rinuncia a lavoro, affetti e relazioni, il cambio delle generalità.

 

«Ma alla domanda si può rispondere anche in un altro modo», prosegue Mattiello…

 

«Il TdG è un eretico in questa Italia malata di corruzione, clientelismo e conformismo amorale.

Il TdG è una persona che in un momento di grande tensione e preoccupazione per la propria vita sceglie di affidarsi allo Stato, alla legalità per trarne giustizia e protezione. Roba da matti! In una fase storica nella quale viene quotidianamente minato lo Stato di diritto, nella quale con arroganza e spudoratezza si riafferma che l’unico ordine possibile è quello imposto dalla volontà del più forte, il TdG preferisce l’ordine della legalità democratica, contro il prepotente per antonomasia, il mafioso».

 

La storia di Marco è una storia vera che contiene questa contraddizione. Marco si ribella alla mafia e si affida allo Stato, nonostante ne conosca i limiti. Marco non è un santo, non è un eroe senza macchia e senza paura…

 

«Marco è uno come tanti, uno come noi, ed è proprio per questo che la scelta di Marco diventa dirompente per tutti noi, perché Marco fa la cosa giusta, che è anche la cosa più difficile, senza la pretesa di diventare un simbolo, ma con l’urgenza di vivere con dignità, senza paura. Costi quello che costi».