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	<title>disagio psichico - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
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		<title>Disturbo mentale e giovani generazioni</title>
		<link>https://riforma.it/2024/05/02/disturbo-mentale-e-giovani-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta D'Auria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2024 08:20:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[disagio psichico]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ansia, attacchi di panico, tristezza e “strani pensieri” percorrono l&#8217;universo giovanile: a colloquio con Laura...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
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<div class="column">
<h5>Ansia, attacchi di panico, tristezza e “strani pensieri” percorrono l&#8217;universo giovanile: a colloquio con Laura de Caprariis, responsabile del Centro di Salute mentale 28 dell’Asl Napoli1</h5>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo dati recenti dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), i disturbi mentali sono la principale causa di disabilità tra i giovani di età compresa tra i 10 e i 24 anni. Si stima che oltre il 20% dei giovani in tutto il mondo possa soffrire di un qualche tipo di disturbo mentale, che va dalla depressione all’ansia, al disturbo bipolare fino ai disturbi del comportamento alimentare. In Italia, la situazione non è migliore. Secondo l’Istituto superiore di Sanità (Iss), circa il 15% dei giovani italiani ha avuto o avrà problemi di salute mentale entro i 18 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A fronte di questi dati preoccupanti si registra una crescente domanda di accesso ai servizi di salute mentale da parte dei giovani. Ne parliamo con la psichiatra e psicoanalista, e Analista membro della Scuola (AME) dell’Epfcl (Scuola di psicoanalisi dei Forum del Campo lacaniano) Laura de Caprariis, che ricopre il ruolo di responsabile del Centro di Salute mentale 28 dell’Asl Napoli1.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– Dal suo punto di osservazione, conferma che è cresciuto il numero di giovani che si rivolgono al servizio di salute mentale? Chi sono i giovani che vengono a chiedere aiuto? </em></p>
<p>«Sì, è un dato che posso confermare. Negli ultimi tempi abbiamo registrato un incremento delle domande di aiuto da parte dei giovani. Il mio lavoro insiste su un’area della città che comprende il quartiere periferico di Scampia che, tra l’altro, ha una popolazione giovanile mediamente più alta di altri quartieri di Napoli. Il Centro di Salute mentale dovrebbe erogare le sue prestazioni a utenti dai 18 anni in su ma, nell’ultimo periodo, accoglie richieste a partire dai 17 anni, proprio in considerazione dell’aumento di domande da parte di giovani che frequentano ancora le scuole. Ci sono poi i giovani che hanno terminato il percorso scolastico e si trovano ad affrontare le difficoltà di inserimento nel mondo universitario o lavorativo insieme al distacco dai compagni di scuola, situazioni che, in assenza di salde risorse psichiche e ambientali, possono aprire a una solitudine che sconfina nel ritiro sociale e nell’isolamento. Le domande arrivano più frequentemente, ma non esclusivamente, dalla popolazione femminile che sembra essere generalmente più incline alla richiesta di aiuto».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– Quali sono le manifestazioni più comuni del disagio avvertito dai giovani?</em></p>
<p>«I giovani chiedono aiuto per l’ansia, per gli attacchi di panico, perché si sentono tristi, perché si sentono attratti dallo stesso sesso e temono di dirlo in famiglia oppure perché non sanno da chi sono attratti, perché “si tagliano”, perché non riescono a fare amicizia e trascorrono molto tempo sui <em>social</em>, perché si sentono aggressivi, perché dormono male, perché hanno degli “strani pensieri” e non si sentono più gli stessi o perché presentano disturbi comportamentali da uso di sostanze o disturbi alimentari. Queste manifestazioni di malessere possono essere l’espressione di un momento di crisi adolescenziale oppure l’esordio di un disturbo propriamente psichiatrico. Un ascolto attento e tempestivo può pertanto essere risolutivo in tempi relativamente brevi nel primo caso o consentire di intervenire precocemente nel caso dei disturbi più gravi».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– Quali possono essere i fattori scatenanti dell’aumento del disagio mentale giovanile? </em></p>
<p>«Un fattore certamente rilevante, sperimentato in diverso modo da ciascuno di noi, è stato quello determinato dalla recente emergenza Covid. Le restrizioni imposte dal <em>lockdown</em>, con la sospensione improvvisa della vita sociale, hanno avuto un impatto drammatico specie sugli adolescenti, che si sono trovati privati di quel tempo che noi adulti evochiamo spesso con nostalgia, il tempo delle prime esperienze di amicizia e di amore, felici o meno felici, ma certamente formatrici. La pandemia, comunque, a mio parere, ha solo scoperchiato dei processi insidiosi connessi alla nostra contemporaneità connotata dalla precarietà e dall’incertezza, da stili di godimento per i quali ogni mancanza viene coperta illusoriamente da oggetti di consumo a scapito della ricerca di relazioni. La mancanza, ben esperita, ci spingerebbe invece alla ricerca di rapporti autentici improntati alla gratuità. Un altro fattore importante è l’uso mal gestito dei <em>social</em> di cui i giovani sono i principali fruitori. Le possibilità introdotte dal mondo dei <em>social</em> giocano un doppio ruolo: da una parte sembrano favorire le relazioni, la condivisione all’interno di un gruppo, dall’altra spingono a proporre un’immagine di sé sempre smagliante che finisce per trasformare la persona in un’immagine di sé fissa, ingannevole, che rende invisibili nel senso che trattiene dal manifestare il proprio effettivo sentire con preoccupanti effetti di isolamento».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– In questo contesto complesso, quale ruolo gioca il “mondo degli adulti”? </em></p>
<p>«Anche gli adulti ovviamente patiscono le contraddizioni della nostra società. Può accadere che i genitori si sentano inadeguati a rapportarsi con i figli e oscillino tra comportamenti intransigenti, con richieste di alte prestazioni che possono suscitare ansia nei figli, e comportamenti permissivi che tendono ad evitare il conflitto. La dialettica genitori-figli è invece necessaria e costruttiva per entrambe le parti. È compito del genitore cogliere i segnali di difficoltà del figlio senza minimizzarli o prontamente delegarli all’ascolto specialistico. È importante che i genitori sappiano trovare un tempo di ascolto e di confronto con i figli, che li aiutino a porsi delle domande senza precipitarsi a offrire soluzioni, che spingano all’autonomia e alla fiducia nei rapporti valorizzando il mondo della scuola e tutti gli altri sani contesti di aggregazione, luoghi in cui il giovane, oltre ad aprirsi a percorsi conoscitivi, può costruire relazioni significative con altri adulti e coetanei ed entrare nei legami sociali. Dinanzi alla complessità della nostra contemporaneità, tutti gli adulti, genitori o no, non possono scoraggiarsi o arrendersi perché hanno la responsabilità di trasmettere e di tramandare alle generazioni future possibilità e speranze».</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/05/02/disturbo-mentale-e-giovani-generazioni/">Disturbo mentale e giovani generazioni</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Trauma, memoria e società</title>
		<link>https://riforma.it/2024/04/05/trauma-memoria-e-societa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Rolando]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 07:55:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[disagio psichico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le guerre, ma non solo: molti sono gli eventi che possono portare le persone a...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h5>Le guerre, ma non solo: molti sono gli eventi che possono portare le persone a rinchiudersi in se stesse. Al di là delle cure per le patologie più rilevanti, la cultura può avere un ruolo di aiuto</h5>
<p>&nbsp;</p>
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</div>
<p><strong>Immersi in un vortice di notizie negative</strong>, stiamo spesso, in questi tempi, rinchiusi in noi stessi a scopo difensivo. Il nostro interno sembra restare l’unico rifugio da un mondo bombardato da notizie di guerra, di violenze, di prevaricazioni e da un clima politico prevalente, che cavalca emotivamente questo disordine invece di cercare di interpretarlo recuperando il significato profondo degli avvenimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>V<strong>i è, indubbiamente, un aspetto post-traumatico nel disagio psicologico</strong> e sociale dei nostri giorni. I traumi rappresentati dai conflitti di ogni tipo, dalla pandemia che abbiamo appena attraversato, hanno segnato le nostre menti. Le esperienze traumatiche possono essere ricordate con eccessiva reviviscenza così come possono essere non integrate nella memoria come se gli effetti del trauma facessero oscillare le nostre menti fra i poli estremi della memoria o dell’oblio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gli adolescenti, in particolare, sono i più esposti in queste situazioni</strong> perché già attraversano una fase di cambiamento della loro vita alla ricerca di un nuovo equilibrio interiore e il trauma può slatentizzare in loro problemi psicologici preesistenti. L’incremento esponenziale dei fenomeni di ritiro sociale che si definiscono anche <em>Hikikomori</em> con un termine coniato dallo psichiatra giapponese Saito Tamaki che significa “isolarsi”, documentano una difficoltà crescente non soltanto individuale ma anche sociale: ragazzi e ragazze che si autorecludono in casa affetti da una sindrome sociale al confine fra malattia e disagio, in cui, paradossalmente, la rete rappresenta, attraverso la rappresentazione virtuale, l’unico tentativo di mantenersi in contatto con il mondo. Così come l’aumento delle situazioni di Disturbo da stress post-traumatico (Dpts) in situazioni in cui a distanza di tempo gli abusi fisici e psicologici subiti in infanzia possono favorire lo sviluppo di disturbi di personalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La cultura, in questa situazione, rappresenta un sistema di protezione dal trauma</strong> perché è provvista di norme e valori condivisi che attraverso una continuità storica possono contribuire a incrementare la nostra capacità di resistenza. Il trauma altera, in modo profondo, non soltanto il singolo individuo ma anche il sistema culturale in cui l’individuo è inserito. La società dopo avere subito il trauma non può più essere uguale a prima. Qui si possono innestare i problemi di uno sviluppo nella continuità democratica della nostra società. L’autoritarismo attecchisce laddove si perde la speranza in un cambiamento interiore e in una trasformazione sociale che garantisca lo sviluppo democratico dei diritti individuali e sociali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quando il sistema di protezione culturale individuale e comunitario entra in crisi,</strong> rischia di fare spazio a elementi regressivi e conservatori come il nazionalismo e i fondamentalismi ideologici, culturali e religiosi: regressioni di questo tipo sono una costruzione di una identità fittizia che nega il dolore e la complessità come se l’individuo e la società traumatizzati facessero ricorso a dei meccanismi di difesa arcaici e primitivi. Gli ancoraggi che i sistemi culturali possono offrire sono una forma di terapia importante che possono salvare la società e gli individui aiutando ad elaborare il dolore connesso al trauma. La memoria storica e lo studio del passato educano a comprendere la complessità e possono illuminare il presente aiutandoci a collegare la propria evoluzione interiore al cammino che attraversa la vita nel mondo esterno, così come un sestante aiuta nella navigazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’esito dei processi traumatici</strong> dipende, dunque, in buona parte dall’età in cui compaiono, dal contesto sociale e dalla disponibilità delle risorse in campo. È evidente che per ridurne gli effetti negativi bisogna rafforzare i servizi sanitari di psichiatria e di psicologia dell’età evolutiva e adulta che, spesso, per carenza di investimenti non sono messi in grado di potere fornire un sostegno adeguato. È altrettanto strategico investire nella formazione culturale come nei sistemi culturali rappresentati dalle comunità di appartenenza. Le culture, talora, possono produrre dei sistemi di significato che aiutano l’individuo a elaborare i vissuti traumatici, anche per mezzo di rituali simbolici. Sappiamo che la alterazione della memoria delle persone che hanno subito un trauma si manifesta o con la dimenticanza attraverso a dei processi di dissociazione o con le interferenze di ricordi negativi che si ripresentano alla coscienza come dei <em>flashback</em> così come del contemporaneo effetto distruttivo sul sistema sociale. Anche il recupero di una memoria storica che ci permetta di riscoprire dei rapporti significativi con il passato e con la capacità che hanno avuto dei nostri simili di reagire positivamente a eventi drammatici accaduti può essere di aiuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fra non molti giorni ricorderemo con una marcia silenziosa, a Torino, il 9 aprile, una figura luminosa come <strong>Emanuele Artom</strong> testimone della lotta per la liberazione del nostro paese dal nazifascismo e testimone, insieme di speranza in un cambiamento: se si leggono i suoi diari si capisce quanto la speranza in un mondo migliore non abbia nulla di utopico ma sia molto reale e animata dalla ricerca di una nuova moralità e socialità sostenute da una memoria efficace.</p>
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