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	<title>vocazione - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Apr 2026 08:24:51 +0000</lastBuildDate>
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	<title>vocazione - Riforma.it</title>
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		<title>Adattarsi alla vocazione che ci viene rivolta</title>
		<link>https://riforma.it/2026/04/24/adattarsi-alla-vocazione-che-ci-viene-rivolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gregorio Plescan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 07:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[discepolato]]></category>
		<category><![CDATA[Regno di Dio]]></category>
		<category><![CDATA[vocazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a Luca 9, 62 &#160; &#160; Dissodatevi un campo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un giorno una parola – commento a Luca 9, 62</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Dissodatevi un campo nuovo, e non seminate tra le spine!</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Geremia 4, 3</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Gesù disse: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio»</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Luca 9, 62</strong></em></p>
</blockquote>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


<iframe src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=71608624&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true" width="100%" height="350px" frameborder="0"></iframe>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gesù viveva in un mondo contadino: duro lavoro manuale e provvisorietà rispetto ai risultati. Luca 9, 62 si concentra sulle&nbsp;fasi&nbsp;di un’agricoltura non meccanizzata: gli aratri erano oggetti di legno con una punta metallica, che andava spinta con forza e costanza nella terra già lavorata in precedenza – mentre i buoi tiravano il tutto.&nbsp;Questo impegno richiedeva concentrazione e forza fisica: se il solco non&nbsp;riusciva&nbsp;dritto e profondo,&nbsp;la semenza&nbsp;non avrebbe attecchito o sarebbe stata mangiata&nbsp;dagli uccelli:&nbsp;un campo mal preparato metteva a&nbsp;repentaglio il&nbsp;raccolto futuro.&nbsp;Per tracciare un solco dritto, l’aratore doveva fissare un punto davanti a sé (una pietra o un albero lontano). Se si voltava a guardare indietro, anche solo per un istante, il peso del corpo si spostava, la punta dell’aratro deviava e il solco diventava tortuoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gesù usa questa metafora per parlare della vocazione al discepolato. Parole nette e – diciamocelo – abbastanza lontane dalla nostra capacità di viverle coerentemente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l’Evangelo non vuole solo evidenziare i nostri limiti, piuttosto aiutarci ad affrontarli, anche offrendoci stimolanti spunti di riflessione: l’immagine dell’aratro fa riflettere sul tema della coerenza nel muoversi verso un punto – il Regno di Dio – cercando di essere il più possibile adatti alla vocazione che ci viene rivolta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c’è anche un’altra sfumatura importante: l’aratore lavora un terreno già preparato, si inserisce in un cammino già iniziato, e la sua fatica porterà alla semina e al raccolto. È una bella immagine per quella che il credo definisce “la comunione dei santi”: noi siamo venuti e venute dopo qualcuno (chi ci ha trasmesso la fede, la famiglia, le monitrici, pastori e pastore) e altri e altre verranno dopo di noi. Gesù ci chiama ad entrare in questa compagnia, lavorando con cura, passione e fermezza nella testimonianza.&nbsp;Amen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/04/24/adattarsi-alla-vocazione-che-ci-viene-rivolta/">Adattarsi alla vocazione che ci viene rivolta</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno spazio di vocazione definito</title>
		<link>https://riforma.it/2026/04/23/uno-spazio-di-vocazione-definito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gregorio Plescan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 07:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[cielo]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Terra]]></category>
		<category><![CDATA[vocazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a Salmo 115, 16 &#160; &#160; I cieli sono...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading"><strong>Un giorno una parola – commento a Salmo 115, 16</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>I cieli sono del Signore, ma la terra l’ha data agli uomini</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Salmo 115, 16</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Efesini 3, 14-15</strong></em></p>
</blockquote>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


<iframe src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=71584914&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true" width="100%" height="350px" frameborder="0"></iframe>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenere che&nbsp;“Dio è in cielo” non&nbsp;significa&nbsp;proporre&nbsp;una&nbsp;geografia metafisica, ma&nbsp;una&nbsp;teologia profonda&nbsp;e&nbsp;“sperimentabile”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ci mettiamo nell’orizzonte di chi pensa che esista “qualcosa” oltre all’universo sensibile,&nbsp;immaginare&nbsp;Dio&nbsp;nei cieli significa affermare che Egli/Ella non può essere imprigionato nel mondo che vediamo e tocchiamo.&nbsp;Dio si trova&nbsp;in una dimensione dove vale una logica diversa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Collocarlo “in cielo” significa&nbsp;riconoscere la sua libertà radicale:&nbsp;noi siamo legati alla terra, al corpo, al tempo, Dio esiste al di là di queste limitazioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche una dichiarazione polemica rispetto ai modi di pensare la divinità: collocare Dio oltre all’orizzonte umano implica rifiutare gli idoli, prevedibili, controllabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La condizione umana è opposta: siamo storici nel senso più limitante del termine; siamo terrestri nel senso più drammatico (pensiamo alla Genesi).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affermare che Dio abita in cielo significa accettare di non essere il centro dell’universo, di essere liberati dal delirio di onnipotenza che ci vorrebbe risolutori di ogni problema. La scoperta dell’umiltà ci porta alla responsabilità attiva. La Bibbia presenta Dio irraggiungibile ma non disinteressato, e il fatto che “ci abbia dato la terra” ne è il segno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La terra è il luogo che ci compete, lo spazio da accudire (e non da sfruttare), perché produce beni materiali e immateriali; perché è l’emblema della fiducia che Dio ripone su di noi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dono della terra è anche un antidoto all’idolatria perché Dio la “dissacra”: Egli/Ella è in cielo, non nella natura, nelle relazioni, nei meccanismi di potere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se Dio abita nel cielo, noi possiamo abitare pienamente la terra; se Dio è oltre ai nostri vincoli culturali, noi possiamo guardare alle culture che cercano di circoscriverlo con rispetto ma anche sano scetticismo – perché anche noi siamo nel mondo, anche i nostri modi di dire Dio patiscono dei medesimi vincoli altrui. Dio ci dà la terra per custodirla, ci offre uno spazio di vocazione definito. Amen.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/04/23/uno-spazio-di-vocazione-definito/">Uno spazio di vocazione definito</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’identità cristiana è definita dalla vocazione</title>
		<link>https://riforma.it/2025/09/30/lidentita-cristiana-e-definita-dalla-vocazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gregorio Plescan]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 07:15:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[vocazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a I Pietro 5, 10 &#160; &#160; I primi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un giorno una parola – commento a I Pietro 5, 10</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Ergiti in nostro aiuto, liberaci nella tua bontà</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Salmo 44, 26</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Or il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà stabilmente</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>I Pietro 5, 10</strong></em></p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


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<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I primi cristiani vivevano momenti di difficoltà. Quando la I&nbsp;lettera di Pietro è stata scritta le persecuzioni organizzate non erano ancora iniziate, certo, probabilmente i credenti erano sottoposti solamente a discriminazioni, abbassamento di status civile, rifiuto da parte di famiglie e corporazioni, perché accusati di ateismo (in quanto rifiutavano gli dèi), di immoralità (malintesi sul quel che accadeva durante i pasti comunitari, forse anche sul significato dell’<em>amore fraterno</em>), e di disobbedienza pubblica (non partecipavano ai sacrifici pubblici). Non ancora eventi eccessivamente drammatici, ma comunque preoccupanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, la I lettera di Pietro propone una visione interessante.&nbsp; Prima di tutto ha un approccio positivo: siamo nel dolore, ma Dio è&nbsp;<em>“il Dio di ogni grazia”.</em> Queste parole annunciano che l’identità cristiana non è definita dalla sofferenza, ma dalla vocazione: Dio ci ha chiamati/e.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prospettiva della sofferenza non è definitiva, mentre lo è la gloria.&nbsp;Certo, la sofferenza esiste, è tangibile, ma per così dire, “arginata”: i credenti soffrono, ma “per breve tempo”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La durata temporale non annulla la realtà delle difficoltà, ma le inquadra in uno schema generale: la dà senso. Di più: questo significato non viene dal sentimento, da una svolta nella grande storia, da qualche evento prodigioso: è Dio stesso che “vi perfezionerà, vi renderà fermi, vi fortificherà”. Tre verbi che indicano un cammino: <em>perfezionerà</em>, cioè rimetterà in ordine ciò che la prova ha spezzato; <em>renderà fermi</em>, cioè renderà nuovamente stabili; <em>fortificherà</em>, cioè darà l’energia spirituale. L’esperienza del dolore non lascerà i e le credenti più deboli, ma sarà lo strumento con cui Dio li e le renderà più consapevoli. Amen.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/09/30/lidentita-cristiana-e-definita-dalla-vocazione/">L’identità cristiana è definita dalla vocazione</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La nostra vocazione alla santità</title>
		<link>https://riforma.it/2025/07/10/la-nostra-vocazione-alla-santita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jonathan Terino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 07:06:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[culto]]></category>
		<category><![CDATA[santità]]></category>
		<category><![CDATA[vocazione]]></category>
		<category><![CDATA[volontà di Dio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a&#160;Levitico 22, 31 &#160; &#160; La volontà di Dio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un giorno una parola – commento a&nbsp;Levitico 22, 31</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Osserverete dunque i miei comandamenti e li metterete in pratica. Io sono il Signore</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Levitico 22, 31</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Giovanni 14, 23</strong></em></p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


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<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La volontà di Dio nei confronti del suo popolo Israele si esprime in una molteplicità di richieste concrete, dalla realtà cultuale del rito a quella culturale delle relazioni. Nel Libro del Levitico l’essenza del culto all’unico Dio si svolge nel rispetto di tutte le regole e disposizioni che a noi, occidentali e moderni, paiono spesso lontanissime se non assurde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, la vocazione comune rivolta a tutto Israele – laici e sacerdoti – è quella di rispecchiare il Signore essendo santi in ogni ambito della vita. Fine ultimo delle leggi e dei precetti è che il Nome impronunciabile di Dio – che noi invochiamo come Signore e che sappiamo esserci Padre e Madre – sia santificato in tutte le sfere della convivenza umana: nei rapporti sociali, famigliari, ambientali, nella dimensione cultuale, economica e giuridica. Dio ha a cuore l’ordinamento sociale, l’armonia delle relazioni internazionali, il rispetto dell’ambiente, la giustizia nei rapporti di lavoro e la solidarietà nei confronti delle persone emarginate o straniere, di tutte le fasce deboli. Il culto all’unico Dio, che ha liberato il popolo dall’idolatria e dalla conseguente schiavitù, non può prescindere dall’amore per il prossimo e dal rispetto per il creato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa buona volontà di Dio si estende anche al modo in cui oggi i cristiani si avvicinano al culto. La vita privata, familiare, sociale e lavorativa dovrebbe riflettere un impegno alla santità, non un’ansia identitaria, nello sforzo di evitare il peccato e l’impurità sia nelle azioni che nei pensieri, sia sul piano individuale che sociale e politico. Solo una vita santa onora Dio e rende il nostro culto appropriato. Nel proclamare: “Io sono il SIGNORE; io vi santifico”, Dio stabilisce l’autorità morale di chi ha dato l’ordine di essere santi, e al contempo promette che non lascerà fallire la nostra vocazione alla santità. Un impegno inviolabile ad essere all’opera in mezzo a noi, perché solo nel costituire il suo popolo, sarà santificato il suo Nome sulla terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/07/10/la-nostra-vocazione-alla-santita/">La nostra vocazione alla santità</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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