<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>antifascismo - Riforma.it</title>
	<atom:link href="https://riforma.it/tag/antifascismo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://riforma.it</link>
	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Jan 2025 08:07:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://riforma.it/wp-content/uploads/2023/08/cropped-logo_2-32x32.png</url>
	<title>antifascismo - Riforma.it</title>
	<link>https://riforma.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Antonio Banfo, una storia evangelica</title>
		<link>https://riforma.it/2025/01/13/antonio-banfo-una-storia-evangelica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 09:20:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[antonio banfo]]></category>
		<category><![CDATA[Emmanuela Banfo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=69468</guid>

					<description><![CDATA[<p>Bomba carta a Torino davanti al circolo che ricorda l&#8217;operaio ucciso dai fascisti nel 1945...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2025/01/13/antonio-banfo-una-storia-evangelica/">Antonio Banfo, una storia evangelica</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div data-breakout="normal">
<h5 dir="auto">Bomba carta a Torino davanti al circolo che ricorda l&#8217;operaio ucciso dai fascisti nel 1945 insieme al genero. Una vicenda di fede e impegno politico</h5>
<p dir="auto">&nbsp;</p>
<p dir="auto">&nbsp;</p>
<p id="viewer-pkwz338173" class="yECnz YLUTf M9Lra _12ZU1" dir="auto"><span class="rkrC1 M9Lra">Venerdì 11 gennaio una rudimentale ma potente bomba carta è esplosa a <strong>Torino</strong> davanti al <strong>Circolo Arci &#8220;Antonio Banfo&#8221;</strong> di via Cervino, da decenni luogo di aggregazione, prima politico e sociale, e ora importante punto di integrazione ad esempio attraverso i corsi di italiano per bambine e bambini stranieri del quartiere di Barriera di Milano.&nbsp;</span></p>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">Sono state divelte porte e inferriate ma il bilancio poteva essere ben più grave, se qualcuno si fosse trovato a transitare sul marciapiedi proprio negli istanti dello scoppio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un episodio gravissimo, prontamente condannato dalla politica e a cui ha reagito con estrema serietà la popolazione torinese che ha immediatamente mostrato la solidarietà necessaria attraverso presidi e raccolte fondi.</p>



<div data-breakout="normal">
<p dir="auto">&nbsp;</p>
<p class="yECnz YLUTf M9Lra _12ZU1" dir="auto"><span class="rkrC1 M9Lra">Ancora un attacco a un circolo o a una sede che testimonia la memoria di un martire della libertà, di un combattente della Resistenza.</span></p>
</div>



<div data-hook="rcv-block3">&nbsp;</div>



<div data-breakout="normal">
<p id="viewer-8e9r633920" class="yECnz YLUTf M9Lra _12ZU1" dir="auto">Quella di Antonio Banfo è una storia di <strong>Resistenza</strong>, ed è anche una storia <strong>evangelica</strong>, come ha raccontato fra gli altri la nipote <strong>Emmanuela</strong>, giornalista, predicatrice e diacona della Chiesa battista di Torino-Lucento, nel libro &#8220;Antonio Banfo. L&#8217;operaio con la Bibbia in mano&#8221; edito dalla Claudiana Editrice.  «Dalla conversione tutta la sua azione politica sarà guidata dalla fede evangelica, una fede impegnata che diventa motore dei suo operato» ci ricorda Emmanuela Banfo.</p>
<p dir="auto"> </p>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">Operaio della Fiat Grandi Motori, a trent&#8217;anni Antonio Banfo scopre la fede evangelica e diventa membro della <strong>chiesa dei Fratelli</strong>: fino alla morte avrà la Bibbia in mano. Fortemente sindacalizzato, tratta con la Fiat, infonde nei compagni di lavoro il senso della loro dignità e dei loro diritti. Fin dal 1921 è inoltre membro del Partito comunista – diventato clandestino dal 1926 –, militanza che gli causa un anno e mezzo di prigione ma gli permette di diventare dirigente delle Sap (Squadre di azione patriottica), che saranno l&#8217;anima della Resistenza nelle fabbriche. Barbaramente fucilato assieme al genero, Salvatore Melis, a una settimana dal 25 aprile 1945, Banfo rimane un simbolo di ciò che può essere una fede cristiana aperta ai problemi del tempo presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ferruccio Iebole </strong>della chiesa dei fratelli di Finale Ligure (Sv) così ricostruiva le ultime ore di vita di Banfo e Melis: «Purtroppo il 1945 con il suo carico di odio e morte era alle soglie: il 18 Aprile ormai al traguardo della liberazione fu&nbsp;un giorno tragico&nbsp;per il nostro Banfo e il suo amato genero Melis Salvatore, marito della figlia Angiolina.<br>La mattina c’era stato uno sciopero generale, gli operai incrociarono le braccia; arrivarono i fascisti circondarono lo stabilimento e chiesero con asprezza la ragione di un simile comportamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti zitti, solo Banfo si espose avanzando e con franchezza, per nulla spaventato dalla minacciosa presenza dei fascisti in armi, prese la parola come quando predicava: con pacatezza ma non intimorito, disse dell’orrore di scoprire al mattino compagni di lavoro trucidati e abbandonati per le strade, uccisi con l’accusa di essere partigiani mentre invece si recavano al lavoro, parlò chiedendo la fine delle rappresaglie sugli inermi e la fine della guerra. Gli si avvicinò il comandante fascista che stringendogli la mano, ambiguamente gli disse che lui non avrebbe più visto morti, a patto però che lo sciopero finisse.<br>Quella frase ambigua poteva significare la fine delle rappresaglie, ma anche la più probabile fine di Banfo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Alla sera, dopo il turno di lavoro, il fratello Banfo scese a passeggio nella via con il figlio più piccolo, Davide di tre anni, in compagnia del genero Salvatore e del nipotino Giovanni di due anni; tutto sembrava calmo. Dopo la passeggiata si erano ritirati in casa. All’improvviso l’irruzione dei fascisti! Banfo cercò scampo da una porta secondaria, il genero Melis incurante della sua vita lo seguì sapendo il pericolo che incombeva, l’unica arma che Banfo raccolse fu <strong>la sua inseparabile Bibbia.</strong><br>Poi la tragedia. Ci furono l’arresto, le percosse e l’assassinio: infatti, a pochi metri di distanza dalla casa di Via Scarlatti, i nostri fratelli in Corso Novara furono falciati dal crepitio dei mitra.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Nell’abitazione di Banfo piombò il dolore, l’angoscia, lo smarrimento, i figli tramutati in orfani, le spose in vedove.<br>La prospettiva dell’insicurezza in tempi e situazioni così difficili si fece pressante».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Antonio Banfo era nato a Torino il 22 febbraio 1900 e si era sposato con Emilia Revelchione.&nbsp;<br>Attivista comunista era stato condannato alla prigione dal tribunale speciale nel 1932. Fu avvicinato all’Evangelo da un trattato distribuito da credenti dell’assemblea dei fratelli di Via Scarlatti a Torino.&nbsp;<br>«In poco tempo la sua vita fu trasformata &#8211; scrive ancora Iebole &#8211; ; l’obiettivo per cui lottava fu spostato: ora la cosa più importante era testimoniare della nuova nascita, dell’Evangelo, della libertà in Cristo che gli uomini non potevano togliere o dare, e parlare della nuova fratellanza basata&nbsp;<em>“sul pari consentimento”</em>&nbsp;che il partito non gli aveva potuto comunicare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come molti autodidatti semplici, ma fermi nella sana dottrina, cercò il costante approfondimento scritturale e, dopo il battesimo avvenuto <em>“nel settembre 1936”, </em>esercitò il dono che il Signore gli aveva assegnato, come raccontato nella parabola dei talenti. Questi “talenti” lo rendevano molto attivo, come si evince dalle testimonianze pubblicate in quegli anni sulle pagine de <em>“Il Cristiano”</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h6 class="wp-block-heading">Fotografia di Sergio D&#8217;Orsi</h6>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/01/13/antonio-banfo-una-storia-evangelica/">Antonio Banfo, una storia evangelica</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bruno Segre: 105 anni d’impegno civile</title>
		<link>https://riforma.it/2024/01/29/bruno-segre-105-dimpegno-civile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gian Mario Gillio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 07:55:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Segre]]></category>
		<category><![CDATA[l'Incontro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=42994</guid>

					<description><![CDATA[<p>È morto l’avvocato, giornalista e partigiano nato a Torino nel 1918 &#160; «Morire proprio il...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2024/01/29/bruno-segre-105-dimpegno-civile/">Bruno Segre: 105 anni d’impegno civile</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>È morto l’avvocato, giornalista e partigiano nato a Torino nel 1918</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Morire proprio il Giorno della Memoria è stato l’ultimo geniale colpo di teatro» in molti avranno pensato il giorno della scomparsa di <strong>Bruno Segre</strong>, un uomo che ha vissuto più di un secolo di storia italiana. Segre, infatti, si è spento sabato scorso, 27 gennaio. Avvocato e giornalista, nato nel 1918 a Torino, è stato certamente una tra le figure più limpide e coraggiose dell’antifascismo italiano.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Combattente partigiano nelle valli del Cuneese – dopo aver rischiato la fucilazione nel carcere di via Asti e la deportazione per mano dei repubblichini, dal dopoguerra in poi condusse tante battaglie civili, come quella per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza (nel 1949 difese il primo obiettore in Italia) o quella a favore del divorzio. Molto vicino alle iniziative delle chiese evangeliche e protestanti sempre presente alla ricorrenza del XX settembre (Breccia di Porta Pia) per rivendicare il valore della laicità nello spazio pubblico e i diritti civili e umani di tutte e tutti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Com’egli amava sempre ricordare, con spiccato umorismo che contraddistinse tutta la sua vita, «scampò alla morte più volte»: un portasigarette di metallo impedì che un proiettile lo trafiggesse in tempo di guerra, «sono morto almeno cinque volte &#8211; ricordò in un’intervista rilasciata a <i>Riforma &#8211; Eco delle valli valdesi</i> -. Dapprima perché condannato alla fucilazione,<span class="Apple-converted-space">  </span>poi la volta che un proiettile mi trafisse, altre due volte durante la resistenza, infine, l’anno scorso, quando i giornali mi diedero per defunto, per un’omonimia». Anche in quell’occasione (malgrado il lutto e il rispetto per la persona scomparsa, un altro grande intellettuale e uomo di dialogo e di pace), si fece quattro risate, senza perdere la perenne contagiosa voglia di vivere e di lottare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul mensile <i>L’Incontro </i>(periodico indipendente) da lui fondato nel 1949 e diretto per oltre settant’anni (oggi anche <i>online</i>) in uno dei suoi editoriali ricordava che «la Resistenza è stata la più grande guerra popolare italiana, perché formata da volontari e sostenuta dal consenso della gente. Antifascismo &#8211; disse &#8211; significa garanzia di libertà, di giustizia sociale e tolleranza verso il diverso, di difesa contro ogni totalitarismo».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Una libertà che iniziava a partire proprio dalla «libertà d’espressione, di comunicazione, d’informazione, di pensiero. La libertà &#8211; diceva &#8211; è il bene supremo dell’uomo, per questo dev’essere un bene collettivo. È importante contrastare gli analfabeti della democrazia, i nostalgici della dittatura, di ogni dittatura, comprese le dittature religiose e dogmatiche».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Incalzato da <i>Riforma<span class="Apple-converted-space"> </span></i> sosteneva, «Ci sono troppe “Italie”. Una vera e unità ancora non esiste, stante la grande differenza visibile tra il Nord e il Sud. Oggi avremmo bisogno di costruire un’Italia consapevole, responsabile. Dopo averla unita quest’Italia, dovremmo fortificarla attraverso lo sviluppo della cultura, attraverso l’approfondimento delle sue ragioni storiche, nella dignità delle sue radici. Questa è l’Italia che sogno &#8211; disse -, un’Italia emancipata ed emancipatrice».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un suo <a href="https://riforma.it/2023/09/04/105-anni-di-battaglie-auguri-avvocato-bruno-segre/">articolo pubblicato su Riforma </a>scrisse, «posso ben dire con Brecht che “chi combatte può perdere, ma chi non combatte ha già perduto” nella battaglia a favore della eterna libertà e alla necessaria dignità».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>NELLA FOTO DI PIETRO ROMEO: TORINO, 29 MARZO 2018: BRUNO SEGRE INTERVIENE ALLA COMMEMORAZIONE DI GOFFREDO VARAGLIA, DAVANTI ALLA TARGA DEDICATA AL MARTIRE. AL SUO FIANCO L&#8217;allora PRESIDENTE DEL CONCISTORO DELLA CHIESA VALDESE DI TORINO PATRIZIA MATHIEU</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/01/29/bruno-segre-105-dimpegno-civile/">Bruno Segre: 105 anni d’impegno civile</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
