Annunciare la Parola con franchezza

Un giorno una parola – commento a Atti 4, 29

Fate udire le vostre lodi, e dite: «Signore, salva il tuo popolo!»
Geremia 31, 7

Signore, concedi ai tuoi servi di annunciare la tua Parola in tutta franchezza
Atti degli apostoli 4, 29

Continua a imperversare la guerra in Ucraina e in innumerevoli luoghi del mondo intero. Da tempo è in atto una “guerra” dei ricchi, che vogliono incrementare sempre di più i loro patrimoni, nei confronti delle classi sociali più basse; anche qui nel nostro Paese, c’è un continuo spostamento di risorse pubbliche dal sistema sanitario nazionale alle strutture private. Il lavoro è stato sempre più parcellizzato e precarizzato. Ha imperversato lo slogan “ognuno sia imprenditore di se stesso”, che non vuol dire altro che “si salvi chi può”, e per chi non può, pazienza. Il modello di sviluppo è persecutorio. Nella persecuzione verrebbe di invocare la protezione divina; in questo versetto, invece, la comunità riunita alza concorde la voce a Dio e invoca audacia. L’audacia per resistere ai violenti e ai prepotenti, la fermezza per sottrarsi a chi vuole alimentare, anziché disinnescare, le guerre e i conflitti sociali, il coraggio di difendere i deboli, la franchezza di annunciare l’Evangelo di Gesù Cristo come servi fedeli. Nella corsa di tutti contro tutti per diventare padroni, di un pezzetto anche più o meno piccolo di mondo, ci vuole audacia per voler essere servi. La chiamata è di essere i servi del Servo, Gesù Cristo. Lo si può essere solo frequentandolo con costanza e continuità, lo si può essere solo impegnandosi nel seguirlo e nell’ubbidirgli. I cristiani sono chiamati ad annunciare con franchezza, che la povertà estrema, l’egoismo sociale, la violenza delle armi, sono contrarie alla volontà di Dio, come rivelata in Gesù Cristo. Così come il maschilismo, il razzismo xenofobo, l’omobitransfobia. Esprimersi con chiarezza è qualcosa che ci espone, ma anche che poi ci impegna, la vocazione cristiana per sua natura richiede audacia, e raramente noi riusciamo ad averne abbastanza. Come singoli non possiamo fare nulla, ecco perché la chiesa è una comunità, un organismo collettivo, una fraternità e sororità solidale. Possa il Signore concederci la necessaria franchezza. Amen.

 

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