La vita vissuta nella fede

Un giorno una parola – commento a Romani 8, 37

Sicuro proseguirò nella mia strada, perché ricerco i tuoi precetti
Salmo 119, 45

Noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati
Romani 8, 37

Quello dell’apostolo Paolo è un “crescendo rossiniano” che culmina nella dichiarazione trionfale che nulla può separarci dall’amore di Dio.

In questo crescendo, il mistero del piano di Dio, l’amore, la speranza e la gloria vengono portati in basso, sul piano della sofferenza umana: tribolazione, angoscia, persecuzione, fame, nudità, pericolo, la spada: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello» (v. 36) – che è solo un altro modo di dire che la risurrezione viene solamente dopo la morte della croce.

Questo è esattamente il problema di ogni credente che soffre dopo la fede, dopo le promesse, dopo la grazia, dopo la salvezza, e si chiede: «perché, Signore?».

Paolo ha già rassicurato noi suoi lettori che «lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili» (8, 26); cioè, lo Spirito non è presente in noi in modo inerte, come un acconto di Dio, ma lo è in modo attivo. Infatti, qui Paolo descrive come lo Spirito prega per i credenti, i quali non sanno pregare come si dovrebbe. Notate che Paolo non dice che lo Spirito ci dà le parole da dire, né che illumina la nostra mente e nemmeno che ci insegna cosa pregare. Invece, «lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili». In mezzo alla sofferenza e alla debolezza, il credente può avere fiducia che c’è qualcuno che prega perfettamente per lui, uno che conosce la volontà di Dio ed è perfettamente conosciuto da Dio: «colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio» (8, 27).

Nei momenti disperati, l’animo umano solleva questa domanda: «Chi dovrei chiamare?». Paolo risponde che la vita vissuta nella fede è simile all’essere coinvolti in una battaglia vincente, la cui vittoria è già assicurata. Tutti gli esseri umani sperimentano frustrazioni, sfide, difficoltà, tragedie e disperazione. Tuttavia, l’apostolo Paolo ci assicura che Dio, in Cristo, ci ha garantito la vittoria e che tutti possiamo essere certi che il Signore non ci deluderà.

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