Résister. Votare libera

L’appuntamento di febbraio con la nuova rubrica di Riforma, dedicata alle donne che resistono

Sono ottanta anni che le donne in Italia possono votare – ed essere elette a cariche di governo, il che non è meno significativo. Il 1° febbraio del 1945 un decreto legislativo approva il suffragio femminile mettendo fine, almeno sulla carta, alla discriminazione civile e politica delle donne. Una conquista arrivata dopo decenni di rivendicazioni femministe, una lotta portata avanti con determinazione contro i soprusi di un potere maschile arrogante, irrobustito da vent’anni di fascismo, che stabiliva per legge l’inferiorità delle donne. Un anno dopo, in primavera, si tengono le prime elezioni per le comunali e le donne partecipano in massa, quasi il 90 per cento: vengono elette le prime sei sindache d’Italia, e due solo in Sardegna.

 

Ottanta anni: sembra tanto, è appena ieri. Mia madre non aveva nemmeno sei mesi e il mondo per lei era già radicalmente diverso rispetto a quello che aveva conosciuto sua madre, mia nonna, che a trent’anni per la prima volta entrava in una cabina elettorale.

 

Che cosa ha significato il diritto al voto per le donne lo dicono i volti sorridenti nelle foto d’epoca al referendum del 2 giugno 1946 per scegliere fra monarchia e repubblica: anziane vestite di nero che a malapena arrivano all’urna, suore, madri con i figli in braccio, borghesi e contadine; sono tantissime in fila al seggio, con in mano le schede «come biglietti d’amore», come dice la protagonista del film di Paola Cortellesi C’è ancora domani. La citazione è della giornalista antifascista e femminista Anna Garofalo, che nella sua trasmissione radiofonica iniziata nel 1944 (poi chiusa negli anni ’50 dalla censura democristiana) diffonde la voce delle donne e il loro desiderio di emancipazione: «Lunghissima attesa davanti ai seggi. Abbiamo tutte nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore».

 

Quell’emozione duramente conquistata salutava la libertà di partecipare e non va mai data per scontata, ora meno che mai.

 

«Prigione femminile dal 1730, la Torre di Costanza in Francia ospitò 88 donne colpevoli di non voler abbandonare la fede protestante. Marie Durand, incarcerata nella Torre per 38 anni, incise o fece incidere la parola résister, resistere».