
Un Ramadan di pace, senza pace
A Torino la fine del mese sacro è stata celebrata da oltre 30.000 persone radunate nel Parco Dora
«Rispetto reciproco, pluralismo, integrazione sono aspetti essenziali del nostro vivere quali cittadini di una Repubblica che riconosce e garantisce le libertà fondamentali, incluso il diritto di professare liberamente il proprio credo. Il contrasto di ogni forma di intolleranza, religiosa o di ogni altra natura, è fermo impegno del nostro Paese anche nel contesto internazionale per costruire un futuro di pace. Auguro a tutti i credenti di religione islamica presenti nel nostro Paese una serena e felice fine del mese di Ramadan», ricordava nel 2022 il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, nella sua lettera d’augurio per la fine del ramadan alle comunità musulmane. Quest’anno ha ricordato e aggiunto «In Medio Oriente assistiamo a violenze inaccettabili» e che serve oggi un impegno concreto contro ogni forma di estremismo.
Infatti, mentre ieri i musulmani celebravano la fine del Ramadan (Eid al-Fitr) con preghiere e raduni, a Gaza e in altre parti del mondo segnate da guerre e conflitti, i musulmani hanno avuto poco da festeggiare. Come ogni anno, però, perché la vita deve andare avanti malgrado tutto, l’Eid al-Fitr (la festa che segna la fine del mese lunare del Ramaḍān e quindi la fine del digiuno religioso) è stata accolta con gioia dai musulmani che hanno celebrato l’evento con preghiere e festeggiamenti con visite alla famiglia, riunioni e vestiti nuovi.
Anche a Torino, la fine del Ramadan è stata celebrata in modo straordinario, con una partecipazione di oltre 30.000 persone che si sono radunate nel Parco Dora per condividere questo simbolo di unione, di spiritualità e di cultura, in modo interreligioso. Erano presenti infatti anche rappresentanti delle chiese protestanti e cattoliche, e del plurale il mosaico di fedi che compone il nostro paese. La città di Torino si è dunque è trasformata in un grande palcoscenico di colori, di tradizioni e di sapori. Accanto alla comunità musulmana c’erano come accade ogni anno anche le istituzioni cittadine per testimoniare la propria vicinanza: il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e Valentino Castellani, uno dei suoi predecessori e ideatore del Comitato Interfedi della città, nato in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006.
«Torino è una città che si è costruita sulla capacità di includere […] – ha detto Lo Russo –. E questo, ha permesso a molte persone di trovare qui un’occasione di vita, di riscatto sociale. Sappiamo che ci sono situazioni complesse. Ma le religioni parlano di amore, non di odio. Parlano di pace, non di guerra. Parlano di confronto e di incontro, non di scontro».
Torino, ha tra l’altro firmato un Patto di Condivisione, in vigore sino al 2026, tra la Città e i rappresentanti di 21 realtà islamiche cittadine. Data scelta per la firma il 15 marzo, ossia la prima Giornata mondiale dell’Onu contro l’islamofobia. A Torino vi sono più di 40mila musulmani e i centri islamici attivi nella città svolgono un ruolo fondamentale di presidio del territorio, un punto di riferimento per i cittadini, spirituale e sociale.