Porre Dio al centro della nostra vita

Un giorno una parola – commento a Luca 3, 10-11

La legge del Signore è perfetta, essa ristora l’anima
Salmo 19, 7

La folla interrogava Giovanni, dicendo: «Allora, che dobbiamo fare?» Egli rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne faccia parte a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto»
Luca 3, 10-11

Giovanni predicava un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati; le folle accorrevano per essere battezzate da lui nel fiume Giordano. All’annuncio del perdono che Dio rende possibile per la sola sua Grazia, segue un rito pubblico di purificazione, col quale la persona testimonia di aver accettato su di sè tanto il giudizio di Dio, quanto la realtà del perdono; ora Dio ci ha afferrati in modo permanente. La tappa successiva non è quella di andare in paradiso, o di vivere passivamente aspettando ciò, ma è quella di passare dall’ufficio per la redistribuzione equa della ricchezza posseduta. Prima, anche volendo farlo, non potevamo entrare nell’ufficio, avremmo dato parte di ciò che abbiamo per motivi insufficienti: per umana pietà, per senso di colpa, per sperare di essere aiutati anche noi in caso di necessità. Tutti motivi di chi pone ancora se stesso al centro dei propri pensieri e delle proprie azioni. Invece, dopo essere stati afferrati da Dio, poniamo Dio al centro dei nostri pensieri e delle nostre azioni, abbiamo appena testimoniato pubblicamente che la nostra vita dipende interamente da Lui, ecco perché siamo diventati una cosa sola con la persona che non ha nulla. Non si tratta di essere soggetti che danno oppure no, se subito o chissà quando; si tratta invece di essere oggetti, creature che sono fatte da Dio oggetto di dono immeritato e gratuito. L’evangelista Luca peraltro non è drastico, “date via tutto”, gli basta l’uguaglianza, perché tanto non sono più i beni in sè il centro del discorso, ma è Dio in persona che ormai si è posto al centro di tutto, per la salvezza dell’umanità e per donarci la fratellanza. Certo, ci mancherebbe, poi arriverà anche il paradiso, ma questo lo possiamo credere solo se abbiamo provato a viverlo, nel nostro piccolo, con tutti i nostri limiti e difetti, ma anche col coraggio di consegnarsi a Dio. Amen.

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