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	<title>diakonie deutschland - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
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		<title>Germania, il caso Egenberger-Diaconia</title>
		<link>https://riforma.it/2026/05/28/germania-il-caso-egenberger-diaconia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte federale del lavoro ritiene ammissibile, a determinate condizioni, il requisito dell&#8217;appartenenza a una...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading article--sub-headline primus--sub-headline"><span dir="auto">La Corte federale del lavoro ritiene ammissibile, a determinate condizioni, il requisito dell&#8217;appartenenza a una chiesa per le posizioni lavorative</span></h5>



<div class="readspeaker--container rs_skip rs_preserve">&nbsp;</div>



<p class="has-text-align-left p1 wp-block-paragraph"><span class="s1" style="background-color: #ffffff;">Per anni l’educatrice sociale Vera Egenberger e l’<em>Evangelisches Werk für Diakonie und Entwicklung</em>, l&#8217;ente centrale della Chiesa Evangelica in Germania (Ekd) che coordina le attività caritative, l&#8217;assistenza sociale e la cooperazione internazionale allo sviluppo, si sono affrontate in tribunale. Giovedì scorso il caso si è concluso con una sentenza della Corte suprema che si è pronunciata a favore del datore di lavoro ecclesiastico.</span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">I datori di lavoro ecclesiastici possono richiedere ai candidati l&#8217;appartenenza alla Chiesa per le offerte di lavoro con “profilo cristiano”. Lo ha stabilito dunque il Tribunale federale del lavoro (Bag) di Erfurt nella lunga controversia legale tra l&#8217;educatrice sociale Vera Egenberger e l&#8217;Evangelisches Werk für Diakonie und Entwicklung. Se l&#8217;appartenenza alla Chiesa costituisce un requisito professionale per un posto di lavoro quindi, ciò può essere richiesto ai candidati in base al diritto all&#8217;autodeterminazione delle Chiese e delle loro istituzioni, tutelato dalla Costituzione, ha stabilito la massima autorità giudiziaria tedesca in materia di lavoro.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Nello specifico, si trattava di un posto di relatore bandito nel 2012 dall’ente sociale dell&#8217;Ekd. Il posto a tempo parziale aveva una durata determinata di due anni. L&#8217;attività principale doveva essere la redazione di una relazione sull&#8217;attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro il razzismo da parte della Germania. Rientravano nell&#8217;ambito di attività anche la redazione di pareri e contributi specialistici, nonché la rappresentanza della <em>Diakonie Deutschland</em> in relazione al progetto nei confronti della politica, dell&#8217;opinione pubblica e delle organizzazioni per i diritti umani. Ai candidati era richiesta l&#8217;appartenenza a una chiesa cristiana e l&#8217;identificazione con la missione diaconale.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">La Egenberger si era candidata per il posto e aveva ricevuto una risposta negativa. La donna attribuì tale rifiuto alla sua mancata appartenenza alla Chiesa, sostenendo di essere stata discriminata per motivi religiosi. L’educatrice sociale fece riferimento alla Legge generale sulla parità di trattamento (Agg) e chiese un risarcimento di almeno 9.788 euro.</span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Il Tribunale federale del lavoro ha sottoposto il caso alla Corte di giustizia europea (Cgue) per un esame. I giudici lussemburghesi hanno sottolineato il diritto delle chiese all’«autonomia». Tuttavia, l’appartenenza alla Chiesa può essere richiesta solo se ciò è «essenziale, legittimo e giustificato». Di conseguenza, il Bag ha condannato il datore di lavoro ecclesiastico a un risarcimento di 3.915 euro. L’appartenenza alla Chiesa non era necessaria per il posto di lavoro offerto ed Egenberger è stata discriminata a causa della sua religione.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">La Corte costituzionale federale, adita in seguito, ha annullato la decisione dei giudici supremi del lavoro. Questi ultimi non avrebbero tenuto sufficientemente conto del diritto all’autodeterminazione delle Chiese sancito dalla Costituzione e dei requisiti di appartenenza alla Chiesa previsti per il posto di lavoro oggetto del bando. Quanto maggiore è l&#8217;importanza del posto vacante «per l&#8217;identità religiosa della comunità religiosa all&#8217;interno o all&#8217;esterno», tanto più è possibile richiedere l&#8217;appartenenza alla Chiesa.</span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Di conseguenza, il Bag ha ora stabilito che la ricorrente, non appartenente ad alcuna confessione religiosa, non è stata discriminata a causa della religione con il rifiuto della sua candidatura. L&#8217;appartenenza alla Chiesa era «idonea, necessaria e adeguata» per la posizione offerta «al fine di salvaguardare l&#8217;identità religiosa». Infatti, l&#8217;attività prevista dal posto comprendeva anche la «rappresentanza della <em>Diakonie Deutschland</em> in relazione a progetti specifici», tra l&#8217;altro nei confronti della politica e dell&#8217;opinione pubblica. Pertanto, l&#8217;appartenenza alla Chiesa e l&#8217;adesione alla missione della Chiesa costituivano un requisito professionale essenziale, legittimo e giustificato.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un paio di anni fa sempre la Diaconia protestante tedesca era stata coinvolta in casi analoghi, dopo le parole del suo presidente, il pastore&nbsp;<strong>Rüdiger Schuch</strong> che si era detto pronto a licenziare chi dimostrava affiliazione con partiti politici di estrema destra: «Se i dipendenti di&nbsp;<em>Diakonie</em>&nbsp;si uniscono all’<em>AfD</em>&nbsp;o addirittura si candidano nelle sue fila, si dovrà avviare un dialogo serio. Se ciò non porta a nulla ci dovranno essere conseguenze. Chi sostiene quel partito dovrebbe lasciare il proprio posto di lavoro».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggi anche:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-riforma-it wp-block-embed-riforma-it"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="1RIzx73HhW"><a href="https://riforma.it/2024/05/14/sei-razzista-ti-licenzio/">Sei razzista? Ti licenzio</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“Sei razzista? Ti licenzio” — Riforma.it" src="https://riforma.it/2024/05/14/sei-razzista-ti-licenzio/embed/#?secret=XequfTCfBs#?secret=1RIzx73HhW" data-secret="1RIzx73HhW" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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