La consolazione di Cristo

Un giorno una parola – commento a II Corinzi 1, 10-11

Io invocherò Dio, e il Signore mi salverà
Salmo 55, 16

Egli ci ha liberati e ci libererà da un così gran pericolo di morte, e abbiamo la speranza che ci libererà ancora. Cooperate anche voi con la preghiera, affinché per il beneficio che noi otterremo per mezzo della preghiera di molte persone, siano rese grazie da molti per noi
II Corinzi 1, 10-11

La seconda lettera ai Corinzi inizia con una benedizione a Dio «il quale ci consola in ogni nostra afflizione affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione». Questa benedizione rispecchia un tema centrale nell’Antico Testamento, cioè che Dio ci salva e ci libera da tutto ciò che ci opprime in modo che possiamo essere fonte di consolazione per altri. Ottieni per dare.

Qui troviamo una comprensione pratica della risposta di Dio al male, al peccato e alla sofferenza; e ci dà una descrizione di ciò che è la salvezza di Dio: non solo un “conforto” che ci immunizza dalla sofferenza degli altri (o, peggio, una ideologia che usiamo per manipolarli), ma piuttosto, crea un presupposto per una sovrabbondanza che trabocca in reciprocità.

All’origine di tutto ci sono le sofferenze e le consolazioni di Cristo, che traboccano prima in noi, e poi, attraverso di noi, negli altri. Le sofferenze di Cristo non solo rappresentano una abbondante grazia e consolazione in mezzo alle nostre sofferenze, ma ci avvicinano così tanto a Cristo che anche noi riusciamo a partecipare sia alla sua sofferenza per gli altri, sia all’abbondante trabocco della sua consolazione che esonda su di noi e sugli altri.

In Cristo, perciò, possiamo interpretare ciò che ci accade in un altro modo. La nostra sofferenza non è in contraddizione con la fede, e men che meno è una punizione, ma tutta la nostra afflizione diventa il mezzo per la consolazione dell’afflizione altrui. Tutta la consolazione che riceviamo dalle sofferenze di Cristo è tale e tanta che non solo consola noi, ma anche gli altri che sono con noi.

La speranza dell’apostolo Paolo per i Corinzi è incrollabile, sia nonostante le proprie sofferenze e quelle dei suoi collaboratori, sia nonostante tutte le difficoltà che la comunità di Corinto sta attraversando. Questa traboccante abbondanza delle sofferenze e della consolazione di Cristo è la base stessa per una autentica comunione non solo tra Cristo e la comunità, ma anche tra Paolo e la comunità prima e poi anche tra di loro. Nonostante le doglie che soffre la comunità, essa comunque condivide le sofferenze e le gioie reciproche.

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