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	<title>crocifisso - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
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	<title>crocifisso - Riforma.it</title>
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		<title>Guardare il Dio crocifisso</title>
		<link>https://riforma.it/2025/04/22/guardare-il-dio-crocifisso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Squitieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 07:20:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a I Pietro 2, 24 &#160; Noi tutti eravamo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading"><strong>Un giorno una parola – commento a I Pietro 2, 24</strong></h5>



<p>&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il Signore ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti</em></p>



<p><em>Isaia 53, 6</em></p>
</blockquote>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Cristo ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia</em></p>



<p><em>I Pietro 2, 24</em></p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


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</blockquote>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>L’inno che include questo versetto della lettera di Pietro, citando il capitolo 53 del profeta Isaia, mette in evidenza il legame profondo tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Gesù è identificato come il “servo sofferente” di Isaia, l’“Agnello di Dio” (Giovanni 1, 29), per il quale abbiamo ricevuto il perdono dei nostri peccati. Tuttavia, lo scopo di Pietro non è quello di esaltare la sofferenza in sé, ma di sottolineare il valore della sofferenza di Cristo, grazie alla quale noi siamo stati salvati e guariti.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Queste parole diventano davvero potenti quando ci aiutano a riconoscere, con umiltà, il nostro peccato personale, quello più nascosto, che solo noi conosciamo. È proprio questo peccato, spesso vissuto senza responsabilità verso gli altri, che finisce per alimentare l’ingiustizia nel mondo. Siamo invitati a guardare il Crocifisso, che rappresenta in modo concreto ogni persona ferita ed umiliata. Assumendo su di sé la condizione del “Servo sofferente”, Gesù ci spinge ad aprire gli occhi sulla realtà della sofferenza che ci circonda e ad aprire il cuore per accogliere e prenderci cura di chi è nel bisogno.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Se la nostra conversione è sincera e nasce dall’amore per il “Dio crocifisso”, allora essa non resta solo qualcosa di personale, ma diventa capace di generare un vero cambiamento anche nella società che ci circonda. La sofferenza di Gesù ci insegna non solo a riconoscere il dolore degli altri, ma anche a liberarci dalla violenza, che purtroppo sembra dilagare sempre di più.</p>



<p>Scriveva il pastore Dietrich Bonhoeffer: «Cristo non ci aiuta in virtù della sua onnipotenza, ma in virtù della sua sofferenza». Amen.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Immagine: Eugène Delacroix, Crocifissione (1845), Muséum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam</p>



<p>&nbsp;</p>



<h1 class="wp-block-heading">&nbsp;</h1>



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			</item>
		<item>
		<title>Speriamo in una scuola nuova e più inclusiva</title>
		<link>https://riforma.it/2024/05/22/speriamo-in-una-scuola-nuova-e-piu-inclusiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Maffia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 06:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondigliano, restano due crocifissi in un istituto in via di demolizione: resta anche una tradizione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Secondigliano, restano due crocifissi in un istituto in via di demolizione: resta anche una tradizione che  ignora le minoranze?</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa foto c’è la mia scuola elementare, quella che ho frequentato a <strong>Secondigliano</strong>, in un quartiere periferico che non è né Scampia, né Napoli ma sta giusto in mezzo. È la scuola “Nazario Sauro” e, come si vede nell’immagine, sta per essere completamente abbattuta per (speriamo sia vero) costruire una nuova scuola, magari con meno amianto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi ha molto colpita vedere questo luogo della mia infanzia così; vedere dalla strada all’interno di quelle classi che sono state un posto intimo, in cui sono passati tanti bimbi e tante bimbe, in cui tante maestre e tanti maestri hanno speso il proprio tempo, le proprie energie, cercando di trasmettere concetti e passioni.</p>
<p>E poi c’è un dettaglio che ha richiamato la mia attenzione: i crocifissi. Ben due in una sola aula! Li guardo e mi faccio (almeno) due domande.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una, più ovvia ma tristemente inevasa: possibile che ancora ci siano i crocifissi nelle scuole pubbliche? Possibile che ci sia ancora tanta cecità nei confronti di una società che è già multiculturale, plurilingue e quindi anche multireligiosa? Possibile che ancora si sia tanto legati a una presunta identità nazionale italo-cattolica da sentire la necessità di procurarsi chiodo e martello in una scuola in cui tutto il resto cade a pezzi per appendere un crocifisso, anzi due?!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La seconda domanda è venuta dopo ed è forse meno scontata. Ok. È stato appeso il crocifisso perché evidentemente c’è la necessità di affermare l’appartenenza a una comunità di fede e culturale. E poi? La scuola viene abbattuta e i crocifissi vengono lasciati lì, a crollare con le mura e a diventare macerie. Quel bisogno di affermazione, evidentemente tanto urgente, non si trasforma in una volontà di preservazione e di cura? Questo oggetto simbolico ha valore solo quando serve a connotare un’istituzione pubblica di una esclusività che nega le diversità o le relega a problematiche minoranze da gestire? Quando tutto è destinato a crollare, il crocifisso non ha più nessun valore, nessuna funzione?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che pensiero triste, mi dico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sarà che li hanno lasciati lì proprio per “chiudere” simbolicamente un capitolo arretrato della scuola italiana? Questa seconda opzione mi conforta. E mi ritrovo a sperare in una scuola nuova (o nuova scuola), senza crocifissi, in cui si lavori per favorire nelle future generazioni lo sviluppo di una sensibilità interculturale e la consapevolezza della necessità di un dialogo continuo, con sé stessi e con gli altri e le altre, dell’importanza dell’ascolto, dell’accoglienza reciproca e del rispetto. E spero si insegni che della ricchezza che viene dall’incontro bisogna prendersi cura, anche quando tutto è destinato a crollare.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/05/22/speriamo-in-una-scuola-nuova-e-piu-inclusiva/">Speriamo in una scuola nuova e più inclusiva</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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