«Schiaffi» temerari? Per fermarli arriva un appello

Le forze politiche si impegnino contro le querele temerarie e pretestuose contro i giornalisti, i freelance, i comunicatori, le testate giornalistiche, televisive e radiofoniche

«Il diritto dei cittadini a essere informati su questioni d’interesse pubblico e dei giornalisti di scriverne liberamente non può e non deve essere ostacolato da azioni temerarie e querele pretestuose (o Slapp)». 

L’appello lanciato dall’Osservatorio Balcani Caucaso arriva dalla società civile ed è rivolto al futuro parlamento affinché promuova misure per contrastarle.

«Le Slapp (Strategic lawsuits against public participation)  - si legge sul sito Articolo 21.org - costringono al silenzio giornalisti, attivisti, whistleblower e chiunque porti alla luce fatti nell’interesse pubblico. Definite anche “querele bavaglio”, le Slapp costituiscono una vera e propria interferenza con il diritto dei cittadini ad essere informati ed esprimere liberamente il proprio pensiero. Rappresentano, inoltre, una grave limitazione alla partecipazione democratica e al diritto alla libertà d’espressione poiché privano il dibattito pubblico di voci che fanno luce su informazioni di pubblico interesse. L’obiettivo dichiarato di chi porta avanti un’azione temeraria nei confronti di giornalisti e attivisti che si occupano ad esempio di corruzione, abusi di potere e questioni ambientali è quello di metterli a tacere, una minaccia al diritto alla libertà d’espressione e al diritto di cronaca.

Il ricorso alle Slapp in Italia è molto diffuso. La normativa più utilizzata per istigare casi di Slapp - ricorda l’appello - è la diffamazione sia per via civile sia per via penale, ma anche il diritto alla privacy e il diritto all’oblio sono spesso usati impropriamente per impedire la rivelazione di informazioni scomode. Le minacce legali precedono persino la pubblicazione dell’inchiesta, innescando così meccanismi di auto-censura.

Il Parlamento italiano è già stato esortato ad allinearsi con le recenti pronunce della Corte Costituzionale in tema di diffamazione». 

La Corte, infatti, è intervenuta con una decisione nel 2020 e con una sentenza nel 2021 sulla questione di costituzionalità della pena del carcere per i giornalisti nei casi di diffamazione a mezzo stampa, invitando il Parlamento «a rimuovere le norme che lo prevedono – eccetto nei casi di “eccezionale gravità” – e a promuovere un’ampia riforma della normativa in materia». 

Tale riforma, si legge ancora, «rimasta ferma e ostacolata nelle precedenti legislature, è necessaria per arrivare, auspicabilmente, ad un “effettivo bilanciamento tra la libertà d’espressione e la tutela della reputazione”, come sottolineato dalla Corte nel 2021».

A livello europeo, lo scorso aprile la Commissione Europea ha presentato la propria risposta al problema elaborando un intervento su due fronti: «una direttiva sui casi transnazionali, che dovrà ora seguire il suo iter di approvazione tra Consiglio Ue e Parlamento europeo, e una raccomandazione, con efficacia immediata anche se non vincolante, che raccoglie precise indicazioni da applicare nei casi nazionali. Ciò è stato possibile anche grazie a una intensa mobilitazione della Coalizione contro le Slapp in Europa (Case), che raccoglie oltre 40 organizzazioni della società civile europea impegnate nel contrasto alle Slapp».

La vicepresidente della Commissione Europea Vera Jourova chiama «“la legge di Daphne” la direttiva in discussione per ricordare la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia uccisa nel 2017 mentre era vittima di numerosi procedimenti legali a suo carico, e che con la sua tragica vicenda ha contribuito a sollevare l’attenzione sul tema. La presentazione della proposta a livello europeo è stata celebrata come un momento di portata storica, un risultato impensabile fino a qualche anno fa.

Questo patrimonio non va disperso».

L’iniziativa europea dovrebbe esortare ad adottare in maniera urgente anche in Italia misure volte a tutelare le vittime di Slapp: «Ora tocca al prossimo Parlamento e Governo italiano fare la propria parte. In vista del voto del 25 settembre, i firmatari del presente appello chiedono a tutti i candidati alle prossime elezioni e alle forze politiche un impegno pubblico a sostenere nel corso della prossima legislatura, nelle sedi europee e nazionali, l’adozione di misure, legislative e non, per contrastare le Slapp.

In particolare nell’appello si chiede:

  • l’introduzione del tema delle Slapp come priorità nell’agenda politica italiana
  • l’avvio di una riforma complessiva del quadro normativo sulla diffamazione, sia penale sia civile, in linea con le recenti pronunce della Corte Costituzionale e con gli standard del diritto internazionale in materia di libertà d’espressione;
  • l’introduzione di una procedura di archiviazione tempestiva delle azioni legali classificabili come Slapp;
  • l’istituzione di sanzioni punitive e con effetto deterrente per gli autori di querele temerarie;
  • la raccolta dati e il monitoraggio sistematico e indipendente degli atti intimidatori di natura legale da parte delle istituzioni in collaborazione con la società civile;
  • il mantenimento dell’intergruppo parlamentare che si occupa di informazione, media e giornalismo e l’effettivo impegno dei parlamentari che ne fanno parte nel contrastare le SLAPP;
  • l’implementazione senza ritardo delle linee guida contenute nella Raccomandazione europea per i casi nazionali;
  • il sostegno, nelle sedi europee, alla proposta di Direttiva anti-SLAPP presentata dalla Commissione europea il 27 aprile 2022.

Grazie ad una rete attiva in tutta Europa, la società civile ha dato un contributo fondamentale nella formulazione di risposte per impedire che le querele temerarie limitino la libera espressione, la partecipazione e la democrazia: «Continueremo affermano i promotori e i firmatari - a fare pressione affinché le misure proposte vengano adottate».

L’appello è aperto a tutte le organizzazioni che condividono queste richieste. 

L’elenco  delle adesioni è in costante aggiornamento. 

Per firmare si prega di inviare una e-mail a: resourcecentre@balcanicaucaso.org

Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa

Articolo 21 liberi di… 

Transparency International Italia

Article 19 Europe

Environmental Paper Network

Greenpeace Italia

European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF)

European Federation of Journalists (EFJ)

International Press Institute (IPI)

Festival dei Diritti Umani

Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE)

info.nodes

Lega Italiana Antivivisezione (LAV)

Parliament Watch Italia

 Federazione nazionale della stampa

Ordine nazionale dei giornalisti

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