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	<title>centro studi confronti - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
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	<title>centro studi confronti - Riforma.it</title>
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		<title>Immigrazione, parola d&#8217;ordine: escluderli dai diritti</title>
		<link>https://riforma.it/2024/10/14/immigrazione-parola-dordine-escluderli-dai-diritti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 08:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[centro studi confronti]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le anticipazioni del Dossier Immigrazione 2024 &#160; Il&#160;Dossier Statistico Immigrazione 2024&#160;sarà presentato il&#160;29 ottobre, alle...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2024/10/14/immigrazione-parola-dordine-escluderli-dai-diritti/">Immigrazione, parola d’ordine: escluderli dai diritti</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Le anticipazioni del Dossier Immigrazione 2024</h5>



<p>&nbsp;</p>



<p>Il&nbsp;<strong>Dossier Statistico Immigrazione 2024</strong>&nbsp;sarà presentato il<strong>&nbsp;29 ottobre</strong>, alle 10.30, a Roma presso il Nuovo Teatro Orione (via Tortona 7) e in contemporanea in tutte le Regioni.</p>



<p>Come tradizione è curato dal Centro studi e ricerche IDOS, in collaborazione con Centro Studi Confronti e Istituto di Studi Politici &#8220;S. Pio V&#8221;.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Maggiori informazioni, a breve, sul sito<em>&nbsp;</em><a href="https://confronti.us17.list-manage.com/track/click?u=10cbcbdf9c22731739e9a8414&amp;id=c22da36237&amp;e=88f20c325c" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.dossierimmigrazione.it.</a></p>



<p>&nbsp;</p>



<p>La recente mobilitazione per allargare i canali di accesso alla cittadinanza italiana si accoda ai molti tentativi di riforma legislativa andati a vuoto nel corso dell&#8217;ultimo quarto di secolo, mentre nello stesso periodo le politiche migratorie nazionali hanno sempre più ristretto, per gli immigrati, il diritto di accesso a beni, servizi e misure fondamentali di welfare; un&#8217;interdizione cui hanno concorso anche le gravi disfunzioni dell&#8217;apparato burocratico.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>È da oltre 25 anni che in Italia, a ogni periodica riaccensione del dibattitto intorno alla revisione della legge 91/1992 sulla cittadinanza, emergono proposte le più differenti, salvo ogni volta, fino ad oggi, concludersi tutto con un nulla di fatto. E così la norma, pur largamente ritenuta inadeguata, vige intatta da 32 anni.&nbsp;</p>



<p><em>Ius soli </em>(&#8220;puro&#8221; o &#8220;temperato&#8221;), <em>ius culturae</em>, <em>ius scholae </em>e <em>ius Italiae </em>si contendono, recentemente, il diritto di modifica, tra le resistenze governative di chi, appoggiandosi a una lettura superficiale e spesso strumentale dei dati, taglia corto e sostiene che la legge &#8220;va bene così&#8221;.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>In effetti nel 2022 e nel 2023 le acquisizioni di cittadinanza in Italia hanno superato il tetto delle 200mila (213.716 e 213.567 nell&#8217;ordine), una evenienza che si è verificata ancora solo nel 2016 (201.591). Ma questi picchi (al netto dei quali, dal 2013, la media annua è di circa 128mila acquisizioni) non devono ingannare: sono frutto della maturazione dei 10 anni di residenza continuativa necessari alla naturalizzazione ordinaria, con l&#8217;aggiunta di qualche altro anno per la definizione delle pratiche (fino a 4 secondo l&#8217;estensione temporale introdotta dal &#8220;Decreto Salvini&#8221; del 2018), da parte di un alto numero di stranieri, in buona parte alimentato dai regolarizzati nelle sanatorie avvenute, appunto, tra i 10 e i 14 anni prima. Si tratta quindi di persone divenute italiane dopo un periodo di residenza regolare anche superiore ai 10 anni. In particolare, nel caso dell&#8217;ultimo biennio il picco di acquisizioni può essere in buona parte riferito alle sanatorie del 2009 e 2012 (che hanno regolarizzato rispettivamente 238.000 e 99.000 immigrati), mentre quello del 2016 alla sanatoria del 2002 (la più ampia finora realizzata, con 650mila emersioni).&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Non è un caso che nel 2022, in continuità con il decennio precedente, in oltre 3 casi su 4 si è trattato di naturalizzazioni ordinarie (45,1%) o di trasmissione a figli minorenni da parte di genitori a loro volta naturalizzati (31,4%), riguardanti soprattutto collettività non Ue a più lunga permanenza in Italia (albanesi e marocchini). Invece le acquisizioni per matrimonio (8,8%), per elezione al compimento dei 18 anni e per discendenza <em>iure sanguinis </em>(14,7% complessivamente) restano, significativamente, molto più esigue. Dati, questi, che confermano la necessità di una riforma che estenda i canali di accesso alla cittadinanza almeno per i minori che in Italia sono nati o vi sono giunti in tenera età.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Colpisce, infatti, che negli ultimi cinque anni i minorenni divenuti italiani siano stati circa 215mila, in media appena 43mila l&#8217;anno, a fronte di 1,3 milioni di coetanei con background migratorio stimati dall&#8217;Istat, per la maggior parte ancora stranieri; o che, su 914.860 alunni di cittadinanza straniera iscritti nelle scuole italiane, quelli nati in Italia siano ben 598.754, ovvero 2 su 3; o che nel 2023, dopo mezzo secolo da quando l&#8217;Italia è diventata un Paese di immigrazione, gli italiani per acquisizione (1,9 milioni, per l&#8217;85% di origine non Ue) siano solo il 3,2% di tutti i residenti in Italia, a fronte di una popolazione straniera (5,3 milioni di residenti) che incide quasi 3 volte di più.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia la sistematica pervicacia con cui si escludono larghe fasce di popolazione straniera dalla piena titolarità dei diritti non investe solo la cittadinanza (la cui mancanza impedisce, tra l&#8217;altro, di concorrere per posti del pubblico impiego), ma si estende anche a fondamentali misure di <em>welfare</em>.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Amministrazioni nazionali e locali continuano a sbarrare la strada ai soli stranieri, introducendo, nelle leggi e nei regolamenti per la fruizione di importanti beni, servizi o sussidi, una serie di requisiti <em>ad hoc </em>che rendono proibitivo loro fruirne, nonostante le ripetute sentenze contrarie di tribunali, Corte costituzionale e organismi di giustizia europei.&nbsp;</p>



<p>Ne sono esempio il requisito della pluriennale residenza ininterrotta (solitamente 5 anni) introdotto da molte Regioni per concorrere all&#8217;assegnazione di case popolari (puntualmente bocciato dalla Corte costituzionale e puntualmente reintrodotto da altre Regioni – recentemente in Piemonte e Veneto – anche subdolamente, assegnando alti punteggi&nbsp; alle lunghe residenze); o alla residenza continuativa di 10 anni adottata come criterio ostativo per il vecchio Reddito di cittadinanza (che, oltre a inibire la presentazione di molte domande, ha largamente contribuito alle circa 120mila revoche complessive della misura, della quale ha fruito meno del 29% delle famiglie povere straniere contro il 67% di quelle italiane).&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Più recentemente, sulla stessa linea, si segnalano la limitazione dell&#8217;esonero totale dei contributi previdenziali (invalidità, vecchiaia e superstiti) alle sole lavoratrici con 3 o più figli (2 per il 2024) impiegate a tempo indeterminato e ad esclusione di quelle occupate nel comparto domestico (L. 213/2023), il che mette in atto una discriminazione indiretta verso le straniere (notoriamente la maggioranza delle lavoratrici domestiche e aventi, in media, più contratti a termine delle italiane: 36,0% contro 26,8%); o l&#8217;esclusione dei cittadini non comunitari sia dalla possibilità di iscriversi ai neo-istituiti Albi professionali dei pedagogisti e degli educatori (L. 55/2024), se non a condizioni di reciprocità con il Paese di cittadinanza (cioè solo se in esso i cittadini italiani possono svolgere le stesse professioni), sia dal &#8220;bonus patenti&#8221; di 2.500 euro, previsto fino al 2026 per incentivare l&#8217;acquisizione della patente di autotrasportatore di merci e persone e far fronte, così, alla carenza di manodopera nel settore (sebbene il Tribunale di Torino abbia ordinato di riammettere alla misura i non comunitari, i primi due anni di applicazione sono trascorsi senza includerli).&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>A ciò si aggiungono i cronici ritardi delle pubbliche amministrazioni nelle pratiche di rilascio di nulla osta, visti, autorizzazioni, titoli di soggiorno, risposte alle domande di asilo (anche fino a due anni), oltre che nelle convocazioni in Prefettura per la firma dei &#8220;contratti di soggiorno&#8221; (8 mesi o più, contro gli 8 giorni prescritti dalla legge) o negli Uffici comunali per il perfezionamento delle iscrizioni anagrafiche: tutte disfunzioni che, congelando per un lunghissimo periodo l&#8217;esercizio dei relativi diritti, compromettono spesso, e a volte definitivamente, l&#8217;ingresso in Italia, l&#8217;assunzione lavorativa, la regolarità del soggiorno, l&#8217;assistenza di un medico di base, l&#8217;utilizzo di servizi comunali, il riconoscimento di <em>bonus </em>e indennità per famiglie indigenti ecc.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>&#8220;Si tratta di un sistema vessatorio – afferma Luca Di Sciullo, presidente di IDOS – che rende i cittadini stranieri strutturalmente subordinati a quelli italiani, sul piano sia dei diritti fondamentali sia, di conseguenza, della partecipazione effettiva alla vita del Paese. E questa sudditanza viene attuata tanto in linea di principio, normando a tutti i livelli amministrativi meccanismi gravemente discriminatori, quanto in concreto, imponendo – anche contro le previsioni di legge – tempi di disbrigo delle pratiche talmente lunghi da pregiudicare, spesso irrimediabilmente, il loro status giuridico e le loro già precarie condizioni di vita&#8221;.&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/10/14/immigrazione-parola-dordine-escluderli-dai-diritti/">Immigrazione, parola d’ordine: escluderli dai diritti</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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