Forum del II Distretto: le chiese collaborano davvero?

 

A Bologna l’incontro delle chiese metodiste e valdesi del Nord Italia e della Svizzera

La chiesa metodista di Bologna ha ospitato sabato 29 marzo il Forum del II Distretto sul tema «Chiese che collaborano». Un titolo che, secondo il pastore Ollearo, avrebbe forse meritato un punto interrogativo: le chiese collaborano davvero? E, se sì, in che modo?

 

L’incontro si è aperto con una meditazione del fratello Pierangelo Gatti su Romani 15. Il passo biblico ci ricorda che già nella prima chiesa esistevano tensioni di convivenza e convivialità. Paolo esorta alla pazienza, all’accoglienza e alla collaborazione, ricordando che l’ospitalità non è un comandamento, ma un dono. Oggi, in un tempo di profondi cambiamenti, queste parole risultano più attuali che mai.

Il presidente della Comm.ne esecutiva distrettuale, pastore Ollearo, ha sottolineato nell’introduzione come la diminuzione delle forze pastorali e il crescente impegno richiesto ai membri attivi, che però non aumentano di numero, esponga al rischio di un “burnout ecclesiastico”. Non si tratta di evitare il cambiamento, ma di governarlo, resistendo alla tentazione di chiudersi in una presunta autosufficienza parrocchiale.

 

Dopo alcuni problemi tecnici, si è entrati nel cuore del tema con la relazione della pastora Elisabetta Ribet, che ha dato una prospettiva storica: la nostra chiesa ha attraversato crisi e trasformazioni, ma ha sempre saputo evolversi. Tuttavia, viviamo in un’epoca di grande fluidità, in cui i confini tra tempo di vita e tempo di lavoro si sfaldano, influenzando anche il volontariato, pilastro della nostra chiesa. «Anche il modo di comunicare sta cambiando – ha sottolineato Ribet –, oggi ci affidiamo a messaggi rapidi e diretti, ma a volte perdiamo la profondità della riflessione». Il linguaggio è sempre più adattato agli standard di Instagram e i testi lunghi faticano a richiamare attenzione.

 

I partecipanti si sono divisi in gruppi per approfondire quattro parole chiave: discernere, condividere, comunicare, formare. Uno dei temi più discussi è stato il fare rete. In un contesto di risorse limitate (negli ultimi vent’anni la chiesa ha perso un quarto dei suoi membri), la collaborazione non è solo una necessità, ma anche un’opportunità per condividere esperienze e rafforzare i legami tra le comunità.

 

La comunicazione è emersa come una sfida cruciale: nelle città, dove le comunità sono frammentate, diventa essenziale sviluppare strumenti efficaci per mantenere vivi i contatti e trasmettere speranza. La formazione è stata identificata come strategica: va resa più organica e coordinata tra i vari livelli della Chiesa (Circuiti, Distretti, comunità locale e nazionale) e non deve limitarsi ai pastori e ai diaconi, ma coinvolgere tutti i membri, con particolare attenzione alla formazione sull’ecclesiologia, spesso trascurata nelle comunità. Infine, è emersa l’urgenza di una “riforma amministrativa” per garantire sostenibilità economica ed efficienza organizzativa.

 

Un incontro denso di idee e stimoli. Il Forum non aveva l’obiettivo di trovare risposte definitive o indicare soluzioni, ma di aprire un dibattito. Ora la palla passa alla Commissione esecutiva, che raccoglierà ulteriori contributi entro aprile e presenterà un documento finale entro il 15 maggio. Un passo concreto, si spera, verso una chiesa più connessa, dinamica e pronta ad affrontare le sfide del nostro tempo.