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	<title>Rai - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
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	<title>Rai - Riforma.it</title>
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		<title>Come un’onda</title>
		<link>https://riforma.it/2026/02/04/come-unonda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gian Mario Gillio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 10:03:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cecilia brighi]]></category>
		<category><![CDATA[come un'onda]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Come un’onda, contro la violenza sulle donne» è il titolo della Campagna di sensibilizzazione promossa...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">«Come un’onda, contro la violenza sulle donne» è il titolo della Campagna di sensibilizzazione promossa da Radio1-Giornale Radio Rai e Gr Parlamento e partita ieri da Torino</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Come un’onda, contro la violenza sulle donne» è il titolo della Campagna di sensibilizzazione promossa da <em>Radio1-Giornale Radio Rai</em> e <em>Gr Parlamento</em> partita ieri da Torino con una nuova edizione. Collegamenti in diretta dalla Cavallerizza &#8211; Aula Magna dell’Università dalla Birmania e dall’Iran avevano l’obiettivo di allargare il dibattito sul tema della violenza sulle donne per far sì che tutti i giorni dell’anno posano diventare un giorno nuovo di riflessione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una missione che <strong>Giulia Scalone</strong> porta avanti senza sosta, come ha fatto ieri, trovando la forza di raccontare la storia della sorella Loredana, uccisa a coltellate dall’ex nel 2020.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri erano quattrocento gli studenti presenti. Ed erano collegate online una decina di scuole da tutta Italia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le giovani ragazze e i giovani ragazzi hanno interagito durante l’incontro, anche grazie alle molteplici sollecitazioni e alla sapiente conduzione della giornalista Rai <strong>Elena Paba</strong>, ideatrice e coordinatrice della Campagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire i lavori <strong>Cristina Prandi</strong>, Rettrice dell’Università di Torino – prima donna a ricoprire questo incarico nella storia dell’Ateneo – e <strong>Stefano Mensurati</strong>, condirettore di Rai Radio1 e Gr Parlamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Collegamenti con diverse parti del mondo hanno mostrato quanto la violenza contro le donne attraversi paesi e continenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si è parlato dell’Iran e poi della Birmania con <strong>Cecilia Brighi</strong>, e di donne e di mafia con <strong>don Luigi Ciotti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, spazio a uno spettacolo interattivo e a un monologo coinvolgente &#8211; tra gli ospiti anche <strong>Laura Formenti</strong>, attrice e stand-up comedian. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Riforma – Eco delle valli valdesi</em> ha intervistato Cecilia Brighi, saggista e segretaria generale di Italia-Birmania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brighi da trent’anni è impegnata nell’attività sindacale internazionale per la quale ha gestito i rapporti con le istituzioni internazionali, in particolar modo con i Paesi asiatici. Tra i suoi libri citiamo appena: <em>Il pavone e il generale. Birmania dalla dittatura alla rinascita</em>;<em>Le sfide di Aung San Suu Kyi per la nuova Birmania</em>; <em>L&#8217;imperatore e l&#8217;elettricista: il sogno di Dongfang, Tienanmen e i giorni del coraggio.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Cecilia Brighi, un’“Onda” è arrivata a Torino per contrastare la violenza contro le donne raggiungendo le nuove generazioni. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«È importante allargare lo sguardo. È importante che i giovani, i ragazzi, soprattutto le ragazze, capiscano che la violenza sulle donne non è un fenomeno solo italiano. Dal momento che la violenza è uno strumento di potere, di strapotere, questa violenza viene inflitta alle donne da molte dittature presenti nel mondo: come strumento coercitivo, dunque di controllo, ma anche per schiacciare, mortificare e terrorizzare la popolazione femminile. Era dunque importante e necessario creare un <em>fil rouge</em> con le tante lotte per la democrazia, la giustizia, la libertà di genere portate avanti ad esempio in Birmania e in Iran, dove le donne sono sempre in prima fila. Dove molte giovani ragazze si sono organizzate e combattono &#8211; in modo non violento &#8211;  per portare avanti con resilienza una resistenza democratica contro le dittature e contro ogni logica patriarcale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cina, Russia, Bielorussia, Iran, Corea del Nord, per citare alcuni esempi, hanno creato un’alleanza malefica contro la democrazia, attuando molte restrizioni agli spazi democratici. I conflitti e le prevaricazioni – abbiamo ascoltato nell’intervento di Ciotti come opera la mafia in Italia contro le donne – amplificano queste violenze».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non era scontata la partecipazione dei giovani, che hanno interagito con domande, mettendoci il corpo, e dialogato su temi difficili: il bullismo, le violenze domestiche, i dissidi tra amici e compagni… </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Una partecipazione così viva e dinamica non me la sarei aspettata. Anche i più piccoli di dieci anni hanno alzato la mano, chiesto la parola, espresso le loro opinioni sulla violenza contro le donne, Fatto domande sulle discriminazioni raccontando come loro stessi si pongono oggi nei confronti delle coetanee. È stato un esercizio importantissimo di riflessione e di partecipazione<em>».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La Rai ha promosso l’iniziativa… </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«La Rai in quanto servizio pubblico deve promuovere il cambiamento culturale e non cristallizzarsi in modelli culturali vecchi, fossilizzarsi su stereotipi passati. Bene, dunque, che vi siano iniziative di questo tipo. Promosse dalla radio e dalla televisione. Quest&#8217;operazione, che dura da due anni, è un esempio di servizio pubblico e dev’essere diffusa e promossa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In passato sempre la Rai – con Simona Sala – aveva&nbsp;&nbsp; lanciato «No women no panel», per porre l’attenzione sui convegni di soli uomini. Una costante in Italia. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mi viene da sorridere, perché malgrado tutti gli sforzi fatti, poco è cambiato. Questa preponderanza maschile continua a ossessionarmi. La definisco inquinamento visivo. Quando vedo queste conferenze stampa o convegni, talk show in cui ci sono solo uomini, professori, politici, una pletora maschile che disquisisce tra loro, capisco che il mondo italiano, non solo, anche quello internazionale, è inquinato. Mi chiedo ogni volta: non esistono esperte di economia, di politica, di scienze? &nbsp;Il più delle volte sono le amicizie a vincere, amicizie che, tristemente, a mio umile avviso, si autolegittimano».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La Campagna era nata in un mondo diverso da quello di oggi, che vive condizioni peggiori e dove purtroppo la prepotenza, l’arroganza, la violenza hanno tolto  la scena al buon senso all’educazione, alla cultura, alla democrazia…</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosiddetta coalizione “<em>like-minded group</em>” &#8211; ossia di coloro che la pensano allo stesso modo – nata tra paesi autocratici sta prendendo il controllo delle istituzioni internazionali come il Consiglio di Sicurezza, che oggi non può approvare nessuna mossa seria per il blocco della Cina e della Russia o il Consiglio per i Diritti Umani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <em>leadership</em> delle varie istituzioni internazionali sono ormai condizionate dal nuovo ordine mondiale. Cosa significa? Che queste non funzionino più. Dall’arrivo di Trump in poi, ma non solo di Trump, è stato messo in discussione il loro ruolo, la loro stessa esistenza. Basti pensare al tema del lavoro, a tutti i programmi che toccano i diritti e le questioni di genere. Sono stati tagliati i fondi per progetti importanti a tutela delle donne, di <em>empowerment </em>delle donne. Messi all&#8217;angolo sono il pluralismo e la democrazia. Altrettanto evidente è il tentativo di promuovere immagini nuove come quella dell&#8217;uomo bianco economicamente forte. Viviamo una involuzione globale che deve spingerci a riflettere su come recuperare i sani valori del passato e a ripristinare le regole di equità e giustizia internazionali che hanno traghettato l&#8217;Europa e il mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale. La questione dei diritti umani e delle libertà democratiche dev’essere e rimanere, non &#8220;una&#8221;, ma &#8220;la&#8221; questione dirimente per l’Italia e l’Europa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>


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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



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			</item>
		<item>
		<title>Fede e società in cinquant’anni di «Protestantesimo»</title>
		<link>https://riforma.it/2025/01/08/fede-e-societa-in-cinquantanni-di-protestantesimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Corsani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 08:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Comba]]></category>
		<category><![CDATA[marco davite]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro curato da Marco Davite per la Fcei ripercorre nascita e tappe della trasmissione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 14">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h5>Il libro curato da Marco Davite per la Fcei ripercorre nascita e tappe della trasmissione televisiva</h5>
</div>
</div>
<p> </p>
<p class="p1">L’8 gennaio 2023 una puntata di <strong><i>Protestantesimo</i></strong> era stata dedicata ai 50 anni della rubrica e nel corso del Convegno della Società di Studi valdesi, a settembre, una serata in Aula sinodale a cura di Paolo Naso aveva proposto estratti da alcune delle puntate più significative. Poi c’è stata l’Assise della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), nell’ottobre scorso: in una serata dedicata all’argomento è stato presentato il libro di cui qui parliamo*.</p>
<p> </p>
<p class="p1">La rubrica quindicinale era andata in onda per la prima volta nel gennaio del 1973 su Rai2 in un anomalo orario intorno alle 18. Da allora <i>Protestantesimo</i> ha subito più variazioni di collocazione oraria e si è accasata a Rai3, nell’area culturale invece che fra le trasmissioni a carattere religioso. Un passaggio in chiaroscuro. Quando si parla di informazione religiosa, in Italia, abbiamo ancora oggi la percezione che ne esistano due grandi accezioni: l’informazione sulla chiesa di maggioranza, da un lato; e poi tutti gli altri, <i>a latere</i>. Ma anche il carattere “culturale” non rende ben conto di che cosa sia una fede religiosa: grande è il rischio di adattarci a una visione storica, di mera rievocazione, ancorché a livelli scientifici di eccellenza, oppure etnografica. Il libro invece racconta proprio i molti terreni su cui si mosse questa scommessa, al tempo stesso risultato e occasione di una nuova consapevolezza del proprio esistere: la prima puntata che ricordo di avere visto all’età di 11 anni, nel 1973, consisteva nella narrazione di un culto alla chiesa metodista di Savona. Credenti in ascolto e in preghiera in un locale di culto: perché non dirlo al Paese?</p>
<p> </p>
<p class="p1">Marco Davite, narrando egli stesso, ma anche riunendo scritti diversi (cronologie, interviste, schede biografiche, interventi dei protagonisti: autori, registi, conduttori, caporedattori, da Aldo Comba a Giovanni Ribet, Renato Maiocchi, Gianna Urizio, Paolo Naso) ci propone i vari aspetti di questa avventura: innanzitutto quello uno normativo-istituzionale, e quindi anche politico. Ci furono allora circostanze che permisero questo passo, impossibile in altri momenti: ma la costruzione del rapporto fra RAI e Fcei non era scontata, tanto che la tesi di laurea in Giurisprudenza di Renato Maiocchi ha proprio il titolo <i>Il servizio pubblico radiotelevisivo e gli evangelici</i>.</p>
<p> </p>
<p class="p1"><b>Poi c’è l’eterna questione delle tematiche:</b> devono essere pensate come rivolte verso l’esterno, o devono mantenere una loro validità anche all’interno delle chiese evangeliche? Un elemento di splendida inattualità balza agli occhi, ed è riportato graficamente nelle pagine finali: nessuno penserebbe, oggi, di riportare sulla prima pagina del giornale delle chiese evangeliche (all’epoca <i>La luce</i>) il testo integrale di un intervento pronunciato nel corso di una trasmissione tv. Avvenne con quello di Paolo Ricca, pastore a Torino, centrale nella prima puntata, pubblicato con il titolo «Al servizio della Parola di Dio». Tema fondativo, anche oggi, per una minoranza religiosa che può dire molto al Paese, ma che al tempo stesso non si stanca di ripetere a sé stessa i motivi del proprio esistere. <i>Ecclesia semper reformanda </i>significa anche questo. Anche perché la voce delle chiese evangeliche che emerge da <i>Protestantesimo</i> non è una voce unica, ma corale, e lo è perché le persone che vi hanno lavorato hanno continuamente rimesso in discussione le linee operative, come ha ben illustrato Gianna Urizio proprio all’Assise: «l’équipe che ha realizzato la rubrica, via via cambiata nel tempo, si è continuamente ri-progettata, lavorando sempre in gruppo, come all’inizio (c’era una redazione ma c’era anche un comitato che univa le risorse di professionisti della comunicazione e anche evangelici impegnati nelle chiese e anche nella società)».</p>
<p> </p>
<p class="p1">Proprio questa esigenza di aggiornamento continuo scaturisce dalle pagine del libro, perché «la televisione non sta ferma, cambia nei linguaggi, nelle tematiche, ma anche nella ricerca di nuovi <i>format</i>, e dipende anche dall’evoluzione della tecnologia, fattasi quanto mai rapida in questi almeno ultimi 20 anni». A livello tematico, invece, la trasmissione si caratterizza per un «intreccio tra fede e società che è diventato via via più esplicito. Non ci siamo chiusi nel nostro confessionalismo, nelle nostre chiese, nelle nostre tradizioni ma, per esempio, la storia di una pastora diventava anche la storia di un paese d’Abruzzo e l’interazione tra fede protestante e i problemi che si manifestavano in quegli anni come l’immigrazione… Da una corale poteva emergere il problema operaio in una valle… Un percorso che negli anni direi è<span class="Apple-converted-space">  </span>stato sempre più elaborato ed è diventato sempre più esplicito:<b> </b>essere testimoni di Gesù Cristo nella società in cui si vive», estendendo il proprio raggio d’azione al protestantesimo mondiale, nella direzione che – ricorda P. Naso – Giorgio Spini individuava come «capacità della Riforma protestante e delle sue idee di incidere nella costruzione di nazioni indipendenti dall’impero e nella propagazione di una nuova cultura teologica centrata sulla Bibbia e i valori della libertà e della responsabilità».</p>
<p> </p>
<p class="p1">* M. Davite, (a c. di), <i>Dalla pellicola al digitale. Cinquant’anni di presenza evangelica nel servizio pubblico radiotelevisivo</i>. Roma, Fcei, 2024, pp. 180, s.i.p.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Africa contesa</title>
		<link>https://riforma.it/2024/09/26/africa-contesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gian Mario Gillio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 06:51:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[enzo nucci]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Enzo Nucci, storico corrispondente Rai &#160; Una “Africa contesa” (ed. Infinito), come recita...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Intervista a Enzo Nucci, storico corrispondente Rai</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una “<a href="https://www.infinitoedizioni.it/prodotto/africa-contesa/">Africa contesa</a>” (ed. Infinito), come recita il titolo dell’ultimo libro del giornalista e saggista <strong>Vincenzo Nucci</strong>, voce nota agli ascoltatori della RAI. Nucci è stato infatti inviato per l’Africa; dal 2006 al 2022 ha diretto l’ufficio di corrispondenza della Rai per l’Africa subsahariana. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Buongiorno, Vincenzo Nucci. Al Festival delle Migrazioni di Torino lei è intervenuto, insieme a <strong>Berthin Nzonza</strong> e <strong>Paola Barretta</strong>, su “Africa: equilibri e disequilibri”. Recente è anche il suo <a href="https://riforma.it/2024/09/18/un-faro-da-accendere-sullafrica/">editoriale</a> su “Riforma – Eco delle Valli valdesi”, il settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdesi, nel quale lei ricorda i versi di “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Zq_mRuasokE">Figli di Annibale</a>”, un potente brano musicale interpretato da <strong>Raiz</strong>degli Almamegretta nel lontano 1993. Perché ha scelto questo brano per il suo editoriale?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp;</em>«Nelle parole di Raiz era già tutto chiaro: Annibale, ricorda il cantante nel testo musicale, venne in Italia con gli elefanti e dove per quindici o vent’anni la fece da padrone. Quindi, nelle nostre vene scorre anche un po’di sangue africano. Un dato che dimentichiamo spesso; come tendiamo a dimenticare la storia. Quello con l’Africa è dunque un legame che parte da lontano, che ci lega sempre di più con il Continente africano, per vari motivi».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L’Africa, che nel suo libro diviene nel titolo “L’Africa contesa”, ha il mondo intero nella sua “sala d’attesa”, per riprendere un’immagine da lei riportata. Si parla infatti di una nuova corsa all’Africa, e che oggi vede in corsa non solo le grandi potenze, preoccupate di difendere le rendite di posizione acquisite nel tempo, ma anche nuovi e agguerriti competitor.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sì, in effetti la contesa dell’Africa è antica, pensiamo ai romani nel 146 a.C.; oggi emerge nuovamente e con grande forza. L’Africa bussa alle nostre porte ed è vero, ma ora siamo nuovamente noi a bussare alle porte dell’Africa e sono tanti i <em>competitor </em>che cercano di mettervi piede. Non solo quelli tradizionali – ovvero Stati Uniti, Russia, Cina, Europa –, ormai stanno emergendo sulla scena nuove potenze come la Corea del Sud, il Brasile, l’India, ma anche i Paesi del Golfo persico. Tutti hanno un qualcosa da prendere dall’Africa. Non solo materie prime. Ormai, l’Africa, anche alla luce anche degli ultimi due conflitti in corso è diventata, per la sua posizione, un importante <em>asset</em> geopolitico e strategico per posizionare basi militari e non solo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp;</em><em>L’Italia e l’Europa quali rapporti hanno con l’Africa? <a href="https://riforma.it/2024/09/18/un-faro-da-accendere-sullafrica/">Nell’editoriale su Riforma</a> lei ricorda che Roma ha varato l’ambizioso “Piano Mattei”, ma qual è lo stato dell’arte ad oggi?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Allo stato attuale non vediamo un impatto reale del “Piano Mattei” varato nei mesi scorsi. Per ora, è un piano del tutto teorico; è certamente ambizioso. Per quanto riguarda l’Europa, essa si presenta in maniera molto divisa alle porte dell’Africa; ognuno infatti cerca di “barattare” in qualche modo, qualcosa. Lo abbiamo visto con la Francia ma anche con la Germania che, singolarmente, cercano di piantare le loro bandiere. Credo che questi interventi singoli e un po’ a pioggia non portino alla creazione di una strategia comune, in grado di produrre effetti positivi sia per l’Africa sia per i paesi interessati a piantare le loro bandiere in Africa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quando si cita l’Africa – un continente poco illuminato dai media generalisti – lei ricorda che sarebbe più opportuno parlare di Afriche, al plurale.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Certo. Noi parliamo di un Continente che in realtà è grande quanto Stati Uniti, India, Cina, Europa e oltre, messi insieme. È un territorio enorme, con 54 nazioni presenti sulla cartina. Parliamo quindi di migliaia di etnie, lingue, culture che si allineano nel Continente. Africa, dunque, è un termine generico; Afriche sarebbe la declinazione migliore. Del resto, se pensiamo all’Europa che è piccola cosa rispetto all’Africa, vediamo quante Europe siano presenti, quante differenze di grande rilievo siano tutt’ora presenti all’interno dei piccoli Stati europei».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp;</em><em>Nucci, ci dice che nelle cartine geografiche l’Africa è disegnata in modo diverso da quelle che dovrebbero essere le dimensioni reali…?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sì, in effetti, è stata una geniale intuizione di un cartografo belga del XVI secolo a fornirci la rappresentazione, ormai innervata nel nostro immaginario, di un’Africa graficamente rappresentata addirittura come più piccola degli Stati Uniti. È stata una geniale intuizione, perché era l’epoca della nascita del colonialismo ed era necessario creare una cartina di in grado di facilitare le rotte per le grandi potenze che allora emergevano. Tuttavia, si tratta di una cartina fasulla e andrebbe rivista alla luce di un rispetto per questo Continente».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Infine, se l’Africa è l’ombelico del mondo (adattando ad essa un noto ritornello musicale), come vede la situazione geopolitica mondiale attraversata oggi da crisi, guerre e cambiamenti climatici?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Quello che si presenta davanti ai nostri occhi oggi è un mondo in frantumi, con grandi divisioni, in cui sono venute meno le ideologie, e dove sempre più emergono nuove esigenze. Abbiamo popoli che necessitano di risposte a questa crisi mondiale. Forse proprio l’Africa può indicarci una strada, segnare una via».</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/09/26/africa-contesa/">Africa contesa</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le giornate del Premio Morrione 2024</title>
		<link>https://riforma.it/2024/09/09/le-giornate-del-premio-morrione-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 07:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Roberto Morrione]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da mercoledì 23 a sabato 26 ottobre 2023 tornano le Giornate del Premio Roberto Morrione...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2024/09/09/le-giornate-del-premio-morrione-2024/">Le giornate del Premio Morrione 2024</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading p1"><span class="s1">Da mercoledì 23 a sabato 26 ottobre 2023 tornano le Giornate del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo a Torino</span></h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Il tema quest’anno della nuova edizione del <strong>Premio Morrione</strong> (che si terrà a Torino dal 23 al 26 ottobre) é: <i>Nonostante tutto. Il giornalismo che non muore</i>.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Quattro giornate di incontri, dibattiti e proiezioni per riflettere insieme a giornalisti/e ed esperti/e sul ruolo del giornalismo investigativo oggi.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Sarà, come di consueto, il capoluogo piemontese a svelare le inchieste finaliste 2024 e premiare le vincitrici.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Tutti gli incontri sono gratuiti e aperti al pubblico sino ad esaurimento dei posti in sala.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">In un contesto internazionale e nazionale segnato da conflitti, guerre e crisi umanitarie, giornalisti minacciati da querele, bavagli e censure, si ragionerà su quali strade percorrere per salvaguardare la libertà d’informazione e continuare a realizzare inchieste di valore.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Tra gli incontri, uno in particolare ricorderà quattro giornalisti uccisi nel compiere il proprio mestiere: Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Andy Rocchelli e Andrej Mironov.</span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Saranno inoltre presentate (in anteprima) le quattro inchieste finaliste della tredicesima edizione, realizzate dai nostri e dalle nostre under 30 in questi mesi con il supporto della squadra dei tutor scelti quest’anno.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Come l’anno passato, le giornate del Premio Morrione ospiteranno al loro interno anche gli eventi dedicati al Premio Pestelli e al Premio Schiavazzi.</span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Le premiazioni dunque del Premio Roberto Morrione, l’assegnazione del Premio Baffo Rosso e Testimone del Premio Morrione, vedranno anche la recente iniziativa<span class="Apple-converted-space">&nbsp; </span>del Premio Libera Giovani e una novità: il Premio Riccardo Laganà. L’evento conclusivo si terrà sabato sera 26 ottobre.</span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Per la prima volta, come detto, sarà assegnato il Premio Riccardo Laganà – Biodiversity, Sustainability, Animal Welfare.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Gli eventi del Premio si svolgeranno presso la Fabbrica delle E, grazie all’essenziale collaborazione di Fondazione Gruppo Abele e di Libera Piemonte.</span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Le Giornate del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo sono promosse dall’associazione Amici di Roberto Morrione in collaborazione con la Rai, con il contributo di Otto per Mille della Chiesa Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi), la Fondazione Crt, la Compagnia di San Paolo, la Fondazione Gruppo Abele, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, l’UsigRai, e ancora Ind-International Network Distribution, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Associazione della Stampa Subalpina.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Il Premio è realizzato in collaborazione con ANMIL -Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro, Articolo21 liberi di…, Carta di Roma, Centro di Giornalismo Permanente, Euganea Film Festival, Eurovisioni, Italian Contemporary Film Festival-Toronto, Fiera del Libro di Iglesias, I Siciliani, Leali delle Notizie, Libera Associazioni Nomi e Numeri Contro le Mafie, Libera Piemonte, Master Giorgio Bocca Università di Torino, Ogr- Torino, Osservatorio di Pavia, Premio Città di Sasso Marconi, Premio Pestelli, Premio Schiavazzi, Scuola di giornalismo Lelio Basso, Trame Festival, UCSI.</span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Sono media partner Agenzia DiRE, Domani, Fanpage.it, LiberaInformazione, Riforma.it, Radio Beckwith.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">L’associazione Amici di Roberto Morrione ringrazia per il supporto Rai News 24, Rai Italia, Rai Radio 1, Rai Radio 3, Tgr, Rai Per la Sostenibilità e Rai Teche.</span></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/09/09/le-giornate-del-premio-morrione-2024/">Le giornate del Premio Morrione 2024</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Pomezia batte Parigi sulla notiziabilità</title>
		<link>https://riforma.it/2024/07/10/pomezia-batte-parigi-sulla-notiziabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 06:06:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 21]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[usigrai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Polemiche in Rai per l’apertura del tg delle 22 del 7 luglio sul festival di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Polemiche in Rai per l’apertura del tg delle 22 del 7 luglio sul festival di CulturaIdentità a Pomezia (durato ben 8 minuti, seguito da altri collegamenti) e non invece sulle elezioni in Francia alle quali guardava il mondo</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sera dei risultati del voto in Francia, domenica 7 luglio 2024, mentre gli altri canali di informazione erano in diretta no-stop, «il canale <em>all news</em> del servizio pubblico decide di aprire alle 22 sul festival Città Identitarie, ideato da Edoardo Sylos Labini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Un tempo – lamenta la nota del cdr &#8211; la nostra testata metteva in campo tutte le risorse per garantire un servizio impeccabile all’utenza, in occasioni simili. Chiediamo al direttore come sia possibile prevedere un approfondimento diverso quando tutte le tv del Continente hanno gli occhi puntati sulle elezioni d’Oltralpe. Verrebbe da pensare che alla <em>debacle</em> della destra il direttore preferisca non dedicare troppo spazio».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sulla questione è intervenuta anche l’Usigrai con una nota diffusa lunedì 8 luglio: «Sui risultati delle elezioni francesi il Servizio Pubblico non ha fatto nulla per dare conto tempestivamente su quanto stava avvenendo di un voto che parla direttamente al futuro dell&#8217;Europa. Mentre Mediaset e La7 – proseguono i rappresentanti sindacali – hanno scelto una programmazione ad hoc per raccontare da subito l’esito del voto, la Rai non si è preoccupata minimamente delle elezioni francesi. I tg di prima serata hanno lasciato pressoché invariata la scaletta tra un servizio sul caldo e uno di cronaca nera, e durante l’access e il prime-time venivano trasmessi Techetecheté e un programma di musica su Raiuno, un film su Raidue, e una replica di <em>Report </em>su Raitre, ma su tutt’altro. Per non dire di <em>Rainews24</em>, il canale all-news della Rai che, contrariamente al suo mandato editoriale, decide di aprire alle 22.00 di ieri non con la Francia ma con il festival &#8220;Città Identitarie&#8221; ideato da Edoardo Silos Labini. Questione che il Cdr ha posto duramente al Direttore che, invece di dare spiegazioni, ne chiede alla rappresentanza sindacale minacciando denunce. Solo il Giornale Radio è andato subito in onda con uno spazio programmato da tempo».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I due comunicati sono stati letti in occasione della festa/assemblea annuale di Articolo 21, l’associazione nata per difendere la libertà d’informazione: di informare e di poter essere informati. Una festa che, ha ricordato Vincenzo Vita tra i primi fondatori: «sarà ricordata come la migliore e la più bella delle omologhe iniziative degli anni passati. L’Associazione ha fatto uno straordinario salto di qualità, ponendosi come luogo di dialogo tra culture diverse e tematiche spesso tenute ai margini del dibattito pubblico: dagli attacchi proditori al diritto di cronaca, alle vittime -tutte- delle democrature e del padronato criminale, alla solidarietà internazionalista, al legame con le componenti avanzate dell’universo dei credenti legate a papa Francesco, primo firmatario della nostra Carta. E poi, una forte attenzione ai mondi del cinema (importanti le presenze di Matteo Garrone, Monica Guerritore e Laura Morante) e dei vari comparti dell’informazione, nonché all’Ordine dei giornalisti e alle forze sindacali. Ai giovani di licei, impegnati e interpreti di un auspicabile rinnovamento generazionale».  Insomma, chiosa Vita, «una giornata particolare»</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/07/10/pomezia-batte-parigi-sulla-notiziabilita/">Pomezia batte Parigi sulla notiziabilità</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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