Consultazione metodista, dialogo per ripartire

Aprono domani 27 maggio i lavori dei metodisti italiani a Ecumene, Velletri. Ne parliamo con la pastora Mirella Manocchio, presidente dell’Opcemi, l'Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia

Dal 27 al 29 maggio si tiene al Centro di Ecumene a Velletri la Consultazione, l’annuale raduno dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (Opcemi). In vista di questo appuntamento abbiamo rivolto alcune domande alla pastora Mirella Manocchio, presidente del Comitato permanente (Cp) dell’Opcemi.

– Quale testo biblico è stato scelto come guida per i lavori della Consultazione? 

«Ve ne sono due in realtà, il testo di Isaia 2, 4 “Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra”; e quello di Matteo 5, 9 “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. I due versetti sono stati scelti pensando prima di tutto al conflitto che si è aperto in questi mesi in Europa dove i venti di guerra hanno ripreso a soffiare. L’invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina da un lato ci ha riportato indietro nella storia, dall’altro ci ha reso forse più coscienti del fatto che viviamo in un mondo non pacificato, realtà che interroga noi credenti, chiamati a lavorare perché sia ristabilita una pace giusta. Partendo da questo conflitto scoppiato nel cuore dell’Europa, proveremo a riflettere su ciò che la crisi pandemica ha fatto emergere, mi riferisco in particolare al fatto che in questi due anni abbiamo verificato che i conflitti, non solo quelli armati, sono stati affrontanti in maniera troppo semplicistica, non dialogante; si sono create fazioni, schieramenti a tutti i livelli della convivenza sociale: il distanziamento fisico è diventato distanziamento sociale, a volte anche aggressione sociale. Nella relazione ci chiediamo: come reagire a questo stato di cose, dobbiamo accettarlo? Secondo noi no. Cercheremo dunque di riflettere su come possa e debba essere il modo in cui vivere – all’interno delle nostre chiese, nelle relazioni tra esecutivo e chiese locali, chiese e organismi intermedi – il confronto nella sua complessità, lasciandosi condurre dal richiamo di Gesù a essere operatori e operatrici di pace. È in questo orizzonte che dobbiamo vivere le nostre relazioni, ovunque il Signore ci chiama a portare testimonianza».

– Quali altri temi saranno posti all’attenzione dei partecipanti durante la Consultazione?

«Attraverso dei laboratori che verranno proposti nel pomeriggio di sabato, i delegati delle comunità si confronteranno su diverse tematiche legate ad alcuni progetti che il Comitato permanente ha sviluppato negli ultimi anni: la giustizia climatica e l’ecologia; l’animazione musicale con un particolare focus sul recupero dell’innologia metodista; l’azione missionaria delle chiese; la ricerca di nuove fonti di reddito per portare avanti i progetti (fundraising)».

– Qual è lo stato di salute delle chiese metodiste? 

«Come le altre chiese evangeliche in Italia, anche le chiese metodiste hanno subito i contraccolpi della pandemia: è stato un tempo di grande smarrimento iniziale, però dopo questo primo periodo di sofferenza, le chiese hanno trovato in sé la forza di reagire con creatività e dinamicità attivandosi per utilizzare al meglio possibile gli strumenti che la tecnologia ci offre. Quasi tutte le comunità hanno espresso la volontà di mantenere la possibilità dell’utilizzo delle piattaforme digitali che possono essere un’opportunità. Certo, registriamo anche un po’ di fatica nel ritornare a vedersi in presenza: alcune chiese infatti stanno riflettendo su come riappropriarsi di una vicinanza sociale, implementando attività consuete e pensandone di nuove per permettere un ritorno in presenza con maggior forza. Va anche detto che alcune attività delle chiese non si sono mai fermate, penso al Breakfast time a Roma e l’Orto cittadino a Milano – Porro Lambertenghi: piccoli segnali che ci dicono che le nostre chiese hanno una gran capacità resiliente».

– Sabato pomeriggio ci sarà un momento di presentazione dei lavori di ristrutturazione eseguiti negli ultimi anni nel Centro di Ecumene. Ce ne parla?

«È un primo traguardo. Siamo partiti dalla necessità di dover abbattere e ricostruire due edifici per ripensare il Centro in un’ottica più inclusiva possibile, puntando da una parte a sostenere e rafforzare l’ecosostenibilità del centro, dall’altra ad abbattere le barriere architettoniche per permettere a persone con disabilità o con difficoltà motorie di accedere non soltanto alle stanze dedicate che sono state ricavate nei nuovi edifici ricostruiti, ma anche alle altre parti del centro. La prima fase di questi lavori è conclusa e dunque, essendo questa Consultazione il primo incontro che si fa in presenza, al Cp è sembrato importante avere un momento in cui illustrare i lavori compiuti e quelli che saranno fatti in futuro».

– L’Opcemi ha sempre mantenuto, e in questi anni accresciuto, la relazione con le chiese sorelle estere. Quali sono i frutti più evidenti del legame con la famiglia denominazionale più ampia?

«Oltre ai progetti concreti che vengono sostenuti dalla Chiesa metodista britannica e dalla Global Ministry della Chiesa metodista unita degli Stati Uniti, ci sono alcuni scambi importanti: a esempio, Ecumene ha iniziato una collaborazione con un Centro ecumenico sostenuto dalle chiese metodiste e valdesi dell’Uruguay; vi è inoltre la nostra partecipazione alle attività del Consiglio metodista europeo [la presidente Manocchio è attualmente membro dell’esecutivo del Consiglio metodista europeo, ndr], e anche l’organizzazione di una serie di eventi che si svolgeranno nei prossimi mesi in Italia, come la Conferenza/seminario dei laici metodisti europei dall’11 al 16 giugno a Ecumene, e la Conferenza degli storici metodisti a livello europeo nel 2023. Questi appuntamenti, accanto alle numerose visite che riceviamo da parte dei membri degli esecutivi delle varie chiese sorelle metodiste, qualificano la nostra relazione con la famiglia internazionale».

– La prossima Consultazione sarà per i metodisti italiani il primo incontro in presenza dopo l’inizio della pandemia. Quali sono le sue aspettative?

«Tutto il Comitato permanente spera che ci sia una buona partecipazione dei fratelli e delle sorelle provenienti dalle varie chiese locali, anche di quelle che negli ultimi anni sono state meno presenti. Ci auguriamo che questo sia un tempo per aprire un dialogo serrato, aperto e rispettoso tra le chiese locali e il Cp, e anche un momento di riflessione e confronto su temi che riguardano la nostra testimonianza in Italia e in Europa. Dopo due anni in cui abbiamo vissuto la comunione fraterna in maniera differente, ci auguriamo di poter vivere con tutto il nostro corpo la fraternità e di poter sentire tra noi il soffio dello Spirito, da cui ricevere nuovo slancio e nuovo entusiasmo per vivere e testimoniare la fede in questo nostro tempo e in questo nostro paese».

Foto di Pietro Romeo: la pastora Manocchio

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