Protestantesimo tra nazionalismo e cosmopolitismo

Il Forum per giovani teologi a Vienna 

Si è da poco conclusa a Vienna l'ultima giornata del Forum per giovani teologi 2022, dal titolo “Protestantesimo tra nazionalismo e cosmopolitismo: prospettive attuali per un protestantesimo futuro”. Il convegno ha occupato i giorni dall'11 al 14 maggio, ed è stato organizzato dall'Evangelischer Bund Hessen in collaborazione con la CPCE (Comunione di chiese protestanti in Europa) e ZETO (Zentrum für die Evangelische Theologie Ost) e cofinanziato dall'Unione Europea.

Grazie a questa iniziativa si sono riuniti nella capitale austriaca giovani teologi e teologhe, tra cui studenti universitari, candidati al ministero pastorale o insegnanti di religione, provenienti da diversi paesi europei: Germania, Romania, Svizzera, Repubblica Ceca, Slovacchia, Francia, Estonia, Danimarca, Belgio e Italia. La Chiesa valdese ha garantito la rappresentanza italiana, presentando brevemente ai partecipanti la sua storia e il suo peculiare rapporto tra la consapevolezza identitaria e l'impegno all'accoglienza nel nostro paese. Il convegno si è concentrato sulla tensione tra nazionalismo e cosmopolitismo all'interno delle diverse denominazioni protestanti europee. In particolare, il primo giorno ha visto come protagonista il prof. Peter Morée, della Facoltà di teologia evangelica di Praga, il quale ha introdotto il tema trattando l'argomento delle narrazioni nazionalistiche legate al linguaggio e alla prassi ecclesiale. Non sono mancati i riferimenti al secolo scorso, così come all'attualità della guerra in Ucraina e al tipo di manipolazione della sfera religiosa cui sempre più frequentemente si assiste in tutto il mondo.

Particolarmente interessante è stato discutere con gli esponenti di paesi e denominazioni diverse quale tipo di ruolo possono avere le nostre chiese non solo nel tutelare le comunità di fede dall'emergere di forme di nazionalismo tossiche e pericolose, ma anche nel prevenire il loro insorgere all'interno del contesto più ampio del proprio paese. In questo senso, si è molto riflettuto sul tema dell'essere chiesa di minoranza e quale tipo di rapporto ci sia tra la tutela dell'identità religiosa e culturale e quella dell'inclusività e dell'apertura al diverso. In generale, si evince come la pratica di un sano ecumenismo e della costruzione di network a livello internazionale favorisca le minoranze nel giocare anche nel proprio paese un ruolo di particolare rilevanza nell'arginare narrazioni pericolose e contribuire ad una società armonica e accogliente nel suo insieme.

Il secondo giorno, dopo aver presentato le proprie relazioni, i partecipanti hanno potuto visitare i luoghi più significativi della storia protestante di Vienna e riunirsi per un culto ecumenico serale presso la locale chiesa luterana. Il clima disteso, la preparazione e l'entusiasmo di tutti coloro che hanno partecipato a questo convegno hanno contribuito a renderlo un'esperienza arricchente e densa di spunti di riflessione, che si sono poi concretizzate, il terzo giorno di convegno, in diverse proposte e progetti sul piano educativo, liturgico, artistico e accademico.

Non resta che augurarsi che ciascuno di noi possa contribuire, ciascuno nel proprio contesto e all'interno della propria tradizione ecclesiastica a costruire un mondo più giusto, laddove la comune fede pasquale nel Signore Risorto trionfi su “altri signori” che di volta in volta possono rivendicare la fede dei popoli e delle chiese.

Il convegno si è chiuso non solo con questi auspici, ma anche con l'invito alla prosecuzione di questo progetto formativo ed ecumenico, annunciando una nuova sessione di lavori a Sibiu, in Romania, per l'anno 2023. Preghiamo che ciascuna e ciascuno possa valorizzare l'opera di tutte le chiese che si impegnano nel dialogo e nella crescita insieme ad altre e altri, alla luce della fedeltà all'Evangelo e nella speranza di un mondo più giusto. 

 

Tratto da chiesavaldese.org

Foto di Beppe Renzi

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