<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Anna Foa - Riforma.it</title>
	<atom:link href="https://riforma.it/tag/anna-foa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://riforma.it</link>
	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Tue, 19 Nov 2024 10:15:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://riforma.it/wp-content/uploads/2023/08/cropped-logo_2-32x32.png</url>
	<title>Anna Foa - Riforma.it</title>
	<link>https://riforma.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La complessità di ciò che accade intorno a Gaza</title>
		<link>https://riforma.it/2024/11/19/la-complessita-di-cio-che-accade-intorno-a-gaza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Pantaleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 07:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Foa]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=68264</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il sofferto ma equilibrato libro di Gad Lerner, utile per approfondire il tema &#160; Il...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2024/11/19/la-complessita-di-cio-che-accade-intorno-a-gaza/">La complessità di ciò che accade intorno a Gaza</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Il sofferto ma equilibrato libro di Gad Lerner, utile per approfondire il tema</h5>



<p>&nbsp;</p>



<p>Il libro di Gad Lerner*, giunto alla quinta ristampa a testimonianza dell’interesse suscitato, si situa in un florilegio di opere su questo tema, tra cui <a href="https://riforma.it/2024/10/29/israele-e-palestina-schemi-da-ripensare/"><em>Il suicidio di Israele</em></a> di Anna Foa. Tornando a <em>Gaza</em>, Lerner gli ha attribuito un sottotitolo quanto mai significativo: «Amore e odio per Israele» ed è questo miscuglio di sentimenti opposti il filo conduttore della sua trattazione.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Anche se nato in Libano, il Paese oggi sotto attacco da parte dell’esercito israeliano, le sue radici familiari e culturali sono irrevocabilmente nello stato ebraico. L’attaccamento alla sua terra di elezione, alla parte migliore della società democratica oggi sotto scacco dei coloni estremisti, dei sionisti messianici, della destra nazionalista, dei militari nutriti di odio razzista pur messo a dura prova non riesce ad alienarlo, sia pure nel vivo di una cocente disillusione, dalla sua gente, vittima e carnefice allo stesso tempo nella storia del proprio destino.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p><strong>Sfogliando i titoli dei 10 capitoli di cui consta il libro </strong>ci imbattiamo in quello, alquanto curioso, dell’ultimo capitolo, «L’ebreo buono», che ironicamente Lerner attribuisce a sé stesso. Accade che nel polarizzarsi del dibattito chi, in particolare tra gli ebrei della diaspora, osa criticare il governo di Netanyahu per le stragi orrende perpetrate dal suo esercito nella Striscia di Gaza incorre nell’accusa di antisemitismo, cioè paradossalmente di “odiatore di sé stesso” e rinnegatore del suo popolo. Un’accusa infamante che allunga la sua ombra su persone e gruppi che non si allineano con l’attuale politica del governo d’Israele. Ma l’ebreo “buono” Lerner non si limita a stigmatizzare quella che non è più da tempo la sua visione politica incardinata sui valori della riconciliazione, del rispetto dell’altrui cultura, della convivenza politica ma ci aiuta a ripercorrere il passato della vicenda israelo-palestinese con un’onesta ricostruzione di eventi storici cruciali (guerre, annessioni, espansionismo coloniale) in cui torti e ragioni sono ripartititi dagli analisti tra i contendenti ma spesso in forma estremamente squilibrata a danno dei palestinesi.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p><strong>Dopo aver aperto la sua argomentazione con l’efferato massacro del 7 ottobre</strong> che per alcuni studiosi costituisce la necessaria premessa agli eventi successivi, Lerner ne decostruisce la fondatezza e nei capitoli «Hamas, il nemico perfetto» e «I palestinesi se la sono cercata», titolo questo evidentemente sarcastico, dimostra con ampiezza di documentazione che l’origine dell’attuale conflitto è ben più remota, risalendo <em>in primis</em> all’iniqua distribuzione del territorio con la nascita dello Stato d’Israele nel 1948 ma poi in maggior misura all’occupazione di Gaza e della Cisgiordania seguita alla guerra vittoriosa dei “Sei giorni” a dispetto delle risoluzioni quasi unanimi, cioè con l’eccezione degli Stati Uniti, delle Nazioni Unite. Ad allora data l’inizio di una colonizzazione sistematica della West Bank, anche questa più volte condannata dall’Onu, che ha visto decine di migliaia di agricoltori palestinesi espulsi con la violenza e rimpiazzati da altrettanti insediamenti israeliani con la complicità attiva dell’esercito. A questa somma crescente di vessazioni, soperchierie e perfino omicidi si deve principalmente l’accumulo di insofferenza e odio esploso nella strage indiscriminata del 7 ottobre. Il nazionalismo più acceso incarnato dall’attuale gabinetto di Netanyahu si manifesta esemplarmente con il sospetto e la colpevolizzazione degli ebrei residenti all’estero, rei di non supportarlo anzi di criticarlo spesso aspramente.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p><strong>Lerner, pensando ovviamente anche a sé stesso,</strong> ne analizza nel capitolo «Eliminiamo la diaspora» i rapporti nutriti di incomprensione e conflittuali con la “madrepatria”: mi pare uno dei temi di maggiore interesse di questo libro, assieme alla postura delle forze politiche, non solo italiane, nei confronti dell’attuale politica di Israele. Si delinea sempre più la tendenza delle destre a schierarsi dalla parte di Tel Aviv, quasi per una curiosa nemesi storica: gli antichi persecutori del popolo ebraico, eredi del nazifascismo e simpatizzanti delle dittature e i sovranisti a ogni latitudine, difendono le azioni criminali (così le ha definite la Corte di Giustizia europea) e palesemente razziste di Netanyahu e del suo apparato politico-militare mentre tocca alla sinistra rivendicare i diritti dei palestinesi conculcati dallo Stato ebraico. È’ quanto si legge, insaporito da un’arguzia polemica, nel capitolo «La destra si è fatta sionista». In conclusione, ritengo che <em>Gaza</em> di Gad Lerner contribuisce con spirito non partigiano, ma al contrario attento a tutte le voci in gioco, a un dibattito che da un lato renda giustizia al trauma per la comunità israeliana del 7 ottobre 2023 e all’angoscia per la sorte degli ostaggi, e dall’altro all’aspirazione dei palestinesi all’indipendenza dal giogo israeliano e a uno stato nazionale. Se ciò non accadrà in tempi rapidi, afferma Lerner, la spirale di odio, guerra e ritorsioni finirà col far precipitare, nella complice indifferenza delle grandi potenze, l’intera regione mediorientale in una condizione distruttiva senza ritorno.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>* G. Lerner, <em>Gaza</em>. <em>Odio e amore per </em>Israele. Milano, Feltrinelli, 2024, pp. 256, euro 18,00.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/11/19/la-complessita-di-cio-che-accade-intorno-a-gaza/">La complessità di ciò che accade intorno a Gaza</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Israele-Palestina, liberarsi dagli stereotipi</title>
		<link>https://riforma.it/2024/11/18/israele-palestina-liberarsi-dagli-stereotipi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 09:50:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Foa]]></category>
		<category><![CDATA[libreria claudiana milano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=68239</guid>

					<description><![CDATA[<p>Partecipato incontro in libreria Claudiana a Milano per ribadire, attraverso i libri, che il dialogo...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2024/11/18/israele-palestina-liberarsi-dagli-stereotipi/">Israele-Palestina, liberarsi dagli stereotipi</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Partecipato incontro in libreria Claudiana a Milano per ribadire, attraverso i libri, che il dialogo è l&#8217;unica soluzione al conflitto</h5>



<p>&nbsp;</p>



<p>La<strong> libreria Claudiana di Milano</strong> ha ospitato, in occasione di <strong>Bookcity 2024</strong>, una serie di incontri e tra questi, giovedì 13 novembre, un<strong> dibattito su Israele e Palestina</strong> in cui si sono incontrati Roberta De Monticelli, Anna Foa e Arturo Marzano, coordinati da Giovanni Carletti degli Editori Laterza.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Tra i libri vi sono rimandi che sono già espressione di un dialogo possibile, continuato durante la presentazione anche con il pubblico. Perché il dialogo è sale della ricerca storica e filosofica. Sala stracolma, persone in piedi. È un conflitto che abbonda di pregiudizi e di polarizzazioni che rischiano di estenderlo internamente e oltre i suoi confini, invece di tentare di comprendere le ragioni e i torti, le legittime rivendicazioni, da una parte e dall’altra, che costituiscono la storia del conflitto, pur nelle asimmetrie evidenti e nella sproporzione altrettanto evidente del massacro a Gaza, con la morte di tanti civili. Cercare una maggiore comprensione dei contesti storico-culturali, significa capire che alcuni pregiudizi sono frutto e conseguenza &#8211; mai però causalità lineari &#8211; della storia del Mediterraneo. In questi tre saggi si riflette criticamente sulle logiche territoriali ed etniche del passato che tante ondate di profughi hanno provocato. Occorrono nuove soluzioni, come tante associazioni in loco cercano ancora di intravedere, unico antidoto, nonostante il pessimismo dovuto all’incapacità di scardinare il ciclo della violenza, alimentato dall’escalation.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Cominciamo dal coraggioso libro di<strong> Anna Foa</strong> <a href="https://riforma.it/2024/10/29/israele-e-palestina-schemi-da-ripensare/"><strong>‘Il suicidio di Israele</strong>’</a> che vuole approfondire la pluralità di dibattiti intorno ai diversi sionismi che hanno portato alla formazione dello stato di Israele, fino a tentare di imparare dalla storia quali errori non si devono più commettere per salvaguardare il sapore di una soluzione democratica, ossia la convivenza tra persone con eguali diritti. Occorre cioè uscire da un senso etnico-nazionale che viene riconosciuto agli uni e negato agli altri, in una involuzione che fino ad ora è solo stata capace di segregazione, violenza, distruzione. I tempi saranno lunghi, i fallimenti reiterati, ma occorre avere una visione più ampia in cui venga ristabilito il diritto internazionale che in questi mesi è stato calpestato, insieme alle tante vittime umane di cui questo conflitto terribile si è macchiato, all’indomani dell’atto terroristico del 7 ottobre, che da subito in tanti abbiamo condannato. Occorre credere nell’unica strada della convivenza e limitare tutte le spinte -economiche e militari &#8211; imposte con la forza brutale.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>E qui veniamo al saggio di <strong>Roberta De Monticelli ‘L’umanità violata. La Palestina e l’inferno della ragione’</strong> che, con lucidità e chiarezza, mostra come ad essere seppelliti siano i diritti umani e la speranza dell’efficacia del diritto che sta a metà tra la forza e gli ideali di convivenza pacifica tra diversi. Più difficile, ma anche moralmente più auspicabile, è tentare di uscire da questi sconvolgimenti in modo nuovo, facendo leva sulle potenzialità anti-idolatriche e anti-ideologiche che ci sono in ogni cultura teologica.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Infine, il bellissimo saggio di <strong>Arturo Marzano ‘Questa terra è la nostra terra da sempre. Israele e Palestina’,</strong> che decostruisce il titolo passo dopo passo, mettendo in luce come storicamente gli intricati giochi internazionali si siano alternati nell’area. Il rischio è considerare atavico il conflitto mediorientale, in una terra dipinta come perennemente in biblico e incline solo alla violenza, aggravata dal fatto religioso. E invece c’è molto altro in quell’area, c’è cultura, poesia, attivismo e associazionismo, ricerca storiografica innovativa. Proprio perché il 7 ottobre ha segnato una profonda disperazione, esso può anche essere un punto di non ritorno.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>È giunto il momento di liberarsi degli stereotipi, di comprendere come non riprodurli e di immaginare i modi e le forme della convivenza futura. È un percorso accidentato e complesso ma che non può prescindere dalla parità di diritti tra ebrei e palestinesi, individuando forme di coabitazione innovative e dignità per ogni persona. Perché dalle guerre si deve uscire e la costruzione della pace prima o poi arriva. In un altro libro da poco in libreria,<strong> ‘Perché la guerra’</strong> (Laterza 2024), <strong>Marcello Flores e Giovanni Gozzini</strong> spiegano che le guerre sono diverse ma sono sempre frutto di decisioni umane. Imparare a costruire la pace, e a renderla duratura, si può e si deve per evitare di cadere nel baratro, affinché il “mai più” non sia solo per un popolo ma riguardi tutta l’umanità.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/11/18/israele-palestina-liberarsi-dagli-stereotipi/">Israele-Palestina, liberarsi dagli stereotipi</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Israele e Palestina, schemi da ripensare</title>
		<link>https://riforma.it/2024/10/29/israele-e-palestina-schemi-da-ripensare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Peyrot]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 08:53:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Foa]]></category>
		<category><![CDATA[israele-palestina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=67784</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ultimo libro della storica Anna Foa pone interrogativi utili alla molteplicità dei punti di vista...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2024/10/29/israele-e-palestina-schemi-da-ripensare/">Israele e Palestina, schemi da ripensare</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">L’ultimo libro della storica Anna Foa pone interrogativi utili alla molteplicità dei punti di vista</h5>



<p>&nbsp;</p>



<p>«Quando e se le armi smetteranno infine di sparare, dovremo rivedere molti dei nostri schemi interpretativi, ripensare il nostro rapporto con la nostra storia. Rileggere i percorsi di una memoria che ci ha accompagnato per ottant’anni ma che non è bastata a mettere in salvo né i civili ebrei né i civili palestinesi nei mesi di guerra»: così la “Premessa” di Anna Foa nel suo ultimo libro schietto e coraggioso: <em>Il suicidio di Israele</em>*. Come in altri scritti, l’autrice recupera la diffusa presenza ebraica nel mondo, “vie” che non coincidono con la fondazione di uno Stato. Voler concentrare in un solo luogo e in un solo popolo il mondo ebraico fu opera del sionismo con un progetto politico che tuttavia «non fa parte e non ha mai fatto parte della costruzione teorica e filosofica del mondo ebraico» fino a quella data.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p><strong>Nato in opposizione alla diaspora,</strong> critica l’“assimilazione” degli ebrei là dove risiedono. Anzi, la creazione di un territorio solo per ebrei non fu all’inizio (metà del XIX secolo) solo la Palestina. Si pensò all’Uruguay e all’Uganda. La battaglia fra sionisti, ebrei contrari e palestinesi si giocò, in particolare, sotto il protettorato britannico che mantenne una politica ambigua in Medio Oriente, promettendo l’indipendenza agli arabi e nello stesso tempo un <em>foyer</em> ai sionisti.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>L’autrice parla di <em>sionismi</em>. Infatti, diversi auspicavano la convivenza tra arabi ed ebrei, altri invece usavano la forza per farsi spazio, come oggi, cacciando i palestinesi. Alcune date segnano “angoli” nella storia di quella terra contesa. Nel 1947 l’Onu approva la risoluzione 181 che ne prevede la ripartizione con il 56% per gli ebrei, il resto ai palestinesi. L’anno dopo Ben Gurion, leader del movimento sionista, proclama lo stato di Israele. Egitto, Iraq, Giordania e Siria attaccano Israele, che vince la guerra aumentando il suo territorio. I profughi palestinesi furono oltre 700.000, una <em>Nabka</em> (catastrofe).</p>



<p>&nbsp;</p>



<p><strong>Le rispettive memorie sancirono l’inconciliabilità.</strong> Israele rafforzò la propria con il processo Eichmann (1961), il nazista tecnocrate che aveva fatto funzionare la macchina di sterminio degli ebrei in Germania (da cui Hannah Arendt elaborò il concetto di “banalità del male”, che si compie non chiedendosi il senso del proprio fare, nell’anonimità del gesto burocratico). Il processo, con oltre cento testimoni, legittimò, «il paradigma vittimario e la memoria della Shoa diventa parte integrante e fondante dello Stato», uno stato che non ricorderà altre forme di resistenza come la rivolta del ghetto di Varsavia. Con questo processo «Israele si poneva l’erede di sei milioni di ebrei assassinati», assumendo il ruolo della loro memoria che unificava le varie ondate migratorie susseguitesi prima con i sopravvissuti che sceglievano Israele non sapendo ove andare e non perché sionisti, poi dai paesi dell’ex Unione Sovietica, oltre un milione che fece del russo la terza lingua di Israele, dopo l’ebraico e l’arabo.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p><strong>Che cosa significa, a questo punto del cammino il “suicidio di Israele”?</strong> Come si può considerare Israele una democrazia senza considerare che da oltre mezzo secolo porta avanti l’occupazione su un altro popolo? «Non è ormai giunto il momento, si chiede l’autrice, di guardare a costruire una società civile democratica, di cittadini liberi e uguali nella loro diversità?». Oggi, ricordiamolo, Israele è uno stato “ebraico” (come da legge del 2018 di Netanyahu) in cui «l’autodeterminazione nazionale appartiene solo allo stato ebraico». L’originaria laicità del sionismo è cancellata, mentre i ministri oltranzisti della destra razzista della “Grande Israele”, Ben Gvir e Bezalel Smotrich, armano i coloni che indisturbati conquistano villaggi, orti, pascoli della Cisgiordania: «per Israele un vero e proprio suicidio. Un suicidio guidato dal suo governo, contro cui – è vero – molti israeliani lottano con tutte le loro forze, senza tuttavia finora riuscire a fermarlo. Senza nessun aiuto, o quasi, da parte degli ebrei della diaspora».</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Conclusione amara che interroga tutti. Come l’allarme sull’antisemitismo che Anna Foa non definisce “estremo”, con alcuni antisemiti ci si può spiegare. Per parlarne però, afferma, è necessario aprire gli occhi su ciò che succede a Gaza, una strage anche di vecchi e bambini che alimenta solo esplosioni di odio. E «non possiamo dare per scontato che l’odio lasciato da tutti questi traumi cesserà un giorno. Ma non ci sono altre strade che questa». È una fede che vogliamo fermamente condividere.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>* A. Foa, <em>Il suicidio di Israele</em>. Bari, Laterza, 2024, pp. 104, euro 15,00.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/10/29/israele-e-palestina-schemi-da-ripensare/">Israele e Palestina, schemi da ripensare</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
