Il Padre amorevole

Un giorno una parola – commento a Luca 15, 21-22

Il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili, per dare agli afflitti di Sion un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto
Isaia 61, 1.3

E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi” 
Luca 15, 21-22

Carissimi e carissime in Cristo, la parabola del padre amorevole e misericordioso, la conosciamo quasi a memoria e, ad un certo punto, è interessante leggere che il figlio scapestrato, “rientrò in se stesso”, e non sappiamo se per disperazione o per furbizia, riprese la via di casa: ma solo ora poteva apprezzare cosa aveva lasciato alle sue spalle. Durante il viaggio, preparò pure una frase ad effetto: «Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio».  Il giovane non poteva capire che per un genitore, un figlio, anche se pessimo, resta sempre un figlio da amare, ogni parola era superflua.

In quel (P)padre prevaleva l’amore: ciò che contava era riabbracciare suo figlio che egli già aveva riabilitato nel silenzio, perché il suo amore andava oltre ogni parola del giovane. Il (P)padre lo accoglie e organizza una festa di bentornato. 

Questa è la nostra storia: la grazia ci reintegra nel piano di Dio e ci rende possibile l’accesso alla casa del Padre per mezzo di Gesù.  

Nell’oggi, il mondo è inaridito e si irrita ai suoni della festa, ritenendo la fede in Dio qualcosa di superato; ma quel mondo deve sapere che anziché essere escluso, è invitato alla festa dell’Agnello, una festa per l’eternità. 

Immagine: Il ritorno del figliuol prodigo, Rembrandt

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