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	<title>Donald Trump - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Wed, 30 Jul 2025 12:10:39 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Donald Trump - Riforma.it</title>
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		<title>La politica del risentimento</title>
		<link>https://riforma.it/2025/07/08/la-politica-del-risentimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gian Mario Gillio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2025 05:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Negli Usa guidati da Trump il fatto che si sia deciso di colpire università e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">«Negli Usa guidati da Trump il fatto che si sia deciso di colpire università e migranti, nel concreto non cambia le difficili condizioni di vita di chi lavora in fabbrica nell’Ohio». La nostra intervista ad Alessandro Portelli</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In camicia, gilet e cravatta con 35°-40° sotto i riflettori del palco di San Siro, Bruce Springsteen interrompe il concerto per lasciare spazio alle parole e rivolgendosi ai 60.000 mila fan e (l’alluvione in Texas con il tragico bilancio di morti sarebbe arrivata tre giorni dopo, il 6 luglio) lancia parole emotive, politiche: «In America, casa mia, stanno perseguitando le persone che utilizzano la loro libertà di parola per dar voce al dissenso. Questo sta succedendo adesso. Donald Trump irrompe nella politica americana con i suoi abusi, ma l’America saprà sopravvivere». Per parlare di Stati Uniti dal punto di vista politico e culturale ci siamo rivolti ad <strong>Alessandro Portelli, critico musicale e storico, già professore di Letteratura angloamericana all’Università La Sapienza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Springsteen nel corso della sua carriera ha fatto un percorso politico straordinario, radicale – ci dice Portelli –. Il suo linguaggio e le sue radici sono le stesse di chi oggi esprime un maggior consenso a Trump. Springsteen, di fatto, è uno dei pochi artisti – intellettuali – che può rivolgersi direttamente agli elettori di Trump e a quella classe operaia alienata e imbufalita e che oggi vede in Trump una risposta alle proprie esigenze e frustrazioni. Certo, non sempre i suoi messaggi politici arrivano a tutto il pubblico che lo segue, ma qualcosa resta. Come è successo a Trump, che dopo il primo<em> live </em>a Liverpool del boss, ha detto che lo attende in patria».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>– Trump – denuncia l’artista – attacca la libertà di parola, diritto fondamentale sancito nel primo emendamento della Costituzione&#8230; </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Spesso si tende a considerare la Costituzione americana come garante dei diritti di tutti, ma gli stessi diritti li ritroviamo, a esempio, nella nostra Costituzione e così in Francia. La Costituzione americana del 1789 non è l’unica a contenere quei famosi pesi e contrappesi, <em>checks and balances</em>, dirimenti per una democrazia avanzata. Anzi, la Costituzione americana permette di potersi appellare a leggi emanate a fine Settecento e dunque può essere facilmente vulnerabile a impulsi autoritari e manipolatori».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>– Può una democrazia muoversi con arroganza e forza?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sì, se la tendenza è mettere in crisi lo Stato di diritto. Un concetto che può permettere al Presidente americano, a esempio, di poter ignorare anche le sentenze di un tribunale. Tanto più se, come previsto costituzionalmente, controlla sia la Corte Suprema sia i due rami del Parlamento. Detto questo, viene da chiedersi se vi sia oggi un equilibrio democratico tra i poteri, proprio perché se l’ideologia riesce a scardinare paradigmi consolidati – come sta purtroppo avvenendo anche in altre parti del mondo – prevalgono solo gli atti di forza».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>– Gli aspetti ideologici però sembrano avere la meglio, colpendo le università, gli studenti, gli intellettuali, i migranti…</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Vero, oggi vince la politica del risentimento. Il fatto che si sia deciso di colpire Harvard, la Columbia University, nel concreto non cambia le difficili condizioni di vita di chi lavora in fabbrica nell’Ohio. C’è un passaggio straordinario di Herman Melville in <em>Moby Dick</em>: quello di Starbuck, primo ufficiale, che pone una domanda pragmatica al Capitano Achab chiedendogli: “Quanto frutterà la caccia della balena bianca sul mercato?”. E Achab, respingendo un interesse per il guadagno materiale, gli risponde che la caccia a Moby Dick per lui è solo una questione di vendetta, non di lucro, di mera soddisfazione personale. Sostituire la dimensione emotiva a quella politica può portare danni alla collettività e al bene comune».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>– Sta dicendo che le mosse di Trump sono dettate dall’umore personale e tese a rispondere solo al sentire collettivo? </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sembrerebbe. Proprio come sta avvenendo in modo ingiustificato e ingiustificabile con gli attacchi rivolti agli immigrati e alle donne <em>transgender</em>. Mosse, queste, che rasentano la cattiveria e certamente non cristiane. Per questo molte chiese evangeliche storiche americane, si son dette contrarie alle azioni di Trump. L’attacco agli stranieri non è solo il sintomo di un nuovo razzismo ma è anche una cattiveria».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>– E il fronte massiccio di cristianesimo che sostiene Trump?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Oggi porta avanti una sola battaglia, quella contro l’aborto. Temi quali: la solidarietà, l’amore verso il prossimo, il sacrificio, la carità, sono per queste chiese pro-Trump questioni marginali e non affini al loro Vangelo della prosperità».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>– Springsteen nelle sue canzoni parla spesso di speranza e di carità intrecciandole alla realtà sociale. Prima di lui, Bob Dylan e Joan Baez suscitavano movimenti e valori… </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Direi il contrario: erano i movimenti a suscitare i Dylan e le Baez. A partire dal movimento per i diritti civili, o dal movimento per la pace. Dagli anni 80 in poi vi è stato un progressivo decadimento di questi movimenti e, come sappiamo, dove si crea un vuoto c’è chi è disponibile a colmarlo, proprio come ha fatto il movimento di destra <em>Tea Party</em>, definito populista da molti, nato in concomitanza con l’amministrazione Bush e poi consolidatosi dopo l’elezione di Obama. E questo perché la sinistra liberal si era illusa che si potesse far politica solo attraverso i <em>social media</em>, ma non è così. Serve il contatto con gli elettori. Oggi, figure come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez tentano di ricreare un’opposizione culturale, morale, radicata nei valori fondanti degli Usa, incontrando nuovamente le persone, portandole in piazza com’è avvenuto recentemente con le contromanifestazioni dello scorso 4 luglio».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>– Dunque, non ci sono solo le voci degli artisti a gridare nel deserto… </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Gli artisti sono importanti, sono <em>influencer</em>, messaggeri, ma spesso sono percepiti come <em>élite</em>, e nei loro confronti si muove anche una sorta di risentimento, di distanza, molto simile a quella rivolta agli intellettuali. Questo risentimento anti-elitario non denigra invece i ricchi, gli oligarchi, i potentati economici. La società non se la prende con il maschio ricco, non colpisce i miliardari, mentre paradossalmente colpisce più facilmente le persone colte, gli intellettuali, percepiti come persone capaci di poter giudicare un sentire comune. Il ricco, il multimiliardario, come Elon Musk, a esempio, rappresenta nell’immaginario collettivo ciò che si vorrebbe diventare, essere. Questi personaggi che detengono ricchezze infinite rappresentano in un certo senso quel sogno americano della prosperità».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>– I montanari, i contadini, i minatori, insomma gli </em>hillibilly<em> e alcuni settori rappresentati anche da Springsteen, sono loro i vulnerabili rancorosi della società americana?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«In parte sì. Perché da sempre devono fare i conti con l’ancestrale e secolare senso di inferiorità: erano a esempio l’unico gruppo sociale nei cui confronti era possibile fare battute razziste, oggi sarebbe considerato politicamente scorretto. Persone che tra l’altro sono state storicamente all’avanguardia nel movimento sindacale. In campagna elettorale Trump diceva: “Io sono uno di voi”, e loro hanno apprezzato il fatto che lui li vedesse: per la prima volta si sono sentiti considerati come una parte sociale, come zona geografica e politica».</p>



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		<title>«Eravamo tutti stranieri in questa terra»</title>
		<link>https://riforma.it/2025/01/23/eravamo-tutti-stranieri-in-questa-terra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara E. Tourn]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 09:30:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa episcopale stati unit]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Mariann Budde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rispetto, onestà e umiltà, i tre pilastri secondo la vescova Mariann Budde nel servizio di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Rispetto, onestà e umiltà, i tre pilastri secondo la vescova Mariann Budde nel servizio di preghiera per la nazione dopo l’insediamento del presidente Usa: l’appello diretto al presidente ha suscitato reazioni infuocate</h5>


<p class="p1 wp-block-paragraph"></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="Apple-converted-space">I </span>nomi della<strong> vescova della diocesi episcopale di Washington, Mariann Budde</strong>, e del <strong>presidente Donald Trump</strong> si erano già incrociati nel giugno di cinque anni fa, in occasione delle proteste seguite all’uccisione di <strong>George Floyd</strong>, quando Trump si era fatto fotografare davanti alla chiesa di St.John con la Bibbia in mano (<a href="https://archivio.riforma.it/it/articolo/2020/06/03/la-bibbia-non-e-un-accessorio">ne avevamo parlato qui</a>).</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><span class="s1">In quell’occasione la vescova aveva espresso indignazione perché «il presidente ha appena usato una Bibbia e una delle chiese della mia diocesi come sfondo per un messaggio antitetico agli insegnamenti di Gesù e a tutto ciò che rappresenta la nostra chiesa».</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1">Il presidente autoproclamatosi “scelto da Dio” è tornato, ed è toccato a lei, prima vescova della Chiesa episcopale, celebrare il 21 gennaio la funzione successiva all’insediamento, il <i>Service of prayer for the Nation</i> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=PhHE8fvf92M">la si può rivedere qui</a>) tenutasi alla National Cathedral di Washington. Una cerimonia grandiosa, ricca di musiche di vario genere e in cui sono intervenuti rappresentanti delle diverse religioni, tra cui ebrei, cristiani, musulmani, buddisti, indù, sikh, a cui sono stati affidati i momenti di preghiera.</span></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1">La cattedrale aveva già ospitato altre 10 cerimonie inaugurali, con presidenti di diversi partiti, ma questa, la cui liturgia non era stata concordata, come in passato, con il Comitato inaugurale presidenziale, <strong>passerà alla storia per le reazioni che ha suscitato</strong>.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1">Nel suo sermone (circa 14 minuti), la vescova Budde si è focalizzata sul bene della nazione, rivolgendo un appello all’unità in un tempo di divisione politica, un’unità che non è omologazione né accordo politico o passività, ma rispetto per le differenze: «Il tipo di unità che promuove la comunità attraverso la diversità e la divisione, un’unità al servizio del bene comune». E ha parlato dei tre pilastri su cui questa deve poggiarsi («un’unità imperfetta, perché siamo esseri umani imperfetti, ma possibile»): il rispetto per la dignità di ogni essere umano; l’onestà; l’umiltà. Senza unità e senza queste fondamenta, costruiamo la nostra nazione sulla sabbia, ha rimarcato rievocando la nota immagine biblica.</span></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1">In chiusura, dopo alcuni secondi carichi di attesa, negli ultimi quattro minuti si è rivolta direttamente al neoeletto presidente, con toni calmi ma fermi: «Milioni di persone hanno riposto la loro fiducia in lei, che ha sentito la mano provvidenziale di un Dio amorevole: nel nome del nostro Dio, le chiedo di avere pietà delle persone nel nostro paese che adesso hanno paura».</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1">E per rendere più chiaro il messaggio ha elencato le categorie più minacciate: omosessuali e persone transgender, immigrati (che in gran parte non sono criminali, ma lavoratori seri e inseriti nella comunità), ma anche democratici o repubblicani lontani dal suo orientamento. Ci sono molte persone che temono fortemente per la loro vita. Basti pensare alle conseguenze dell’eliminazione delle misure di protezione per le persone transgender nelle carceri federali…</span></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1">E i primissimi provvedimenti del rieletto presidente in materia di immigrazione non lasciano ben sperare.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1">Questo appello finale al presidente ha suscitato forti reazioni, sia positive che negative, anche in “casa” episcopale. Lo stesso Trump ha dichiarato tutto il suo disgusto ai giornalisti e preteso le scuse della «cosiddetta vescova» e della «sua chiesa» per quello che non pensava «fosse stato un buon culto».</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1">Alla Cnn, dopo le prime dichiarazioni del presidente la vescova ha ribadito che si stava proprio rivolgendo a lui, ma anche idealmente a tutti, per ricordare «nel modo più gentile possibile» la responsabilità nei confronti delle persone più vulnerabili.</span></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1">Una responsabilità che riguarda ciascun cittadino, perché, come ha ricordato la vescova, «il nostro Dio ci insegna che dobbiamo essere misericordiosi verso lo straniero, perché una volta eravamo tutti stranieri in questa terra».</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<h6 class="wp-block-heading">Foto: La vescova di Washington Mariann Budde predica durante il Servizio di preghiera per la nazione alla Washington National Cathedral lo scorso 21 gennaio</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/01/23/eravamo-tutti-stranieri-in-questa-terra/">«Eravamo tutti stranieri in questa terra»</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un elefante nella cristalleria</title>
		<link>https://riforma.it/2024/11/11/un-elefante-nella-cristalleria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Naso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 09:10:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni stati uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca non è la semplice riedizione della sua...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">La rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca non è la semplice riedizione della sua vittoria del 2016</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca non è la semplice riedizione della sua vittoria del 2016. Allora il voto fu interpretato come la reazione protestataria e populista a una politica delle élite, centrata sugli editoriali del New York Times piuttosto che sui bisogni di ceti medi colpiti da una crisi di lungo periodo. Una politica informata e consapevole delle sfide, ben interpretata da una donna del valore di Hillary Clinton, ma ormai aliena agli occhi di milioni di lavoratori che si sentivano abbandonati dai sindacati, dal loro partito e, ovviamente, da “quelli di Washington”. In quel frangente, Trump apparve l’alternativa verso la quale incanalare un diffuso sentimento di delusione, rabbia rancore sociale, paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La portata del successo raccolto nel 2024, ottenuto nonostante l’insurrezione del 6 gennaio 2020, la massa di processi in cui dovrebbe apparire come imputato e le volgarità contro le donne e l’avversaria Kamala Harris, suggerisce un’analisi diversa. Questa volta il voto a Trump non è stato <em>reattivo</em> quanto <em>proattivo</em>, figlio cioè di una scelta matura e consapevole, probabilmente la più rischiosa e nel lungo tempo la più sbagliata, ma evidentemente quella oggi più convincente rispetto alla vaghezza della piattaforma democratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump ha vinto a man bassa recuperando il mito più ovvio e frustro dell’’America: la sua “grandezza” – <em>Make America Great Again</em>, MAGA –&nbsp; e il suo “destino manifesto”.&nbsp; In questa prospettiva, è ovvio il ricorso al tema evergreen del “sogno americano”. Ma attenzione, non a quello costituzionale, inclusivo, riformatore di Martin Luther King, ma a quello zuccheroso e materialista delle canzoni dei musical hollywoodiani degli anni ’50 e ’60, quello adrenalinico e competitivo di Wall street.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha votato Trump sa che la sua sarà una presidenza “forte” che limiterà ulteriormente la possibilità di abortire, che adotterà misure inaudite nei riguardi degli immigrati &nbsp;– il presidente ha parlato di “deportazione” degli irregolari – e contrarie al diritto umanitario internazionale; che ridurrà il sostegno all’Ucraina assecondando così i progetti putiniani; che legittimerà i piani del governo Netanyahu, qualsiasi essi siano, su Gaza, Cisgiordania, Libano e Iran; che negherà fondi alle Nazioni Unite e andrà a braccetto con la destra antieuropeista. Probabilmente abbasserà anche le tasse, indebolendo ulteriormente le misure di welfare faticosamente introdotte da Clinton e Obama e difese da Biden.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In campagna elettorale Trump ha arrostito&nbsp; &nbsp;bistecche insieme ai metalmeccanici dell’automobile impauriti dal <em>green deal</em>; giocato a freccette con gi artigiani impoveriti dall’inflazione; scambiato battute grossolane con i minatori dimenticati e dialogato con grande trasporto spirituale con la Destra religiosa. Ha persino pubblicizzato una Bibbia autografa intitolata <em>God Save the US Bible</em> (59,90 dollari a copia, per gli interessati). &nbsp;Tutto sembra essere lecito in campagna elettorale. Ma tra qualche mese le pacche sulle spalle e i pollici alzati di una retorica sempre ottimistica e positiva saranno archiviati, e già si intuisce quali saranno i veri assi portanti della nuova presidenza: l’alleanza con la tecnocrazia di Elon Musk, in poche ore eretto a profeta di un nuovo mondo su Marte, e il legame strettissimo con la destra religiosa e la sua stringente agenda in materia di aborto, confessionalizzazione degli spazi pubblici, sostegno alle ragioni “bibliche” di Israele. Con buona pace dei <em>working poor</em> che lo hanno votato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo democratico e progressista oggi è preda a una crisi che richiederà anni di riflessioni e di rielaborazione: qual è il futuro di un partito progressista che ha perso quote rilevanti del voto giovanile, femminile, operaio, del ceto medio e persino degli immigrati <em>latinos</em>? Una crisi che investe anche le chiese liberal, come quelle che si riuniscono in questi giorno a Indianapolis, per discutere della dimensione globale della missione cristiana: declino numerico, minore capacità di incidere nello spazio pubblico e, soprattutto, un conflitto sempre più dichiarato con l’onda <em>evangelical</em> del cristianesimo conservatore che ha costituito uno dei pilastri della vittoria di Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’elefante Trump nella cristalleria della Casa Bianca è il punto d’approdo di una crisi che viene da lontano, che non ha soluzioni facili e che non si risolve cercando nei bauli in soffitta. Quanto ai <em>democrats</em>, un nuovo corso del partito dell’asinello non può non misurarsi con l’esigenza di cercare un modello che, prevedibilmente privo di&nbsp; uno sviluppo quantitativo, ponga al centro dell’azione politica &nbsp;una maggiore giustizia sociale. La strada incerta e difficile è quella di uno sviluppo qualitativo, inteso come crescita di un benessere collettivo, capace non solo di accumulare ma anche di distribuire; di una cultura della democrazia consapevole del valore dei suoi contrappesi e dell’indipendenza degli organi dello Stato, a iniziare dalla magistratura; delle pari opportunità garantite a tutti, a prescindere dalla condizione sociale di partenza.&nbsp; Nulla di nuovo: sono categorie politiche che dobbiamo alla democrazia repubblicana americana che in altri tempi le ha formulate e, per certi versi concretizzate. Al fondo, è stata la sua <em>civility</em>, come viene definita: una risorsa culturale e politica da recuperare e reinterpretare, e non solo dall’altra parte dell’Oceano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<h6 class="wp-block-heading">Foto di <a class="new" title="User:TapTheForwardAssist (page does not exist)" href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=User:TapTheForwardAssist&amp;action=edit&amp;redlink=1">TapTheForwardAssist</a></h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/11/11/un-elefante-nella-cristalleria/">Un elefante nella cristalleria</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elezioni USA. Appunti</title>
		<link>https://riforma.it/2024/11/06/elezioni-usa-appunti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valter Vecellio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 10:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<h5 class="v1MsoNormal">Il trionfo di Trump una sfida per l&#8217;Europa. Il fallimento di chi aveva previsto un serrato testa a testa per la Casa Bianca</h5>
<p> </p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">&#8220;<em>God bless America</em>&#8220;, dice ogni buon politico statunitense, a conclusione del suo discorso. Va aggiornato, al buon Dio tocca un compito supplementare, ora che<strong> Donald Trump è stato rieletto presidente:</strong> &#8220;<em>God bless the world</em>&#8220;, benedica il mondo intero.</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">È comunque curioso che appena ventiquattr&#8217;ore dopo l&#8217;elezione di Trump tutti gli osservatori, gli analisti, gli inviati sappiano spiegarci le ragioni che hanno indotto milioni di americani a dargli fiducia nonostante quello che è, che ha fatto, che promette di fare. Curioso che &#8220;oggi&#8221; sappiano spiegare tutto, mentre fino alla vigilia del voto era tutto un inno e un peana a Kamala Harris, la candidata democratica incoronata quale vittoriosa alla testa di milioni di donne che avrebbero disobbedito, nel segreto dell&#8217;urna, alle indicazioni dei loro mariti e compagni. Purtroppo, non è andata così. </p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Curioso anche ci abbiano assicurato che sarebbero occorsi giorni se non settimane per avere i risultati delle elezioni americane. Invece no: in poche ore i risultati&#8230;Ancora una volta invece di raccontare l&#8217;America ci siamo raccontati l&#8217;America. Forse invece di andare dove ci portava il cuore, si doveva andare in un market&#8230; Non nel lussuoso e fascinoso <em>Food on a budget</em> di <em>Grand Central Station</em> di Manhattan; piuttosto in un market periferico di qualche paesino della &#8220;cintura&#8221; di New York, o anche solo allungarsi nel Bronx o a Queens&#8230; se avessimo provato a chiedere a quelle signore che comperano uova e patate quanto le pagano, quanto le hanno pagate un anno fa&#8230;</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"> Sì, con Joe Biden e la sua erede Kamala Harris l&#8217;economia nel suo complesso va bene, l&#8217;occupazione sale&#8230; Però quelle uova e quelle patate costano sempre di più. Anche il biglietto dell&#8217;autobus e l&#8217;abbonamento sono aumentati. Forse questi costi &#8220;spiccioli&#8221; hanno avuto un peso non irrilevante nella scelta di chi mandare alla Casa Bianca. Più di Ucraina e Medio Oriente. Forse quelle migliaia di persone che ogni giorno da ogni sobborgo del New Jersey sbarcano al Port Authority per poi avviarsi al lavoro nella Big Apple, sì è vero: si trovano davanti alla maestosa sede del &#8220;New York Times&#8221; che invita a votare per Kamala Harris e mette in guardia dal pericolo Trump, dipinto come un presidente perfino peggiore di James Buchanan. Però più che al raffinato e colto <em>endorsement</em>, a loro pesa il costo delle uova mangiate a colazione, pensano a quanto costano le patate della cena&#8230;</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">In fin dei conti è la vecchia lezione: lo slogan coniato da James Carville, stratega politico di Bill Clinton: &#8220;<em>It&#8217;s the economy stupid!</em>&#8220;. Era il 1992, George H.W. Bush, dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell&#8217;URSS sembrava imbattibile. Vinse Clinton, grazie appunto all&#8217;economia: al denaro che l&#8217;elettore vedeva in concreto entrare e uscire dalle sue tasche.</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Di sicuro andranno studiate, queste elezioni USA: Trump apparentemente ha fatto di tutto per perderle, e le ha invece vinte. Chissà: forse, per paradosso, da un Trump potrà venire perfino un bene: l&#8217;Europa, che è poco più di un&#8217;espressione geografica, forse si deciderà a diventare davvero Stati Uniti d&#8217;Europa, dando corpo a quel sogno che da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi poi si è dipanato in Adenauer, De Gasperi, Schuman. Forse il Partito Democratico americano tornerà da Marte dove attualmente si trova, e tornerà ad essere credibile alternativa all&#8217;oggi trionfante partito repubblicano di Trump, Vance e Musk&#8230;</p>
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</blockquote>



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<h6 class="wp-block-heading">&nbsp;</h6>



<h6 class="wp-block-heading">Foto di Sean Valentine</h6>
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		<title>Gli uomini, il vero ostacolo di Kamala Harris</title>
		<link>https://riforma.it/2024/10/29/gli-uomini-il-vero-ostacolo-di-kamala-harris/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Ferrario]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 09:26:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni stati uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Kamala Harris]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano otto giorni al voto. Milioni di americani hanno già votato per posta o sono...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Mancano otto giorni al voto. Milioni di americani hanno già votato per posta o sono già andati alle urne in quegli Stati che consentono il voto anticipato</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche <strong>Michelle Obama</strong> torna a rivolgersi agli uomini. Nell’unica e tanto attesa apparizione al fianco di <strong>Kamala Harris</strong>, rivolge un accorato appello ai maschi affinché non trasformino la loro frustrazione, la loro rabbia in un voto contro la candidata democratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Michigan, lo stato con la più forte presenza di arabi americani furibondi con l’amministrazione Biden per non avere impedito la carneficina in corso a Gaza, Michelle ha usato parole forti, cercando di scalfire quel muro di indifferenza misto a sessismo e delusione che rischia di favorire l’astensionismo democratico e addirittura di far disperdere i voti sulla terza incomoda, la candidata verde <strong>Jill Stein</strong> che non si è ritirata dalla corsa alla Casa Bianca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ex <em>first lady</em> ha puntato dritta sulla salute delle donne messa in pericolo da un ritorno di Trump alla presidenza. Il riferimento è alla decisione della Corte Suprema nel 2022 di annullare la sentenza Roe <em>vs</em> Wade che proteggeva il diritto all’aborto in tutti gli Stati, costringendo di fatto le donne che vogliono interrompere la gravidanza a migrare in stati dove le legislazioni in atto consentono l’assistenza all’aborto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già durante la sua presidenza Trump aveva cancellato i fondi federali ai centri che si occupavano di tutela della salute della donna se, tra i servizi forniti, oltre alle vaccinazioni, la prevenzione, la contraccezione, era prevista anche l’interruzione di gravidanza. «Un voto per lui è un voto contro di noi, contro la nostra salute».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendete seriamente le nostre vite, ha implorato Michelle Obama, rivolgendosi in modo particolare agli uomini: «Da quale parte della storia volete stare?».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi parlando direttamente alle donne le ha invitate a votare per Kamala Harris, indipendentemente dal voto del loro compagno, «il vostro voto è una questione privata».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parole influenzate di sicuro da un sondaggio <em>New York Times</em>-Siena College pubblicato venerdì nel quale si mette in risalto che Harris è al 54% di gradimento tra le donne e al 42% tra gli uomini, mentre Trump tra gli uomini ha il 55% di gradimento contro il 41% delle donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche Obama nella tappa in Pennsylvania si era rivolto direttamente agli uomini neri accusandoli di sessismo. Chi meglio di lui può permettersi di dire ai suoi simili che la scelta di non votare la Harris è dettata dal pregiudizio che una donna non possa essere presidente degli Stati Uniti. «È cresciuta nei vostri quartieri, ha fatto le vostre scuole e condotto le vostre stesse battaglie, li aveva redarguiti, eppure credete di più a un miliardario bianco che vi disprezza, piuttosto che votare una donna!».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mancano, ormai, solo nove giorni al voto. Milioni di americani hanno già votato per posta o sono già andati alle urne in quegli Stati che consentono il voto anticipato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sappiamo che a determinare il risultato sono soprattutto sette stati in bilico e probabilmente una manciata di voti farà la differenza. Per la strana legge elettorale americana che cerca di dare valore uguale a tutti gli stati non basta il voto popolare per vincere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hillary Clinton</strong>, la prima donna a correre per la Casa Bianca nel 2016, lo sa molto bene. Non ce l’ha fatta nonostante avesse quasi tre milioni di voti in più. Fu eletto <strong>Donald Trump</strong> che aveva condotto una campagna volgare e sessista contro di lei. Vi ricordate la marcia delle donne a Washington il giorno del suo insediamento? Non sappiamo che cosa succederà se Trump dovesse perdere, se davvero ci sarà quella rivolta del suo popolo, violenta come abbiamo già visto il sei gennaio 2021 con l’assalto al Congresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il miliardario non perde occasione di parlare della possibilità di brogli messi in atto dall’amministrazione Biden. Critica il voto anticipato, sapendo che i repubblicani tendono ad andare di persona ai seggi. In questi mesi ha preparato il suo popolo ad una contestazione del risultato se non dovesse vincere, proprio come fece nel passato con l’elezione di Biden.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno scenario inquietante di cui i media americani parlano apertamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, possiamo immaginare che tipo di Paese abbia in mente Trump se dovesse vincere. Un Paese sempre più diviso, sempre più concentrato su sé stesso, con un’Europa sempre più sola prigioniera di quell’asse sovranista che vede in Trump il grande leader e che da Washington arriva sino a Mosca, passando anche da Roma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché il voto americano ci riguarda, eccome!</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblichiamo per gentile concessione dell’autrice Tiziana Ferrario e del sito Articolo21</strong></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/10/29/gli-uomini-il-vero-ostacolo-di-kamala-harris/">Gli uomini, il vero ostacolo di Kamala Harris</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Attentato a Donald Trump, le prime reazioni delle chiese</title>
		<link>https://riforma.it/2024/07/15/attentato-a-donald-trump-le-prime-reazioni-delle-chiese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 07:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ex presidente degli Stati Uniti, in corsa per un nuovo mandato, ferito ad un orecchio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>L&#8217;ex presidente degli Stati Uniti, in corsa per un nuovo mandato, ferito ad un orecchio</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Sono ovviamente moltissime le reazioni, anche da parte delle chiese, al tentativo di omicidio che ha visto coinvolto il candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump. Vediamone alcune:</p>
<p class="p1">Joel Renkema, pastore della Visalia Christian Reformed Church in California, durante il culto di ieri domenica 14 luglio ha ricordato che «Gli spari che sono stati sparati contro Donald Trump sabato sono stati anche uno squillo di tromba, un monito chiaro e abbastanza evidente al nostro Paese. Il discorso politico è andato fuori controllo ed è ora di smettere di odiare e demonizzare i nostri oppositori». «Questo è un colpo di avvertimento!» Ha concluso. «Possiamo sentirlo? Lo ascolteremo?».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Quando domenica i fedeli si sono riuniti per le funzioni in tutto il paese, non erano trascorse nemmeno 24 ore dall’attentato avvenuto durante una manifestazione a Butler, Pennsylvania – e quasi non c’è stato tempo perché i leader della chiesa capissero come guidare al meglio i loro parrocchiani sconvolti.</p>
<p class="p1">Trump, che non ha mai mostrato una particolare religiosità, era emerso già prima della sparatoria di sabato come una figura messianica per molti cristiani di estrema destra che costituiscono la spina dorsale del suo movimento. Con Trump posizionato come simbolo della fede, un attacco contro di lui è stato visto da alcuni sostenitori come un attacco al cristianesimo. In un momento di intensa divisione in America, quella pista potenzialmente esplosiva ha portato molti leader della chiesa – con alcune notevoli eccezioni – a lanciare appelli urgenti per una domenica calma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">«Come americani, dobbiamo tutti essere inorriditi oggi per ciò che è accaduto non troppo lontano da qui a Butler ieri sera», ha detto la pastora Kris Stubna in un discorso domenicale alla Cattedrale di St. Paul, una parrocchia cattolica a Pittsburgh. «Condanniamo ciò che è accaduto al presidente Trump e non accetteremo mai e poi mai l’uso della violenza, per nessuna ragione».</p>
<p class="p1">Alcuni leader evangelici hanno fatto allusioni mirate ai “nemici” e alle “prove” dei fedeli senza menzionare specificamente Trump o l’attacco. Altri, in particolare gli affiliati al sottogruppo suprematista cristiano in rapida crescita noto come Riforma Neo-Apostolica, hanno menzionato Trump per nome nei sermoni e hanno dichiarato una guerra spirituale contro i suoi avversari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Anche gli oppositori politici di Trump hanno pregato per lui, come nel sermone pronunciato domenica dal senatore Raphael G. Warnock  dal pulpito della storica chiesa battista di Ebenezer ad Atlanta, situata a pochi passi dalla tomba del reverendo Martin Luther King Jr.</p>
<p class="p1">Warnock, il pastore senior della chiesa, ha aperto con una feroce condanna del tentativo di assassinio di Trump e della «rozza retorica della violenza politica» che ha descritto come una minaccia per tutti gli americani.</p>
<p class="p1">L’uomo che ha cercato di uccidere Trump «non era un patriota», ha detto. «E nemmeno le persone che hanno attaccato il nostro Campidoglio e aggredito gli agenti di polizia e hanno cercato di fermare il trasferimento non violento del potere politico il 6 gennaio di 4 anni fa».</p>
<p class="p1">«Sono fatti della stessa stoffa», ha aggiunto Warnock. «Dobbiamo gridare allo scandalo, dobbiamo denunciare l’ipocrisia di chiunque cerchi di condonare l’uno e condannare l’altro».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">La Chiesa Unita di Cristo condanna a sua volta fermamente le violenze rivolte contro l&#8217;ex presidente Donald Trump.</p>
<p class="p1">«La violenza politica non è mai stata una soluzione alle diverse credenze e ideologie politiche. Man mano che emergono maggiori dettagli sulla sparatoria alla manifestazione del presidente Trump, siamo inorriditi dagli eventi che si sono verificati davanti ai nostri occhi. Con l’ex presidente ferito e due morti, compreso l’uomo armato, piangiamo questo momento in cui la violenza è in mostra nella pubblica piazza della nostra arena politica.</p>
<p class="p1">Come persone di fede, abbiamo l’opportunità di far parte del discorso civile mentre attraversiamo questo periodo che porta a un’altra elezione presidenziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">L’impegno per la pace deve essere una priorità nei giorni a venire. Emergeranno ulteriori informazioni e, indipendentemente da tali informazioni, la pace è possibile. Possiamo impegnarci a garantire la pace e la civiltà tra noi.</p>
<p class="p1">Dio, nella tua misericordia, ascolta la nostra preghiera. O Dio, siamo scioccati e inorriditi dal tentativo di omicidio nei confronti dell’ex presidente Trump. Preghiamo per la sua guarigione e preghiamo per le famiglie di coloro che sono morti a causa di questo atto di violenza».</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/07/15/attentato-a-donald-trump-le-prime-reazioni-delle-chiese/">Attentato a Donald Trump, le prime reazioni delle chiese</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La preghiera della Chiesa unita di Cristo dopo la condanna di Donald Trump</title>
		<link>https://riforma.it/2024/05/31/la-preghiera-della-chiesa-unita-di-cristo-dopo-la-condanna-di-donald-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2024 07:06:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Ucc]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Confessiamo le nostre profonde divisioni e chiediamo perdono per il modo in cui abbiamo contribuito...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>«Confessiamo le nostre profonde divisioni e chiediamo perdono per il modo in cui abbiamo contribuito al baratro che ora ci troviamo di fronte»</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pastora e presidente della Chiesa unita di Cristo Karen Georgia Thompson e la pastora con delega al ministero globale Shari Prestemon hanno reso pubblica una preghiera in risposta alla condanna dell&#8217;ex presidente Donald Trump per 34 capi di imputazione in un tribunale di New York il 30 maggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La preghiera recita: «Adorato Signore, nella tua misericordia, ascolta le preghiere del tuo popolo, mentre preghiamo per conto di questa nazione. In questo giorno storico in cui un ex presidente è stato dichiarato colpevole da una giuria, siamo consapevoli di quanto tutto ciò significa. Siamo consapevoli di una serie di emozioni che suscita tra noi e preghiamo per la pace in noi e tra noi, o Dio. Confessiamo le nostre profonde divisioni e chiediamo perdono per il modo in cui abbiamo contribuito al baratro che ora ci troviamo di fronte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Manda il tuo Spirito in tutta la sua potenza per tenerci uniti in questi momenti precari e guidari verso una guarigione collettiva. Rafforza la nostra determinazione a onorare la preghiera di Gesù affinché tutti possiamo essere uno.</p>
<p>Guidaci verso una riflessione umile e onesta, affinché la nostra saggezza e fede possano essere rafforzate per il viaggio che ci attende. Lasciamo che compassione e cura siano le nostre parole d’ordine mentre continuiamo a pregare e a lavorare per la pace e un mondo giusto per tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con fiducia nella tua presenza costante e nella tua grazia infinita, eleviamo le nostre preghiere a te, Santo. Amen».</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/05/31/la-preghiera-della-chiesa-unita-di-cristo-dopo-la-condanna-di-donald-trump/">La preghiera della Chiesa unita di Cristo dopo la condanna di Donald Trump</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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