L’uomo che rubava il Colosseo

Rubrica «Finestra aperta», a cura del pastore Massimo Aprile, andata in onda domenica 18 settembre durante il «Culto evangelico», la trasmissione di Radiouno a cura della Fcei

Ricordo la storia di Gianni Rodari, dell’uomo che rubava il Colosseo. Egli prima prendeva un sasso, poi staccava una piccola pietra dal muro e pian piano, pensava, un giorno sarebbe riuscito a portarselo via per intero.

La storia fa sorridere ma neanche tanto, perché è evidente che, come scrive Michele Serra in una delle sue ultime riflessioni, un chewing-gum buttato a terra da una persona non è un grosso problema, ma un milione di gomme da masticare appiccicate sulla scalinata di Trinità dei Monti la deturpano gravemente. Bisognerebbe far capire che incidere un cuoricino con il nome proprio e della propria fidanzatina su un antico muro romano non è un gesto di amore romantico, ma un’aggressione, che, moltiplicata per migliaia di casi, diventa insostenibile.

 Se non vogliamo che il Colosseo, in futuro, finisca sotto una teca di plexiglass, bisogna che impariamo a interiorizzare le regole fondamentali di un turismo responsabile.

 Una pubblicità progresso ministeriale dice: «La bellezza ci salverà. Salviamo la bellezza». Si tratta di un invito a diventare custodi della bellezza. L’Italia ha nei paesaggi naturali e nelle opere artistiche, architettoniche e monumentali la sua principale risorsa. Da questo patrimonio possono venire maggiori vantaggi economici per il Paese, ma anche benefici spirituali per tutti coloro che, educati all’arte, si aprono alla varietà dei messaggi di umanità che questa veicola.

 Tutti noi siamo stati e siamo visitatori di luoghi ricchi di storia o di bellezze naturali e ogni volta che siamo davanti a un paesaggio mozzafiato o al cospetto di una bellissima scultura o a un dipinto d’autore, nutriamo un sentimento di gratitudine profonda per la vita, e, da credenti, anche per Dio stesso.

 Dio, dice la Bibbia, in Genesi, mise l’essere umano nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse.  Credo che oggi dobbiamo assumerci non solo la responsabilità della tutela del paesaggio, come suggerisce la nostra Costituzione all’articolo 9, ma anche del rispetto degli equilibri ambientali e di ogni espressione artistica che ci ha raggiunto attraverso i secoli e che noi siamo chiamati a preservare per le future generazioni. La custodia del creato non è solo difesa di ciò che ha creato Dio, ma anche di tutto quello che Dio ha creato tramite la creatività umana.

Proviamo dunque a riscrivere alla rovescia la storia di Rodari da cui siamo partiti. Impegniamoci a contribuire al bene comune e alla custodia della bellezza, con  un gesto, con un dono, e vigiliamo perché l’incuria non diventi  sistemica.

Non arriveremo forse a dire che la bellezza ci salverà, ma affermeremo che crediamo in un Salvatore che ci aiuta e riconoscere e a custodire la bellezza della quale ci ha circondato e di cui ci chiede di apprezzarne il valore.

Foto P. Romeocolo