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	<title>#evidenza - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
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	<title>#evidenza - Riforma.it</title>
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	<item>
		<title>Le librerie Claudiana e «#Io leggo perché»</title>
		<link>https://riforma.it/2026/11/02/le-librerie-claudiana-e-io-leggo-perche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 08:52:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[asilo valdese cerignola]]></category>
		<category><![CDATA[Centro la noce]]></category>
		<category><![CDATA[io leggo perché]]></category>
		<category><![CDATA[servizio cristiano riesi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I libri acquistati dal 7 al 15 novembre andranno al Servizio Cristiano di Riesi, Centro...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>I libri acquistati dal 7 al 15 novembre andranno al Servizio Cristiano di Riesi, Centro diaconale «La Noce» di Palermo, l’Asilo di Cerignola</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><strong>Per l’undicesimo anno consecutivo, nel mese di novembre (settimana dal 7 al 15)</strong>, ripartirà <strong><em>#Io leggo perché,</em></strong> il più grande progetto nazionale pensato per favorire l’incremento dell’offerta delle biblioteche scolastiche e, per la prima volta, degli asili nido.</p>
<p class="p1">L’iniziativa è organizzata dall’Associazione italiana editori (Aie) con il patrocinio del Ministero dell&#8217;Istruzione e del merito e del Ministero della Cultura e di numerose altre associazioni pubbliche e private dedicate alla diffusione della lettura, tra cui numerose case editrici che hanno nel proprio catalogo libri per l’infanzia e per gli adolescenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Le <strong>librerie Claudiana (Firenze, Milano Roma e Torino)</strong> che <span class="s1">fin dalla prima edizione figurano tra i partner del progetto, con il logo presente nella comunicazione ufficiale di «#Io leggo perché»</span>, <strong>parteciperanno attivamente</strong>, collaborando con le scuole del proprio territorio con cui sono gemellate. Ciascuna libreria coinvolgerà studenti e insegnanti in laboratori per far conoscere ai più giovani i mestieri legati alla filiera del libro e per sensibilizzare i ragazzi all’importanza della lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Alcune alunne e alunni più grandi verranno coinvolti nel ruolo di “messaggeri”, cercando di promuovere la vendita di un libro, destinato alla propria biblioteca scolastica ai passanti e ai clienti della libreria con cui entreranno in contatto e a cui illustreranno l’iniziativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><strong>Possiamo tutti contribuire a questo progetto, anche se nella nostra città non è presente una libreria Claudiana</strong>, prendendo accordi con la nostra libreria di fiducia e, nella settimana prevista, acquistare e donare un libro a una scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Le librerie Claudiana sostengono anche alcune biblioteche di strutture scolastiche delle chiese valdesi e metodiste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><strong>Per quest’anno: le librerie di Torino e Firenze sono gemellate con le scuole del Servizio Cristiano di Riesi; la libreria di Roma con le scuole del Centro diaconale «La Noce» di Palermo; la libreria di Milano con l’Asilo di Cerignola e le scuole del Servizio Cristiano di Riesi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Per questo tipo di collaborazione è possibile anche effettuare un acquisto a distanza<span class="Apple-converted-space">  </span>concordando con la libreria il libro che si desidera donare e pagare comodamente disponendo un bonifico bancario.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/11/02/le-librerie-claudiana-e-io-leggo-perche/">Le librerie Claudiana e «#Io leggo perché»</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Il futuro che non possediamo</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/30/il-futuro-che-non-possediamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pawel Gajewski]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 06:58:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[31 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[Parola]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>31 ottobre: attualità e inattualità della Riforma protestante; un’identità che vive nella ricerca della fedeltà...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>31 ottobre: attualità e inattualità della Riforma protestante; un’identità che vive nella ricerca della fedeltà alla Parola</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Come può una verità orientare l’esistenza nel tempo senza ridursi a un prodotto del tempo? La domanda è teologica perché riguarda il rapporto tra le forme storiche del senso e il fondamento cui rinviano. I termini latini <i>reformatio</i> (la Riforma come evento storico) e <i>reforma</i> (la riforma come processo) colgono pienamente la tensione dialettica sottintesa nella domanda. La fedeltà può essere pensata non come immobilità, ma come responsabilità della trasmissione; il cambiamento non come valore assoluto, ma come possibilità da valutare. Continuità e novità diventano così dimensioni di una ricerca comune. Le parole di Gesù esprimono tale processo con una similitudine ben conosciuta: «Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”» (Matteo 13, 52).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><strong>La tradizione è una relazione tra chi riceve e chi trasmette</strong>,non la mera ripetizione di una formula. Un contenuto antico può sopravvivere senza parlare all’esistenza. Ricevere un’eredità significa invece impegnarsi a comprenderla. Ricevere qualcosa dal passato ci ricorda che non abbiamo inventato tutto oggi. Custodire il messaggio della Riforma significa renderlo accessibile, non soltanto conservare. «Così dice il Signore: “Fermatevi sulle vie e guardate, informatevi dei sentieri del passato, dove sia la strada buona, e incamminatevi per essa; troverete pace per le vostre anime”» (Geremia 6, 16). Ciò che viene dopo non è necessariamente più vero di ciò che c’era prima. La novità indica una successione; il rinnovamento implica, invece un giudizio e richiede criteri. Una revisione discreta può essere più profonda e più efficace di un mutamento appariscente. Occorre essere liberi sia dal bisogno di conservare tutto sia dall’obbligo di innovare ogni cosa.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><strong>L’identità include la storia</strong>:una promessa resta riconoscibile quando prendiamo decisioni coerenti anche in circostanze diverse tra loro. Tuttavia, la continuità va argomentata. Chi modifica una formulazione deve spiegare che cosa conserva e che cosa elimina e perché compie tali operazioni. Non basta separare un “nucleo eterno” da un “involucro” eliminabile o modificabile; il senso prende forma in concetti e pratiche tangibili. Le mediazioni storiche sono necessarie, benché limitate.Se il Divino è trascendente, nessuna rappresentazione storica può esaurirlo. Ciò non rende equivalenti tutte le formulazioni: impone di riconoscerne il limite. La trascendenza impedisce sia di sacralizzare il passato sia di assolutizzare il presente. Può così sostenere una fiducia non possessiva: la verità lascia cercare ed è comunicabile, ma non è del tutto controllabile. La fedeltà protegge ciò che è significativo senza limitare la ricerca e l’ascolto.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><strong>Una parola può restare identica anche se cambia il modo di comprenderla</strong>.<span style="font-size: 12pt; line-height: 115%;"> Ripetere non garantisce continuità; semplificare può cancellare una domanda essenziale. La traduzione teologica deve quindi rendere accessibile un messaggio senza appiattirne il senso più profondo. Parole come grazia, fondamento, dono e speranza vanno chiarite, non sostituite in modo meccanico. </span>«Mettere alla prova gli spiriti» (1 Gv. 4, 1-6) pone la domanda se una trasformazione sia in grado di chiarire il suo significato, di riconoscere la propria provenienza e di motivarsi. </span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Alla coerenza concettuale deve accompagnarsi la responsabilità verso la dignità delle persone: nessuna delle due sostituisce l’altra. Servono inoltre tempo e verifica. Né la resistenza dimostra un errore né il consenso garantisce verità. Una decisione responsabile resta rivedibile senza trasformare il limite in paralisi.Essere “attuali”, dunque, non significa solo corrispondere alle aspettative, ma raggiungere le domande reali del presente. L’inattualità è feconda quando riapre questioni trascurate, come gratuità, limite e fine; è sterile quando non comprende la realtà delle cose. «Non conformatevi a questo mondo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio» (Romani 12, 2). La teologia deve entrare nel proprio tempo senza esserne assorbita. La tradizione offre distanza dall’immediato; il presente interroga la memoria. Nessuno dei due può sottrarsi all’esame critico, come ci hanno insegnato Karl Barth e Vittorio Subilia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><strong>La speranza impedisce di identificare il reale con ciò che è già compiuto</strong>. Non prevede un progresso inevitabile, ma permette di abitare l’incertezza responsabilmente. La memoria conserva anche domande e possibilità incompiute. Il futuro sottrae la tradizione alla ripetizione; la memoria offre orientamento al futuro. Nel presente occorre agire senza dichiarare definitiva ogni scelta: la continuità può essere quella di una promessa mantenuta aperta.</span></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/30/il-futuro-che-non-possediamo/">Il futuro che non possediamo</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Garrone: «La chiesa ha sempre bisogno di riforma»</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/30/garrone-la-chiesa-ha-sempre-bisogno-di-riforma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nev - Notizie evangeliche]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 06:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Garrone]]></category>
		<category><![CDATA[FCEI]]></category>
		<category><![CDATA[festa della riforma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parole del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia in occasione della festa...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Le parole del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia in occasione della festa della Riforma protestante</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla vigilia della Festa della Riforma, celebrata intorno al 31 ottobre di ogni anno, abbiamo posto al presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), pastore Daniele Garrone, alcune domande.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il 31 ottobre, o la domenica più vicina a quella data, le chiese protestanti celebrano la Riforma. Che senso ha oggi questa ricorrenza?</strong></p>
<p>Il 31 ottobre 1517 <strong>Martin Lutero</strong> pubblicò, affiggendolo sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg, la città universitaria dove insegnava, un cospicuo documento teologico sulle indulgenze. Non era un manifesto rivoluzionario, ma una dotta disquisizione, nella quale però metteva al centro dell’identità cristiana non l’uomo, ma l’azione di Dio per l’uomo, non le opere, ma la grazia, non la ricerca della virtù, ma il perdono dei peccati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fu questa prospettiva che provocò profondi cambiamenti nella cristianità, chiamando a mettere al centro la Scrittura e non la tradizione, la libertà della fede e non l’obbedienza alla gerarchia, Cristo e non la chiesa … Come diceva Lutero, “la nostra fede è certa perché ci pone al di fuori di noi stessi …” Siamo chiamati ad abbandonare la prospettiva di umani incurvati su sé stessi, per diventare liberi nella fede e disposti al servizio del prossimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto questo venne (ri)scoperto sullo sfondo del Medioevo, ma è ancora attuale, basta pensare all’importanza che l’idea della prestazione ha nelle nostre vite …</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La memoria del 31 ottobre non è dunque la celebrazione della secolare esistenza di una chiesa o di una confessione, ma un invito a riascoltare l’evangelo, la parola che ci apostrofa e ci sorprende dal di fuori, dall’alto, perché è Dio che la pronuncia e non le nostre buone intenzioni. Anzi, proprio questa memoria è anche un invito a guardare a noi stessi, alla realtà delle nostre chiese, con uno sguardo critico … come si dice <em>ecclesia semper reformanda</em>, la chiesa ha sempre bisogno di riforma, di misurare la sua realtà con il metro della vocazione che le è rivolta, sapendo che il Dio che la convoca è anche Colui che la giudica.</p>
<h5></h5>
<p><strong>Di ritorno da Assisi, quale sente essere la maggiore spinta creativa, e quale la maggiore amarezza, in questi nostri tempi?</strong></p>
<p>Credo che nelle chiese, non meno che nella società, tanto più nel tempo della comunicazione frenetica, irriflessa, delle prese di posizioni – spesso umorali – affrettate e urlate, manca la capacità di interloquire, di dialogare, di interrogarsi, di ascoltare, di argomentare, di sfuggire alle semplificazioni, di problematizzare, di documentare quello che si dice … Ben  vengano, allora, momenti in cui identità religiose, culturali, politiche anche diversissime, accettano di confrontarsi e di farlo interrogandosi su problemi drammatici coma la ricerca della pace e la guerra, il futuro del pianeta, le sorti delle nostre democrazie, il dramma delle migrazioni …Se prendi sul serio i problemi, se riconosci i tuoi limiti e ascolti gli altri, non riesci più a fare il grillo parlante e questo è salutare … E forse trovi anche parole sensate e azioni responsabili …</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale parola biblica si sente di voler condividere per questa Festa della Riforma?</strong></p>
<p>La chiesa non ha altra parola da condividere che quella con cui è essa stessa apostrofata da Dio, non altro insegnamento che quello che è a lei stessa impartito. Detto questo mi colpisce il “versetto della settimana” che il nostro lezionario propone per quella che si apre domenica 1° novembre; “Presso di te [Dio] è il perdono, perché tu sia temuto”. Le affermazioni centrali della fede cristiana sono paradossali, come questa. Oggetto di “timore”, cioè di rispetto, di ubbidienza, di reverenza non è l’irresistibile potenza di un Dio severo e punitivo, ma il suo perdono, cioè la sua determinazione a non abbandonare chi non può da solo dare un senso alla propria vita o che, come diceva sempre Lutero, vuole essere lui stesso dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/30/garrone-la-chiesa-ha-sempre-bisogno-di-riforma/">Garrone: «La chiesa ha sempre bisogno di riforma»</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da Assisi al mondo, un appello inter-fedi per la pace</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/29/da-assisi-al-mondo-un-appello-inter-fedi-per-la-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nev - Notizie evangeliche]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 08:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Garrone]]></category>
		<category><![CDATA[FCEI]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parole del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia Daniele Garrone all&#8217;incontro interreligioso ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Le parole del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia <strong>Daniele Garrone all&#8217;incontro interreligioso</strong><strong> </strong></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Basta guerre. Questo l’appello inter-fedi che giunge da Assisi, dove si è chiuso martedì l’incontro internazionale “<a href="https://riforma.it/2026/10/28/ad-assisi-per-la-pace/">Pace disarmata e disarmante</a>”. Fra i partecipanti, il pastore <strong>Daniele Garrone</strong>, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’incontro, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, ha riunito circa 400 leader spirituali e 150 relatori internazionali, con delegazioni provenienti da 53 Paesi e di oltre 15 tradizioni religiose e confessioni. Erano rappresentati il cristianesimo — nelle componenti cattolica, ortodossa, protestante ed evangelica —, l’islam sunnita e sciita, l’ebraismo, il buddismo, l’induismo, lo scintoismo, il taoismo, lo zoroastrismo, il sikhismo, il giainismo e il Tenrikyo, insieme a religioni tradizionali e fedi indigene, in particolare dall’Africa e dall’America Latina. Ad Assisi anche il presidente della Repubblica <strong>Sergio Mattarella</strong> e papa <strong>Leone XIV</strong>, quest’ultimo intervenuto con un videomessaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si è parlato di pace, ma non solo. Sono stati 24 i forum tematici sviluppatisi fra il 25 e il 27 ottobre, dai conflitti, al disarmo, dalla democrazia e all’ambiente. Fra questi, uno specifico sulla questione migratoria, con relatore il presidente Fcei Daniele Garrone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come si misura la tenuta della democrazia di fronte alle migrazioni?</strong></p>
<p>Anche da questo dipende il futuro dell’Europa e dell’occidente, secondo Garrone, che ha parlato a lungo dell’esperienza dei corridoi umanitari, giunta al decimo anniversario. Una delle alternative concrete alla chiusura delle frontiere, a dimostrazione del fatto che offrire vie sicure a chi fugge da guerre e persecuzioni è possibile. La sfida, ora, è trasformare questa esperienza in una politica strutturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Promossi inizialmente dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla FceiI, i corridoi umanitari hanno preso avvio con un protocollo firmato alla fine del 2015, con i primi arrivi nel 2016. Oggi sono una realtà consolidata, capace di mantenere la collaborazione tra istituzioni e società civile al di là dei cambiamenti di governo. In occasione del decennale, la Fcei ha pubblicato il volume <a href="https://www.nev.it/nev/2026/10/22/dieci-anni-di-corridoi-umanitari-2/">Corridoi umanitari. Un’avventura ecumenica e politica</a>, curato da <strong>Paolo Naso</strong>, che sarà presentato il <a href="https://www.nev.it/nev/2026/10/22/dieci-anni-di-corridoi-umanitari-2/">5 novembre</a>.</p>
<h5></h5>
<p><strong>Per Garrone, questa esperienza non va considerata soltanto un gesto di solidarietà, ma una buona pratica da trasformare in politica pubblica.</strong></p>
<p>L’obiettivo è garantire percorsi sicuri e favorire l’inserimento e l’integrazione delle persone nella società, destinando a questo scopo risorse oggi impiegate per il blocco delle frontiere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La questione migratoria, ha osservato, mette alla prova la capacità dell’occidente di difendere i diritti e le libertà su cui si fondano le democrazie costituzionali. Garrone ha richiamato il valore dello <em>ius soli</em>, che lega la cittadinanza al luogo di nascita, rispetto allo <em>ius sanguinis</em>, fondato sulla discendenza. Due diverse concezioni dell’appartenenza: una legata alle origini, l’altra a una comunità in cui tutti condividono diritti e doveri. Il rischio è ridurre la democrazia alla sola volontà di una maggioranza, indebolendo le garanzie costituzionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Per contrastare xenofobia e pregiudizi occorre, inoltre, un lavoro culturale.</span></strong></p>
<p>Garrone ha richiamato il passo dell’Esodo (23,9): «“Non opprimerai il forestiero (o più precisamente ‘l’immigrato’); anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri in Egitto (trad. Cei 2008). La parola ebraica <em>nefesh</em>, l termine ebraico nefesh, qui reso con “vita”, è tradotto da altri con “animo”, “stato d’animo””, “cuore”, “condizione”. Si tratta di tentativi di dare un senso approssimato al vocabolo ebraico, che in origine indica l’alito, il fiato, il respiro e – per estensione – l’organo che lo emette, la gola, oppure il principio vita, perché senza alito, senza respiro non c’è più vita. Fa impressione questa precisazione etimologica, di fronte ai morti in mare. Voi conoscete – dovreste conoscere – ciò a cui il forestiero aspira, ciò per cui si affanna, ciò che ha o, purtroppo, aveva in animo, ciò che ha vissuto per decidere di fuggire e di avventurarsi, costi quel che costi … l’affanno della marcia, l’ansimare, lo scoramento dell’essere mandato indietro, l’anelito a un futuro diverso, il respiro mozzato dalla paura…»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invitando poi a ripercorrere la storia italiana, Garrone ha detto: «Anche noi conosciamo l’animo dello straniero». Tra il 1861 e il 1985, infatti, circa 18 milioni e 725 mila italiani sono emigrati senza fare ritorno. Milioni hanno lasciato il Mezzogiorno per il Nord industriale o per Paesi come Svizzera e Germania; nel dopoguerra, decine di migliaia di italiani si sono trasferiti in Belgio attraverso accordi tra governi.</p>
<h5></h5>
<p><strong>La memoria dell’emigrazione italiana può aiutarci a superare paure e stereotipi, riportando il dibattito alle storie reali delle persone.</strong></p>
<p>Ricordare da dove veniamo è un passo necessario per comprendere chi arriva oggi e interrogarsi sul mondo che vogliamo lasciare alle generazioni future.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_54276" class="wp-caption alignright" aria-describedby="caption-attachment-54276"><figcaption id="caption-attachment-54276" class="wp-caption-text"></figcaption></figure>
<p>Ad Assisi per la pace, insomma, a quarant’anni dallo storico incontro interreligioso convocato da <strong>Giovanni Paolo II</strong> nel 1986, si è rinnovato per molti il cosiddetto «Spirito di Assisi». Esponenti delle religioni, della cultura, della società civile e delle istituzioni hanno deciso di prendere parola insieme, in un mondo segnato da guerre, nazionalismi e crisi. Emergono nuove sfide di convivenza e possibili vie di riconciliazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fra le altre presenze protestanti, quella del vescovo luterano <strong>Heinrich Bedford-Strohm</strong>, oderatore del Comitato centrale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec); del pastore <span class="s1"><strong>Reynaldo Ferreira Leão Neto</strong></span> del Consiglio metodista mondiale; del <span class="s1">vescovo </span><span class="s1"><b>Henrik Stubkjær</b></span> <span class="s1">per la Federazione luterana mondiale (Flm).</span></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/29/da-assisi-al-mondo-un-appello-inter-fedi-per-la-pace/">Da Assisi al mondo, un appello inter-fedi per la pace</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Genitori e adolescenti: per un dialogo che vinca l’incertezza</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/29/genitori-e-adolescenti-per-un-dialogo-che-vinca-lincertezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Geymonat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 07:18:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[daniele massa]]></category>
		<category><![CDATA[Diaconia valdese fiorentina]]></category>
		<category><![CDATA[genitorialità]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca palmieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Firenze, 3 novembre: «Per una genitorialità consapevole», convegno per approfondire le strategie di intervento e...</p>
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<h5>Firenze, 3 novembre: «Per una genitorialità consapevole», convegno per approfondire le strategie di intervento e sostegno alle famiglie, in una fase di estrema attenzione sociale</h5>
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<p>«L’impegno della Chiesa valdese nei confronti dell’infanzia e dell’adolescenza ha radici profonde, che affondano in una storia di quasi due secoli. Fin dalla metà dell’Ottocento, si è concretizzata in opere educative e sociali come scuole, orfanotrofi e istituti. Questo impegno storico, però, non è mai stato un esercizio di nostalgia o la ripetizione di formule passate. Al contrario, la vocazione è sempre stata quella di leggere i “segni dei tempi”, di confronto con le continue mutazioni sociali, con l’evoluzione delle conoscenze scientifiche e psicopedagogiche, per adeguare costantemente il pensiero e l’agire».</p>
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<p>Così <strong>Daniele Massa</strong>, presidente della Csd – Diaconia valdese, l’ente che gestisce le attività socio-assistenziali e di solidarietà dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi in Italia, apriva il convegno 2025 organizzato dai Servizi educativi della Diaconia valdese fiorentina e dedicato ancora una volta all’adolescenza. Da anni, infatti, l’impegno degli operatori diaconali in questo ambito si è fatto più strutturato, e ha compreso una serie di momenti pubblici per ragionare insieme sulle sfide che le generazioni più giovani si trovano ad affrontare.</p>
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<p><strong>Le cronache di queste settimane ci ricordano ancora una volta</strong> quanti siano i livelli che si devono intersecare nell’approcciare la materia. Giovani che chiedono spazi, riconoscibilità, futuro.</p>
<p>«Ogni tempo ha le sue sfide, e ogni generazione merita di essere ascoltata e compresa con strumenti nuovi e sguardi aggiornati» concludeva il suo intervento Massa.</p>
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<p>Ecco perché tale percorso si arricchirà martedì 3 novembre di una nuova tappa, sempre a Firenze, per ragionare questa volta sul centrale ruolo genitoriale, a sua volta alle prese con società in rapido cambiamento. Servono strumenti, chiavi di lettura, spazi di confronto.</p>
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<p>«A un ragazzo in difficoltà corrisponde una famiglia in difficoltà, di conseguenza qualunque progetto di intervento per i figli non può prescindere da un percorso di sostegno per i genitori, pena l’inefficacia della presa in carico o, peggio ancora, l’alterazione degli equilibri familiari, magari deleteri, ma funzionali: da questa considerazione è stata creata una nuova offerta» ci spiega<strong> Gianluca Palmieri</strong>, responsabile di PerForma/ Servizi di Counseling della Diaconia valdese. PerForma, nato nel 2017 promovendo dei percorsi di <em>counseling</em> per adolescenti, negli anni si è ampliato e adesso comprende, in convenzione con la Società della Salute, anche percorsi di sostegno alla genitorialità.</p>
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<p>«Abbiamo proposto questo progetto perché riteniamo importante una presa in carico dell’intero nucleo familiare – prosegue Palmieri –; le problematiche degli adolescenti presentano criticità multifattoriali e molto spesso la componente maggiormente impattante riguarda le relazioni familiari, per cui è necessario un modello di intervento sistemico che può realmente rendere efficace la presa in carico dell’intero nucleo familiare. Quando fu proposto, non era scontato che funzionasse, perché da sempre è molto complicato lavorare con i genitori, invece stiamo assistendo, nella maggior parte dei casi inviati dall’ente pubblico, a una forte volontà adulta di mettersi in discussione, di crescere, di fare il possibile per superare i problemi e rendere le relazioni familiari realmente significative».</p>
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<p>«La realtà socio-economica in cui viviamo risulta essere sempre più complessa e frammentata e ciò ha creato uno smarrimento piuttosto diffuso e un senso di estrema precarietà che coinvolge anche l’ambito familiare. Cambia il ruolo genitoriale e ciò può comportare criticità, ma anche opportunità. Questo è il messaggio che tali momenti pubblici vogliono lasciare».</p>
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<p>«Un tempo – conclude Palmieri – la maggior parte dei ragazzini che accedeva ai nostri servizi veniva da situazioni in cui vi erano difficoltà economiche e uno scarso livello socioculturale; adesso non è più così, ci sono problematiche a tutti i livelli sociali, talvolta in forme ancora più complesse rispetto ai contesti precedenti. Ci sono stati dei segnali negli ultimi dieci/dodici anni che ci dicono che c’è un nuovo modo di soffrire delle nuove generazioni, una sofferenza molto diversa da chi era cresciuto all’epoca della famiglia tradizionale normativa, questi adolescenti crescono dovendosi prendere carico di una fragilità degli adulti senza precedenti».</p>
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<p>Lo scorso anno <strong>Matteo Lancini</strong>, psicoterapeuta della Fondazione Minotauro, al convegno fiorentino ammoniva: «Se consideriamo il mondo in cui costringiamo a vivere i nostri figli (fra guerre, devastazione ambientale, individualismo estremo, violenza di genere irrisolte…) non possiamo poi stupirci che i ragazzi stiano male, che siano dominati da quella che noi chiamiamo ansia, ma che è una vera e propria angoscia. I più giovani stanno cercando di ricordarci dell’esistenza di cose che noi abbiamo rimosso: dobbiamo ascoltarli, senza per forza avere una soluzione ai loro (e nostri) mali».</p>
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<p>L&#8217;evento è organizzato da PerForma/ Servizi di Counseling della Diaconia valdese, tramite coprogettazione con la Società della Salute. All’evento collaborano Il Centro Famiglie Firenze, i Servizi sociali del comune di Firenze e l’Azienda Usl Toscana centro.</p>
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<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-85247" src="https://riforma.it/wp-content/uploads/2026/10/programma-genitorialita-240x300.jpg" alt="" width="720" height="900" srcset="https://riforma.it/wp-content/uploads/2026/10/programma-genitorialita-240x300.jpg 240w, https://riforma.it/wp-content/uploads/2026/10/programma-genitorialita-819x1024.jpg 819w, https://riforma.it/wp-content/uploads/2026/10/programma-genitorialita-768x960.jpg 768w, https://riforma.it/wp-content/uploads/2026/10/programma-genitorialita-1229x1536.jpg 1229w, https://riforma.it/wp-content/uploads/2026/10/programma-genitorialita-700x875.jpg 700w, https://riforma.it/wp-content/uploads/2026/10/programma-genitorialita-600x750.jpg 600w, https://riforma.it/wp-content/uploads/2026/10/programma-genitorialita.jpg 1500w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/29/genitori-e-adolescenti-per-un-dialogo-che-vinca-lincertezza/">Genitori e adolescenti: per un dialogo che vinca l’incertezza</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ad Assisi per la Pace</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/28/ad-assisi-per-la-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 11:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Garrone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 40 anni dallo storico incontro di preghiera per la pace convocato da papa Giovanni...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>A 40 anni dallo storico incontro di preghiera per la pace convocato da papa Giovanni Paolo II nel 1986, <strong>Assisi è</strong> tornata a essere luogo di incontro e dialogo tra religioni, culture e popoli. Fitta presenza protestante</h5>
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<p data-pm-slice="1 1 []">A 40 anni dallo storico incontro di preghiera per la pace convocato da papa Giovanni Paolo II nel 1986, <strong>Assisi è</strong> tornata a essere luogo di incontro e dialogo tra religioni, culture e popoli. Dal 25 al 27 ottobre 2026, la città di San Francesco ha accolto donne e uomini di fedi diverse, uniti dalla ricerca di nuove vie di pace.</p>
<p data-pm-slice="1 1 []">
<p>L&#8217;Incontro internazionale per la pace <strong>“Pace disarmata e disarmante – Unarmed and Disarming Peace”</strong>, promosso dalla Comunità di Sant&#8217;Egidio, ha riunito rappresentanti delle grandi religioni, del mondo della cultura, della società civile e delle istituzioni per confrontarsi sulle sfide più urgenti del nostro tempo.</p>
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<p>«<strong>La pace è possibile perché è stata possibile</strong>». È il messaggio lanciato da <strong>Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant&#8217;Egidio</strong>, durante la conferenza stampa di presentazione dell&#8217;Incontro, il 6 ottobre a Roma.</p>
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<p>Impagliazzo ha ricordato il significato dello <strong>“Spirito di Assisi”</strong>, nato nel 1986 quando Giovanni Paolo II riunì i rappresentanti delle religioni mondiali per pregare per la pace, «non più gli uni contro gli altri, ma gli uni accanto agli altri». Da allora Sant&#8217;Egidio ha raccolto quell&#8217;eredità, promuovendo ogni anno incontri internazionali di dialogo e preghiera.</p>
<p>In un mondo segnato da guerre, nazionalismi e crisi del multilateralismo, il dialogo tra le religioni, ha sottolineato Impagliazzo, «crea amicizia, crea legami» e «libera dalla paura dell&#8217;altro». Un cammino che in quarant&#8217;anni ha contribuito a costruire relazioni e ad accompagnare processi di riconciliazione in diverse parti del mondo.</p>
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<p><strong>All&#8217;Incontro hanno partecipato rappresentanti delle religioni, delle culture e delle istituzioni provenienti da 53 Paesi, con un programma articolato in 24 forum tematici.</strong> L&#8217;evento ha coinvolto migliaia di partecipanti.</p>
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<p>L&#8217;<strong>Assemblea inaugurale si è tenuta domenica 25 ottobre, nel pomeriggio, presso UmbriaFiere a Bastia Umbra</strong>. Nelle giornate successive, forum e tavole rotonde hanno affrontato i principali temi dell&#8217;attualità internazionale: i conflitti, il disarmo nucleare, le migrazioni, la democrazia, l&#8217;ambiente, le nuove tecnologie e il ruolo delle religioni nella costruzione della pace.</p>
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<p><strong>Martedì 27 ottobre</strong>, dopo le preghiere per la pace, celebrate secondo le diverse tradizioni religiose, i leader si sono ritrovati nella <strong>Piazza Inferiore della Basilica di San Francesco</strong> per la cerimonia conclusiva e un messaggio di pace rivolto al mondo.</p>
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<p>Presenti anche i vertici del Consiglio ecumenico delle chiese (vescovo <strong>Heinrich Bedford-Strohm</strong>), del Consiglio metodista mondiale (<span class="s1"><strong>Reynaldo Ferreira Leão Neto</strong>), della Federazione luterana mondiale (vescovo </span><span class="s1"><b>Henrik Stubkjær).</b></span><b></b><b></b><b></b><b></b><b></b><b></b><b></b><b></b><b></b><b></b><b></b><b></b><b></b></p>
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<p>Per la Federazione delle chiese evangeliche in Italia era presente il pastore Daniele Garrone, che ha partecipato a un panel dal titolo  &#8220;<a href="https://meetingsforpeace.santegidio.org/pageID/32261/langID/it/event/1957/FORUM-24--La-questione-migratoria-occidente-e-democrazie-alla-prova.html">La questione migratoria: occidente e democrazie alla prova&#8221;.</a></p>
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		<title>Festa della Riforma: un numero speciale di Parole e Gesti per dire Dio</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/28/festa-della-riforma-un-numero-speciale-di-parole-e-gesti-per-dire-dio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 08:05:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione battista]]></category>
		<category><![CDATA[festa riforma]]></category>
		<category><![CDATA[metodista e valdese “Culto e Liturgia”]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pubblicazione a cura della Commissione battista, metodista e valdese “Culto e Liturgia” propone un...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 id="h-la-pubblicazione-a-cura-della-commissione-battista-metodista-e-valdese-culto-e-liturgia-propone-un-percorso-tra-storia-teologia-musica-e-testimonianze-per-riscoprire-l-attualita-della-riforma-protestante" class="wp-block-heading">La pubblicazione a cura della Commissione battista, metodista e valdese “Culto e Liturgia” propone un percorso tra storia, teologia, musica e testimonianze, per riscoprire l’attualità della Riforma Protestante</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">In occasione della <strong>Festa della Riforma</strong> (in ricordo del 31 ottobre 1517, data tradizionalmente associata all’affissione delle 95 tesi di Martin Lutero a Wittenberg), la Commissione battista, metodista e valdese “Culto e Liturgia” propone alle chiese il <em>numero 19 di Parole e Gesti per dire Dio</em>, un’edizione speciale che intreccia riflessione teologica, proposte liturgiche, approfondimenti storici e testimonianze, offrendo spunti per celebrare e vivere oggi l’eredità della Riforma protestante.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il fascicolo si apre con il contributo del prof. <strong>Paolo Naso</strong>, <em>La rivoluzione protestante nel tempo dei fondamentalismi</em>, che richiama l’attualità della Riforma e il suo significato culturale e politico, mettendo in luce il valore della libertà di coscienza, della centralità delle Scritture e della partecipazione dei credenti, in un tempo segnato dalla crisi delle democrazie e dalla diffusione dei fondamentalismi.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ampio spazio è dedicato alla celebrazione comunitaria, con una proposta di culto per la Festa della Riforma a cura del past. <strong>Luca M. </strong><strong>Negro</strong>, e alla musica, con il dramma teologico-musicale in cinque parti <em>La Riforma e il canto della Grazia</em>, del past. <strong>Nicola Tedoldi</strong>. Attraverso un dialogo immaginario tra otto protagonisti e protagoniste della Riforma e dei Risvegli battista e metodista, l’opera ripercorre quattro secoli di fede, coraggio e cambiamento, mettendo in relazione la riscoperta della grazia con la libertà di coscienza, il canto comunitario e l’impegno per la giustizia sociale.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il percorso prosegue con <em>Eretici di carta: la Riforma raccontata dai romanzieri</em>, del past. <strong>Gregorio Plescan</strong> (coordinatore della Commissione bmv), una rassegna di opere letterarie che restituiscono la complessità delle vicende della Riforma e delle persone che le hanno attraversate. Completano il fascicolo <em>Una confessione di peccato</em>, del past. <strong>Massimo Aprile</strong>, e <em>Le voci delle madri della fede: memoria, grazia e resilienza</em>, della pastora <strong>Gabriela Lio</strong>, che propone una liturgia che riporta al centro le donne che hanno pensato, scritto, cantato e vissuto il Vangelo, spesso in condizioni difficili e senza ricevere il riconoscimento che meritavano.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il numero speciale (scaricabile in pdf qui sotto) invita così le comunità a non considerare la Riforma soltanto come una ricorrenza storica, ma come una storia viva, capace ancora oggi di interpellare la fede e le scelte delle chiese.</p>
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<p><a href="https://riforma.it/wp-content/uploads/2026/10/Festa-riforma-2026.pdf">Festa-riforma-2026</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/28/festa-della-riforma-un-numero-speciale-di-parole-e-gesti-per-dire-dio/">Festa della Riforma: un numero speciale di Parole e Gesti per dire Dio</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le migrazioni nell&#8217;anno del nuovo Patto europeo sull&#8217;asilo</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/28/le-migrazioni-nellanno-del-nuovo-patto-europeo-sullasilo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 07:49:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Confronti]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Idos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentati dati e analisi del Dossier Statistico Immigrazione 2026 di IDOS &#160; Si è tenuta...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><span style="color: #00597e; font-family: helvetica neue, helvetica, arial, verdana, sans-serif;"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif;">Presentati dati e analisi del Dossier Statistico Immigrazione 2026 di IDOS</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si è tenuta ieri presso il Teatro Orione a Roma la presentazione del 36° <strong><em>Dossier Statistico Immigrazione</em></strong> a cura di <a href="https://us.list-manage.com/dVvzg2UWP92?e=88f20c325c&amp;c2id=721a2adc44526d1bbeb78051eae6cca8" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>IDOS</strong>,</a> realizzato in collaborazione con il <a href="https://us.list-manage.com/foIAgbYMqXg?e=88f20c325c&amp;c2id=721a2adc44526d1bbeb78051eae6cca8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Centro Studi e rivista <em>Confronti</em></a>, e l&#8217;<a href="https://us.list-manage.com/DLXGsk3zjqC?e=88f20c325c&amp;c2id=721a2adc44526d1bbeb78051eae6cca8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Istituto di Studi Politici &#8220;S. Pio V&#8221;</a>,  grazie al sostegno dell&#8217;Otto per Mille della <a href="https://us.list-manage.com/99_R5qe0qux?e=88f20c325c&amp;c2id=721a2adc44526d1bbeb78051eae6cca8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Chiesa Valdese</a>.</p>
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<p>«La presentazione di oggi è un incoraggiamento per le battaglie di civiltà che stiamo conducendo», ha introdotto <strong>Luca Di Sciullo</strong>, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS, che ha continuato: «L&#8217;ultimo inganno è quello che ha portato al Patto europeo su migrazione asilo, diventato operativo lo scorso giugno, dopo ben 10 anni passati a studiare come disinnescare, aggirandolo, il principio di non respingimento, e dopo aver sperimentato le misure escogitate in alcuni Stati membri di frontiera nei quali il livello di vigilanza democratica e di applicazione dei diritti umani ai migranti fosse già al minimo, così da assicurarsi il più alto grado possibile di non rigetto. E quindi, in maniera privilegiata in Italia, un Paese in cui 30 anni di ininterrotta propaganda di odio xenofobo aveva perfettamente preparato il terreno». Di Sciullo ha aggiunto: «Basandosi soprattutto sull&#8217;inganno che tutto sorregge: la finzione di non ingresso. Non è bastato, infatti, che le frontiere venissero esternalizzate, trasferite più in là, per darle codardamente in gestione onerosa a Paesi terzi che le sbarrassero violentemente per conto nostro. Ma grazie al nuovo Patto si è andati ancora oltre: le frontiere sono state smaterializzate, de-ubicate, in modo da poterle giuridicamente porre ovunque. In altre parole: la frontiera, il migrante non la sorpassa mai, neppure quando è fisicamente sul suolo europeo. Perché la frontiera se la porta addosso. Anzi: egli stesso è la frontiera. Ed è esattamente grazie a questo inganno che il Patto inchioda il richiedente asilo in un perenne non-luogo, in cui non ha più scampo. Ne puoi fare quello che vuoi».</p>
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<p><strong>Grazia Naletto</strong>, responsabile area migrazioni e lotta al razzismo di Lunaria Aps, ha dichiarato: «Il Dossier offre un quadro molto preciso del fenomeno migratorio e delle condizioni di vita delle persone migranti, rifugiate e con background migratorio nel nostro Paese. Ogni anno la sua lettura ci ricorda che il vero problema non sono le migrazioni, ma il loro racconto. Un discorso pubblico tossico, che genera uno scarto sempre più profondo fra la realtà del fenomeno migratorio e la sua rappresentazione. La storia dell&#8217;immigrazione nel nostro Paese si intreccia con quella del razzismo che ha radici storiche profonde e rimosse. Infatti abbiamo cancellato letteralmente il nostro passato coloniale e le leggi razziali del regime fascista, che meriterebbero invece di essere studiati a fondo. Dagli anni Ottanta in poi il razzismo ha visto vittime proprio le persone migranti rifugiate e con background migratorio e le comunità rom. Si tratta di un fenomeno trasversale che attraversa tutte le dimensioni della vita collettiva, si traduce in atti e comportamenti sociali, discriminazioni istituzionali, oltre che in notizie non corrette o addirittura false e fuorvianti. (&#8230;) Oggi abbiamo un problema di razzismo istituzionale e il nostro sistema economico e sociale non garantisce alle persone migranti, rifugiate e razzializzate pari diritti né offre pari opportunità. Dunque, non basta prevenire e contrastare i singoli comportamenti individuali, è necessario rimuovere quegli elementi strutturali che li orientano».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nicola Cocco</strong> di Simm &#8211; Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, ha aggiunto: «Il razzismo istituzionale ha degli effetti diretti sul corpo delle persone e li vediamo nei Cpr dove stiamo mettendo  migranti. Sono luoghi spogli, vuoti, nient&#8217;altro che contenitori di corpi, che hanno effetti devastanti sulle persone detenute a livello sia fisico che psicologico. In Europa la questione migratoria viene definita sulla base di &#8220;espulsione, detenzione, respingimento&#8221;, tutti termini che hanno a che fare con il fatto di non voler vedere le persone straniere nei nostri luoghi. Ma nei centri di permanenza per il rimpatrio, in cui queste vengono trattenute, non solo sono private della libertà, ma vedono un rapido peggioramento della salute mentale già entro i primi sei mesi di detenzione. Si tratta di luoghi patogeni, violenti, realtà assimilabili a quella manicomiale, in cui viene attuata sedazione e controllo più che cura. Per questo bisogna prendere atto, tramite testimonianze ed evidenze scientifiche, che questi luoghi non sono altro che il &#8220;braccio meccanico&#8221; del razzismo istituzionale e che solo quando torneremo a vedere nelle persone migranti degli esseri umani potremo tornare a ragionare anche sulla nostra società».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Liliana Nechita</strong>, scrittrice e autrice di <em>Ciliegie amare</em> (Fve, 2026) ha detto: «Voi studiate da tempo il fenomeno delle migrazioni e provate ad arginare il razzismo, e a spiegare al mondo che tutti gli esseri umani hanno lo stesso sangue, e che tutti hanno diritto di essere felici e di sentirsi accolti da qualche parte. Oggi sono qui perché dietro i numeri che abbiamo visto, ci sono le storie delle persone. Ho difficoltà a vedermi come scrittrice perché scrivo del dolore che provano gli ultimi come me, e se mi definissi tale mi metterei su un gradino più alto, dal quale non potrei più raccontare la verità. La mia storia è simile a quella di tante donne che ho conosciuto, una storia di emigrazione costellata di dolore e umiliazioni, comune a tante persone anche in Italia. Perché il vero razzismo non è solo contro il colore della pelle, ma quello contro i poveri ed è con loro che ci siamo specchiati gli uni negli altri e ci siamo aiutati. Io non sono una scrittrice. Sono una ferita che cammina, e che non troverà mai pace, perché non saprà mai come avrebbe potuto essere la sua vita, se non avesse preso quel biglietto di sola andata. Alla fine anche io non sono riuscita a passare per davvero la frontiera, nemmeno dopo vent&#8217;anni».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Troppo spesso le teorie sociologiche hanno una miopia perché non riescono a misurarsi con la vita vissuta e anche i più puristi della teoria molto spesso indossano degli occhiali ideologici. Invece questa narrazione sociologica, che si pretende scientifica, deve scontrarsi col fatto che scientifica non lo è ormai da anni. Questo Dossier invece è una grande intrapresa intellettuale e scientifica che coinvolge soprattutto il nostro impegno etico e concreto. In qualche modo ci fa capire come, attraverso il nostro lavoro di ricerca, dobbiamo affinare gli strumenti dell&#8217;indagine e calare il nostro lavoro nella realtà. Ognuno con la propria cassetta degli attrezzi rinnovata e riqualificata alla luce del presente, deve continuare a portare avanti questa battaglia fondamentale», ha concluso <strong>Paolo De Nardis</strong>, presidente dell&#8217;Istituto di Studi Politici &#8220;S. Pio V&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ha coordinato i lavori <strong>Claudio Paravati</strong>, direttore del Centro Studi Confronti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aggiornamenti sulla pagina <strong id="v1docs-internal-guid-2a316704-7fff-2aed-8c1a-a227a40933a2"><a href="https://us.list-manage.com/175GVdnr0bT?e=88f20c325c&amp;c2id=721a2adc44526d1bbeb78051eae6cca8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Facebook</a> </strong>e sul sito di <strong id="v1docs-internal-guid-2a316704-7fff-2aed-8c1a-a227a40933a2"><a href="https://us.list-manage.com/o_RhwJrDCDS?e=88f20c325c&amp;c2id=721a2adc44526d1bbeb78051eae6cca8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Idos </a></strong></p>
<p>Maggiori informazioni sul sito <a href="https://us.list-manage.com/rlkn4QG3LcM?e=88f20c325c&amp;c2id=721a2adc44526d1bbeb78051eae6cca8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.dossierimmigrazione.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Foto di Matteo Nardone</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/28/le-migrazioni-nellanno-del-nuovo-patto-europeo-sullasilo/">Le migrazioni nell’anno del nuovo Patto europeo sull’asilo</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Una marcia ecumenica contro il CPR a Castel Volturno</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/27/una-marcia-ecumenica-contro-il-cpr-a-castel-volturno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Costagliola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 07:08:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Castelvolturno]]></category>
		<category><![CDATA[chiese battiste]]></category>
		<category><![CDATA[chiese evangeliche]]></category>
		<category><![CDATA[CPR]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Il racconto di una intensa giornata per dire no alla logica della detenzione e della marginalizzazione</h5>
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<p>Sabato 24 ottobre si è tenuta una partecipata manifestazione a Castel Volturno (CE) contro la costruzione del Centro di permanenza per i rimpatri (CPR). Una giornata di marcia pacifica, musica, colori e testimonianze, che ha visto insieme cattolici, evangelici, associazioni, istituzioni e cittadini uniti da una stessa richiesta: difendere la dignità della persona.</p>
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<p>La manifestazione ha avuto un forte significato ecumenico. Cattolici ed evangelici hanno camminato insieme, rendendo visibile una fraternità che si costruisce ogni giorno sul territorio e che va ben oltre questa singola giornata. Accanto ai sette vescovi campani – tra i quali, il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli; mons. Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta e promotore dell’iniziativa; mons. Carlo Villano, vescovo di Pozzuoli – hanno sfilato anche rappresentanti delle chiese evangeliche del territorio.</p>
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<p>Tra gli evangelici erano presenti la Chiesa valdese, con la pastora Letizia Tommasone, le comunità pentecostali, con i pastori Salvatore Spinelli e Antonio Perna, la Chiesa battista di Monteruscello, presente con alcuni membri della comunità, la diacona Monica Natali in rappresentanza delle chiese del XV Circuito delle chiese valdesi e metodiste. Inoltre, ha partecipato anche Francesco Piobbichi, operatore del progetto Mediterranean Hope della Fcei, impegnato nella Piana di Gioia Tauro nel contrasto allo sfruttamento lavorativo e nel sostengo ai braccianti migranti, e una rappresentante del <em>Patto Territoriale</em> che raccoglie diverse realtà coinvolte nel confronto sulle condizioni dei braccianti migranti e sulle politiche di accoglienza nella Piana.</p>
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<p>Il «no» al Cpr non significa negare la sicurezza, il lavoro o la legalità. Significa rifiutare la logica della detenzione e dell’emarginazione, e chiedere risposte basate su accoglienza, diritti, lavoro, scuole, servizi e integrazione. Castel Volturno ha bisogno di futuro, non di nuovi luoghi di separazione.</p>
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<p>Durante la marcia, era presente anche don Elio Santaniello, parroco della chiesa di Sant’Artema a Monteruscello, con il quale la locale comunità battista collabora da tempo: insieme abbiamo sostenuto questa iniziativa, testimoniando concretamente una collaborazione che precede questa manifestazione e continua nell’impegno condiviso per la dignità delle persone.</p>
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<p>Alla manifestazione erano presenti anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e l’eurodeputato Sandro Ruotolo. Fico ha definito il progetto del Cpr un «danno incredibile» per Castel Volturno e ha annunciato che la Regione valuterà ricorsi amministrativi e legali contro l’aggiudicazione della gara. Ruotolo, insieme ad altri parlamentari, ha chiesto un dibattito in Parlamento sulla questione.</p>
<p>La loro presenza ha rafforzato il carattere trasversale della giornata: non soltanto una mobilitazione religiosa o associativa, ma un fronte ampio di cittadini, lavoratori, sindacati, associazioni e istituzioni che chiedono al governo di ascoltare il territorio.</p>
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<p>Per le strade di Castel Volturno, sabato 24 ottobre, non è passata soltanto una manifestazione, è passata una Chiesa che, lasciate le sale e i pulpiti, si è messa in cammino accanto a migranti, famiglie, lavoratori e cittadini che chiedono soltanto di essere trattati come persone.</p>
<p>Il «no» delle chiese cristiane al CPR è, prima di tutto, un «sì» alla dignità, all’accoglienza e alla giustizia, come espressione di una fedeltà concreta al Vangelo di Gesù Cristo.</p>
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<p><em>Davide Costigliola è pastore della chiesa battista di Monteruscello</em></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/27/una-marcia-ecumenica-contro-il-cpr-a-castel-volturno/">Una marcia ecumenica contro il CPR a Castel Volturno</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La vittoria di Lula: resilienza, partecipazione e democrazia</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/27/la-vittoria-di-lula-resilienza-partecipazione-e-democrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Aprile e Anna Maffei]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 06:38:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Luca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto di Massimo Aprile e Anna Maffei, in viaggio in Brasile nelle ultime settimane,...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/27/la-vittoria-di-lula-resilienza-partecipazione-e-democrazia/">La vittoria di Lula: resilienza, partecipazione e democrazia</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Il racconto di Massimo Aprile e Anna Maffei, in viaggio in Brasile nelle ultime settimane, sul valore della partecipazione, della credibilità politica e della difesa della democrazia</h5>
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<p>È stato un privilegio trovarsi in queste settimane, a cavallo delle elezioni e poi del ballottaggio, proprio qui in <strong>Brasile</strong>. Per una circostanza fortuita, abbiamo avuto anche la possibilità di viaggiare in queste due settimane e di trovarci, al momento della vittoria di Lula, proprio in quel Nord-Est del Paese che ne è stato la forza trascinante.</p>
<p>Ci limitiamo a fare due riflessioni fondamentali su quanto è accaduto e ci ha coinvolti in un clima festoso e di gioia, comunque sempre disteso e corretto. Non abbiamo assistito, infatti, a nessun atto di provocazione o di violenza.</p>
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<p>La prima riflessione riguarda la resilienza di <strong>Lula</strong>, un uomo di 80 anni che, dopo essersi fatto anche più di 580 giorni di carcere per un&#8217;accusa artefatta, poi smontata, non solo ha riconquistato per tutto il popolo brasiliano il diritto di diventare presidente, ma è stato confermato anche dopo una prima tornata elettorale che ha visto eleggere in Parlamento la maggioranza degli esponenti della destra e nella quale è stato superato dal suo diretto concorrente, Flávio Bolsonaro, con più di 2 milioni di voti di svantaggio.</p>
<p>Questa resilienza si è manifestata nell&#8217;impegno che ha profuso in questi quindici giorni, insieme con tutto il popolo della democrazia e del lavoro, in un recupero disperato e inaspettato.</p>
<p>Dunque, la prima cosa è che anche a 80 anni si può essere tenaci, convincenti e capaci di rispondere alle urgenze della storia.</p>
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<p>La seconda cosa è che questo <strong>recupero sorprendente</strong>, sperato ma davvero sorprendente, è stato possibile per il fatto che egli e tantissimi volontari, quasi tutti giovani, siano riusciti a parlare con la gente e sbloccare una parte significativa del voto di astensione che aveva caratterizzato il primo turno delle elezioni.</p>
<p>E ora questo è anche un motivo di riflessione per noi, dentro la fascia che si allarga sempre di più di persone deluse dalla politica, soprattutto di gente di sinistra, delusa dalla rappresentanza di sinistra, spesso troppo poltronista e incline alla spartizione del potere e, quindi, troppo simile ai propri avversari.</p>
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<p>Queste o altre persone possono essere rimesse in circolazione e rese capaci di travolgere la situazione dalla credibilità e dalla passione di chi le chiama a partecipare nuovamente.</p>
<p>Se è vero che i 2 milioni di voti di svantaggio iniziale di quindici giorni fa si sono tradotti in oltre 4 milioni di voti di vantaggio questa volta per Lula, allora la riflessione è importante.</p>
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<p>Dunque, <strong>resilienza e attenzione</strong>, attenzione a quella parte della popolazione che cerca un cambiamento, ma che cerca anche, nell&#8217;ambito della sinistra, un&#8217;autenticità e una credibilità che finora non ha potuto trovare.</p>
<p>Ora le cose sono tutt&#8217;altro che facili. Lula dovrà governare con un Parlamento che gli è avverso e, quindi, non avrà vita facile: i gruppi di potere gli sono apertamente contro.</p>
<p>Tuttavia, diciamo che la sua rielezione è un segnale forte anche per i parlamentari che sono stati eletti: c&#8217;è una parte del Paese che non ci sta, che non accetta la deriva antidemocratica, l&#8217;agenda – a volte gretta, altre volte maligna – della destra radicale e che, al momento opportuno, ha dimostrato di avere un sussulto di coscienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Credo che in questi elementi ci siano anche delle possibilità di riflessione per una situazione che riguarda, nei prossimi giorni, le elezioni in Israele, poi negli Stati Uniti e, ben presto, anche nel nostro Paese.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/27/la-vittoria-di-lula-resilienza-partecipazione-e-democrazia/">La vittoria di Lula: resilienza, partecipazione e democrazia</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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