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	<title>mobilità - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
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		<title>Al lavoro ci si deve arrivare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Barbanotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 05:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[mobilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi deve raggiungere il posto di lavoro, si trova ad affrontare tempi lunghi e disagi....</p>
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<div class="column">
<h5>Chi deve raggiungere il posto di lavoro, si trova ad affrontare tempi lunghi e disagi. Il tutto a scapito delle relazioni umane. Il nostro articolo per il 1° maggio</h5>
<p> </p>
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<p>La frase «… un giorno è come mille anni», che ho trovata scritta con calligrafia arrabbiata sulla bacheca degli orari ferroviari in una stazione per pendolari, rappresenta un commento colto e polemico all’ennesimo disservizio. In concomitanza con la festa del lavoro, è utile ricordare che la stragrande maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici vive la condizione del pendolarismo, un fattore spesso più incisivo di reddito, contenuto o status professionale nel determinare la qualità della loro vita e delle relazioni.</p>
<p>Sebbene in Italia il tempo medio dedicato agli spostamenti per lavoro sia, giornalmente, di circa 60 minuti – un dato che può sembrare accettabile –, quasi il 20% delle persone vi impiega 120 minuti o più. Questo avviene soprattutto nei due grandi centri metropolitani: Roma registra una media di 122 minuti per 25 chilometri, mentre Milano si attesta a 102 minuti per 23 chilometri. Ciò significa che, in media, in queste città si dedicano 44 ore mensili al tragitto casa-lavoro, l’equivalente di un’abbondantissima settimana lavorativa.</p>
<p> </p>
<p><strong>Analizzando il fenomeno, emerge che il 73% di tali spostamenti avviene tramite auto o moto,</strong> mentre il resto si divide tra mezzi pubblici e mobilità dolce, come biciclette o percorsi a piedi. Questa differenza, oltre a un impatto sulla salvaguardia ambientale, richiama anche una diversa “qualità del tempo”: dallo stress della guida nel traffico e negli ingorghi all’ansia per i ritardi e le soppressioni dei mezzi pubblici, fino all’esercizio fisico della pedalata. Oltre alla quantità, è infatti cruciale la qualità del tempo trascorso nei trasferimenti casa-lavoro, che incide direttamente sulla qualità della vita. C’è chi vive il viaggio come tempo liberato, comunque “di vita”, e chi lo considera solo tempo “perso”.</p>
<p>Negli ultimi decenni lo svuotamento demografico dei grandi poli urbani a favore di un incremento di popolazione nelle periferie e nelle aree interne è diventato il motore primario dell’odierno pendolarismo di massa, che culmina nella “gentrificazione” e nell’inaridimento abitativo dei centri storici di molte città, ormai votati ai B&amp;B e all’accoglienza turistica.</p>
<p> </p>
<p>Tale assetto, tuttavia, richiede a sua volta una grande necessità di lavoro di prossimità (pulizie, ristorazione) spesso svolto da lavoratori poveri, richiamati al lavoro nel centro delle città, ma per questo costretti a un pendolarismo estremo. Se un tempo la servitù viveva nella mansarda sopra il piano nobile, oggi abita a ore di distanza dai luoghi in cui presta servizio. Le scelte urbanistiche e immobiliari, specialmente nelle città a vocazione turistica, incidono quindi direttamente sull’equità tra i cittadini e sul loro diritto di raggiungere il posto di lavoro in tempi ragionevoli. Si incrociano così, in una visione politica coerente, piani edilizi, gestione delle licenze, trasporti pubblici e mobilità urbana.</p>
<p>Il pendolarismo aggrava anche la discriminazione di genere nel mondo del lavoro. A causa degli oneri di cura familiare, le donne rinunciano spesso alle migliori opportunità se queste richiedono lunghi spostamenti</p>
<p> </p>
<p><strong>I costi sociali di questo sistema sono enormi:</strong> l’impatto ambientale del pendolarismo con mezzi privati grava sulla sanità pubblica per circa 13/15 miliardi di euro all’anno. A questi si aggiungono i costi degli incidenti stradali collegati al pendolarismo, che ammontano a circa 3/4 miliardi annui e rappresentano quasi il 20% degli incidenti totali, incrociando i dati Istat e Inail. È evidente che investire nel trasporto pubblico, disincentivando l’uso dell’auto, rappresenta una delle manovre finanziarie più redditizie che il nostro Stato possa attuare.</p>
<p>Tuttavia, lo studio degli oneri sistemici rivela solo una parte del fenomeno. È a livello microscopico, nell’intimità fisiologica e psicologica di un abitacolo o di un vagone ferroviario, che il pendolarismo si mostra nella sua forma più totalizzante. Non si tratta di un vuoto “non-luogo”, ma di un complesso palcoscenico in cui il benessere individuale viene eroso o, paradossalmente, rigenerato. Se l’esperienza pendolare è stressante, oltrepassata la porta di casa, il lavoratore si ritrova sovente deprivato di qualsivoglia residuo di pazienza e forza comunicativa, proprio nell’unico lasso di tempo in cui partner o figli richiedono supporto, condivisione decisionale e interazione empatica. Inutile dire che tali disallineamenti sono terreno fertile per <em>escalation</em> conflittuali.</p>
<p> </p>
<p><strong>Eppure, lo spostamento può essere vissuto come un salutare spazio “liminale”.</strong> Il limine, la soglia, rappresenta uno stato intermedio sospeso: uno stadio psicologico in cui i vecchi abiti sociali sono stati provvisoriamente dismessi e i nuovi <em>set</em> comportamentali non sono ancora stati assunti nella loro interezza. È il confine tra impegni lavorativi e vita privata, un confine che molti hanno visto venire meno con lo <em>smart working</em> e la tecnologia sempre più pervasiva. Non a caso, c’è chi consiglia a chi lavora da casa una breve “passeggiata rituale” prima e dopo la sessione di lavoro, per segnare con un rito di pendolarismo non necessario la separazione tra i tempi e gli spazi della vita.</p>
<p>Pur non venendo meno all’impegno politico e civile per la riduzione dei costi individuali e sociali del pendolarismo, possiamo pensare di vivere individualmente quei momenti in riferimento al più grande viaggio liminale della Bibbia: la traversata del deserto, un tempo sospeso tra due situazioni. Il deserto biblico è ambivalente, proprio come il vagone del treno o l’abitacolo dell’auto: è luogo di mormorio, stress, conflitto e stanchezza, ma è anche il luogo in cui si medita, si pensa e si ascolta il cuore; il credente può ascoltare il Signore, cambiare, crescere o, in altre parole, vivere.</p>
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