Le armi delle Chiese sono quelle dello Spirito

Alla sessione Sae di Assisi si discute anche della guerra alla Ucraina

Il vescovo di Pinerolo Derio Olivero, che è anche presidente della Commissione episcopale ecumenismo e dialogo della Cei, è stato presente due giorni alla sessione estiva del Segretariato attività ecumeniche (Sae), in corso ad Assisi sul tema «In tempi oscuri, osare la speranza. Le parole della fede nel succedersi delle generazioni». Durante la Liturgia della Parola un diacono ha letto il brano delle nozze di Cana, soggetto che campeggiava sullo schermo dell’auditorium nella riproduzione dell’affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova.

Olivero ha commentato nell’omelia la pericope dell’evangelista Giovanni partendo da uno sguardo sulla realtà odierna. «Dio è evaporato. Non vuol dire che non c’è più, Dio sembra così impalpabile che per tanti è come se non ci fosse. La grande domanda che queste persone fanno a noi è: “Che c’entra il tuo Dio nella vita concreta?”. E noi remiamo nel rispondere, non è così semplice. Ecco la bellezza del brano che abbiamo ascoltato stasera, le nozze di Cana». Dell’immagine di Giotto – donata ai partecipanti in forma cartacea al termine della messa – il vescovo Olivero ha sottolineato che in primo piano ci sono le grandi anfore che ricordano «l’esagerazione che celebriamo ogni volta che facciamo l’eucaristia e in cui crediamo ogni volta che siamo senza forza, senza speranza e senza futuro perché Dio garantisce vino per sempre fino all’ultimo dei nostri giorni, dove sarà l’inizio della festa».

Non poteva mancare alla sessione del Sae, in corso in questi giorni alla Domus Pacis di Assisi, l’attenzione all’XI Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) che si terrà a Karlsruhe, in Germania, dal 31 agosto all’8 settembre. A ripercorrere la storia dell’assise mondiale, a contestualizzarla e a offrirne alcune anticipazioni sono stati il pastore Michel Charbonnier, membro del Comitato centrale del Consiglio ecumenico delle Chiese per la Chiesa valdese, e il monaco di Bose Guido Dotti, membro cattolico del Gruppo di studio teologico del “Pellegrinaggio di Giustizia e Pace” del Consiglio ecumenico delle Chiese.

L’Assemblea è un incontro delle chiese membro e di buona parte del movimento ecumenico. Rappresenta anche l’organo di governo che elegge il comitato centrale, otto presidenti, uno per ogni regione del mondo; decide la direzione per gli anni successivi, esamina il lavoro fatto, discute sulle finanze, ma non è solo questo, ha spiegato il pastore Charbonnier. «È un momento di raccoglimento in cui il movimento di conosce, si riconosce, è uno happening dello spirito, un’occasione di ricarica. L’Assemblea dice una parola profetica e decide attraverso il metodo del consenso. Il fatto che chiese così diverse riescano a raggiungere un livello tale da poter dire su molti temi una parola chiara insieme è un fatto estremamente prezioso».

Il tema dell’Assemblea 2022 di Karlsruhe, «L'amore di Cristo muove il mondo alla riconciliazione e all'unità» si inserisce in un processo più ampio, quello del Pellegrinaggio di Giustizia e Pace del Cec, iniziativa che nacque nel 2013 nell’Assemblea di Busan, ha spiegato Charbonnier. I temi scelti per le diverse Assemblee del Consiglio ecumenico delle Chiese «sono delle lenti interessanti attraverso le quali studiare lo spirito del tempo in cui gli incontri si sono svolti, e al tempo stesso lo stato d’animo, gli orientamenti teologici e gli auspici delle chiese nel momento in cui si sono incontrate». Il pastore ha portato alcuni esempi: «L'Assemblea di Amsterdam del 1948, all'indomani della seconda guerra mondiale e di tutta la sua devastazione, scelse come tema “Il disordine dell'uomo e il disegno di Dio”. A partire dalla seconda Assemblea, a Evanston, nell’Illinois, nel 1954, il cui tema era “Cristo – la speranza del mondo”, le affermazioni cristologiche sono state il fulcro della maggior parte delle assemblee, da “Gesù Cristo la luce del mondo” nel 1961 a Nuova Delhi, a “Gesù Cristo libera e unisce” a Nairobi nel 1975, a “Gesù Cristo – la vita del mondo” a Vancouver, nel 1983».

Per Guido Dotti far parte del gruppo di studio teologico del Pellegrinaggio è un’esperienza arricchente: «Vedere una vitalità ecumenica in una generazione successiva alla mia è di grande conforto e sostegno alla mia fede a al mio cammino ecumenico». Così come sono arricchenti e trasformative le esperienze delle visite: «Nel pellegrinaggio abbiamo vissuto il vivere insieme in numeri ridotti rispetto all’Assemblea – si raggiunge il numero di circa un centinaio di persone – però ci siamo riconosciuti in comunione profonda con l’altro estremamente diverso da noi in una ricerca di complementarietà. La ricaduta nella nostra vita di fede e nel nostro inserimento nelle chiese di appartenenza è stata molto forte ed è profondamente cambiato lo sguardo sui mondi e sulle chiese attraversate».

Nel dibattito è stata posta la questione della presenza della Chiesa russa nel Cec e in riferimento all’Assemblea di Karlsruhe. Il pastore Charbonnier ha riferito che nella riunione del Comitato centrale dello scorso giugno «diversi delegati hanno portato messaggi dei loro organi sinodali che chiedevano la sospensione della Chiesa ortodossa russa dal Cec, presenti in sala i membri ortodossi del Patriarcato ecumenico sconvolti dal conflitto all'interno dell'Ortodossia, e naturalmente la delegazione russa. L'atmosfera all'apertura dell'incontro era senz’altro tesa. Tuttavia, la ricerca di un consenso ha, faticosamente ma pazientemente, spianato la strada tra pregiudizi, analisi opposte, sospetti incrociati, riletture storiche». Al termine dell’incontro è stata stilata una dichiarazione finale che denuncia la “guerra illegale e ingiustificabile” contro l'Ucraina, invita la Chiesa russa e quella ucraina a intervenire insieme per la pace, anche presso i propri governi, incoraggia la creazione di un lavoro teologico-politico interno al Consiglio ecumenico delle Chiese, invita la Chiesa ucraina, che è in procinto di staccarsi dal Patriarcato di Mosca, all'assemblea di Karlsruhe. «Nessuna porta è stata sbattuta – ha concluso Charbonnier –, nessuno si è indignato. Tutti sono andati avanti, grazie all'incontro, al dialogo e all'enfasi posta sulla costruzione del consenso. È stata pronunciata una parola comune. Naturalmente, si dirà, queste sono solo parole, che non fanno tacere i cannoni. Ma chi ha di meglio da proporre? In quale altro forum viene attualmente pronunciata una vigorosa parola di riconciliazione? E le chiese hanno altre armi oltre a quelle dello spirito?».

 

 

 

Nella foto di Laura Caffagnini il pastore Michel Charbonnier

 

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