Discernere il cuore del messaggio cristiano

Un giorno una parola – commento a Luca 10, 8

Geremia disse: «Per la piaga della figlia del mio popolo io sono tutto affranto; sono in lutto, sono in preda alla costernazione. Non c’è balsamo in Galaad? Non c’è laggiù nessun medico?»
Geremia 8, 21-22

Gesù dice ai suoi discepoli: «In qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate ciò che vi sarà messo davanti, guarite i malati che ci saranno e dite loro: “Il regno di Dio si è avvicinato a voi”».
Luca 10, 8

La predicazione cristiana si rivolse in prospettiva al mondo intero, superando quanto avrebbe potuto rendere esclusivo ed escludente il suo messaggio e presto la fede in Cristo, conquistò i Gentili diffondendosi per ogni dove. In questo passo, il respiro universale della missione cristiana appare già ben presente nell’insegnamento di Gesù.

In qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate ciò che vi sarà messo davanti…

Gesù comanda ai settanta discepoli inviati in missione di accettare l’accoglienza e in particolare il cibo offerto da chi li avrebbe ospitati, in quanto testimoni di Cristo. Il cibo è insieme qualcosa che unisce e qualcosa che divide: tutti mangiamo, è evidente, ma non tutti mangiamo le stesse cose. Le diverse abitudini alimentari, come diversi passi delle lettere di Paolo e del Libro degli Atti ci testimoniano, creavano problemi nei rapporti tra credenti di cultura e tradizione ebraica, e credenti di cultura e tradizione non ebraica, perché i precetti alimentari erano non solo elemento della cultura ma anche e soprattutto della pratica religiosa dei credenti di tradizione ebraica. Come condividere la mensa quando il cibo che uno mangiava con assoluta naturalezza era per un altro severamente vietato? Di mezzo c’era la fedeltà alla Legge di Mosè! Gesù spiega chiaramente ai suoi inviati che nulla deve essere per loro un peso nel compimento della missione, neppure i precetti alimentari tanto cari ad un devoto credente di formazione ebraica. Ciò che conta è il messaggio che portano: “Il regno di Dio si è avvicinato a voi”. Gesù ammonisce così loro e noi a discernere ciò che conta da ciò che è secondario, scegliendo ciò che davvero conta. L’annuncio del messaggio è il senso stesso della missione, il resto deve passare in secondo piano ed è colui che l’annuncio lo porta, non chi lo accoglie che deve eliminare il “di più”. Sappiamo noi, eredi di quegli antichi discepoli, discernere il cuore del messaggio cristiano o restiamo legati a interpretazioni, visioni e costruzioni umane, mettendo al centro queste ultime più che la realtà stessa che vorrebbero spiegare?

guarite i malati che ci saranno

Non abbiamo il potere di guarire i malati, o forse non abbiamo quel minimo di fede per farlo, ma possiamo certamente testimoniare che la fede e la speranza che nutriamo, vissute concretamente nell’amore, già qui ed ora possono guarire le nostre anime dal male peggiore che può infettare le nostre esistenze: la mancanza di senso del nostro esistere e la consapevolezza del destino di morte che ci attende. Noi non viviamo senza prospettive, se non quella della morte. Noi attendiamo il regno di Dio che Gesù ha annunciato e l’eternità che ci ha promesso.

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