Essere strumenti di consolazione

Un giorno una parola – commento a II Corinzi 1, 3

 

Un figlio onora suo padre e un servo il suo padrone; se dunque io sono padre, dov’è l’onore che mi è dovuto?

Malachia 1, 6

 

Benedetto sia Dio e il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione

II Corinzi 1, 3

 

Due temi sembrano presentarsi nel leggere la nostra lettera, temi subito elencati nei primi versetti: la sofferenza e la consolazione. C’è un dialogo tra l’apostolo Paolo e la comunità di Corinto in cui il messaggio ruota intorno ad un intreccio molto significativo: Dio ci consola perché possiamo consolare la comunità. La consolazione riguarda le sofferenze che sono in Cristo e questa consolazione coinvolge la comunità dei credenti perché è nell’essere credenti in Gesù Cristo che vi è sofferenza e consolazione.

 

Così ogni qualvolta ci avviciniamo al messaggio della lettera di Paolo emergono le situazioni precarie della vita della comunità. La vita cristiana è sempre più contrassegnata dalla sofferenza; possiamo pensare a due sofferenze: lo scontro tra fede cristiana e ebraismo, come lo scontro con la cultura pagana. Sofferenza nel dover ricevere sempre atti di esclusione dalla fraternità e sofferenza nel constatare che la fede cristiana è rifiutata perché ridotta a novelle umane.

 

Ecco, dunque, che il tema centrale è “consolazione”, cioè esigenza forte per continuare a testimoniare di Gesù Cristo Salvatore! Questa consolazione è il frutto della vicinanza dei credenti all’opera stessa del Signore. Infatti, più che buone parole di conforto Paolo presenta se stesso quale strumento della grazia di Dio per la consolazione: Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione (v. 4).

 

Amen.