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	<title>Palestinian Resistance - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
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	<title>Palestinian Resistance - Riforma.it</title>
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		<title>Playlist. Musica, resistenza culturale</title>
		<link>https://riforma.it/2025/09/24/playlist-musica-resistenza-culturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Passoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 06:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[fairuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fra musica e teologia la rubrica del Dj e scrittore Diego Passoni &#160; Certamente rischio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Fra musica e teologia la rubrica del Dj e scrittore Diego Passoni</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente rischio di sembrare retorico e buonista, tuttavia le ragioni per fare questa proposta musicale sono validissime.&nbsp;Si tratta della playlist <strong><em>Palestinian Resistance</em></strong> su <em>Spotify</em>, e come tutte le playlist contiene molte voci, molti stili, molti mondi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In questi tempi oscuri, scegliere musica palestinese non è tanto un gesto politico, quanto culturale</strong>. E la parte che possiamo fare noi è far circolare i racconti suonati e cantati di quel popolo, perché continuino ad essere ascoltati. Sentirli per noi è un modo di combattere la nostra inclinazione ad appiattire l&#8217;altro sconosciuto a stereotipi e pregiudizi che finiscono per disumanizzarlo, e per convincerci, poveri noi, che la sua vita valga meno della nostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scoprite e incuriositevi di&nbsp;<strong>Dam</strong>, il primo gruppo <em>hip-hop</em> palestinese (fondato a Lod nel 1999). Rap in arabo, ebraico e inglese su identità, occupazione, disuguaglianze. O di <strong>Shadia Mansour</strong>, rapper britannico-palestinese, soprannominata “First Lady of Arabic Hip Hop”<em>, </em>che canta di resistenza e di genere. E anche di “<strong>El-Funoun Palestinian Popular Dance Troupe</strong>”, compagnia di danza folkloristica e contemporanea palestinese, fondata nel 1979, celebre per preservare e innovare la danza <em>dabke</em>&nbsp;come forma di resistenza culturale. Oppure di <strong>Ahmad Kaabour,</strong> cantautore libanese-palestinese, famoso per <em>Ounadikom</em>&nbsp;(1975). Canta poesie palestinesi (come <strong>Tawfiq Ziad</strong>) e lavora anche per teatro e cinema. E infine <strong>Fairuz</strong>, icona della musica araba, nata a Beirut nel 1934 e amatissima anche il Palestina; la sua canzone <em>Zahrat al-Mada’in</em>&nbsp;è un inno a Gerusalemme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono solo alcuni esempi di quanta rabbia, poesia, dignità, speranza e unione possano essere veicolate con la musica, soprattutto per un popolo sparpagliato perché sfollato nei decenni passati e più riprese, sparpagliato tra Libano, Giordania, Egitto, Europa, marginalizzato e dilaniato dal dissidio tra chi è fuggito senza mai dimenticare, e chi è rimasto pagando un prezzo altissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<h6 class="wp-block-heading">Foto di <a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18897832">Novalib2</a> &#8211; Opera propria, CC BY-SA 3.0: la cantante Fairuz</h6>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



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