Chiese e inter-cultura. Online il video del Servizio istruzione ed educazione

Fra i temi trattati e approfonditi, il concetto di mediazione e integrazione, i modi per essere comunità trovando luoghi e spazi per la conoscenza reciproca e punti di accordo

È online il video dell’incontro di formazione “Chiese e inter-cultura”organizzato ad aprile dal Servizio istruzione ed educazione (Sie) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e da L’Amico dei Fanciulli.

La missionaria Grace Pratt Morris-Chapman ha aperto i lavori con una meditazione introduttiva. È quindi intervenuta la ricercatrice Alessia Passarelli, che ha raccontato l’evoluzione e le nuove prospettive del progetto “Essere chiesa insieme” (Eci). La pastora valdese Anne Zell e il pastore battista Nicola Laricchio hanno parlato della loro esperienza personale e professionale nelle chiese interculturali battiste, metodiste e valdesi.

Fra i temi trattati e approfonditi, il concetto di mediazione e integrazione, i modi per essere comunità trovando luoghi e spazi per la conoscenza reciproca e punti di accordo.

«Essere chiesa insieme – ha spiegato Passarelli – è un’esperienza, ma anche un percorso sociologico». In sociologia si parla di tre tipi di approcci: assimilazione, esclusione, integrazione. Quest’ultima, l’integrazione, è un «processo dinamico di mutuo riconoscimento e cambiamento che porta a un nuovo modo di essere società» ha detto Passarelli.

Ma cosa significa “integrazione” in un contesto ecclesiastico? Nel video ci sono alcune risposte, che riguardano il come rinegoziare l’habitus religioso, quindi le pratiche e il modo di vita di una comunità. «Dai posti preferiti nelle panche, al modo di leggere la Bibbia e alla liturgia, agli inni che si cantano, quali strumenti e come si suona, ad altre piccole routine che definiscono delle zone di comfort…» sono tanti gli elementi da considerare, ha proseguito Passarelli.

Le chiese interculturali e le comunità inclusive sono già una realtà, tuttavia il lavoro da fare è ancora molto e va fatto costantemente. Sorelle e fratelli che vengono da altri paesi hanno portato a crescita e cambiamento nel protestantesimo italiano di tutte le confessioni, ha detto ancora Passarelli, con differenze fra chiesa e chiesa. Bisogna parlare anche di leadership, di partecipazione democratica, di lingua, di lavoro, di relazioni amicali fra comunità e di approccio all’etica. I rapporti di “buon vicinato” non significano “essere chiese insieme”. Ad esempio la definizione di “chiese etniche” è un termine problematico. Anche una chiesa italiana è “etnica”, in quanto “monoculturale”. Uno degli elementi fondamentali da tenere presente riguarda la necessità, per tutti e per ciascuno/a, di “sentirsi a casa”, ri-trovare un riconoscimento sociale e sviluppare visioni comuni sul futuro.

«Essere chiesa insieme è una direzione» ha concluso Passarelli.

Per approfondire, guarda la registrazione Il video è stato rilanciato anche sulla pagina dell’Unione delle chiese evangeliche battiste d’Italia (Ucebi).

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