La Repubblica è laica, la società francese no

Il pastore François Clavairoly, presidente della Federazione protestante francese, chiede al presidente della Repubblica di essere attento al principio della laicità e al posto delle religioni in Francia

Il pastore François Clavairoly, presidente della Federazione protestante francese, chiede al presidente della Repubblica Emmanuel Macron di essere attento al principio della laicità e al posto delle religioni in Francia. Lo fa attarverso una lettera pubblica che pubblichiamo qui di seguito:

«Signor Presidente della Repubblica,

All'indomani della sua rielezione, vorrei condividere con lei il pensiero del protestantesimo francese su ciò che ci aspettiamo da questo mandato per quanto riguarda la laicità e il posto delle religioni nel paese. Concludo questa dichiarazione con due proposte che sono attese da tutte le religioni e che sono di interesse generale.

La Repubblica è laica, la società francese no. Inoltre, la società non deve diventare una specie di spazio pubblico neutralizzato in termini di religione, come molti sono tentati di immaginare. La nostra società ha radici, miti fondatori noti o impliciti: queste fonti nascoste della società, cioè l'ebraismo, il cristianesimo e l'islam, alimentano ancora oggi la cultura. Così, dalla Riforma del XVI secolo, che ha affermato la libertà di coscienza e l'emergere della persona umana come soggetto, all'Illuminismo, che ha sostenuto la libertà individuale e il primato della ragione sul dogma, il culto rimane al centro della cultura. Dichiara un'antecedenza, un "prima", così come designa un destino, una speranza.

Una società in cui il culto è sradicato dalla cultura ci preparerebbe ad un futuro barbaro. Così come sarebbe insopportabile la disparità di trattamento delle religioni. Altri, in altri luoghi e tempi, hanno cercato di sradicare il culto. Non ne è venuto fuori niente di buono, perché era in gioco l'essenza stessa del vivere insieme e la protezione delle libertà fondamentali. Il culto è quello spazio "coltivato" di libertà intoccabile, di accoglienza, di ospitalità spirituale, rituale e linguistica, e di riconoscimento della dignità della persona nella sua dimensione trascendente, che nessuno può cancellare o costringere.

La laicità è un termine preciso che si riferisce tanto al principio della neutralità dello Stato in materia di religione quanto al principio della libertà di espressione e di culto nello spazio pubblico. È un principio e non un valore nelle mani di chiunque voglia valorizzare o umiliare una particolare religione.

Infine, chiediamo due misure per vivere insieme la laicità per una migliore inclusione delle religioni.

1)Interministerialità: situare la relazione tra la società, le religioni e la Repubblica nello spirito di una "laicità dell'intelligenza", come ha espresso Régis Debray, "del dialogo o del riconoscimento", come ha notato Paul Ricœur: in una responsabilità condivisa, secondo una visione volutamente interministeriale e sotto la supervisione del primo ministro, per tenere realmente conto della realtà del suo campo d'azione. Il legame con il Ministero dell'Interno, che indubbiamente dà una nota "poliziesca" o "territoriale" alla questione della religione, è necessario, certo, ma tutt'altro che sufficiente. Questo legame, che non era esclusivo prima del 1905, crea una situazione che non ha equivalenti nei paesi europei che trattano la questione in modo molto più aperto e pacifico.

2)L'abrogazione delle disposizioni della legge del 24 agosto 2021, che si aggiungono a ciò che contiene la legge del 1905 e pongono sotto una luce di sospetto le associazioni religiose.

Aspettiamo segnali positivi su questi temi, signor Presidente, che saranno le garanzie di una fraternità repubblicana indispensabile oggi per i cittadini credenti e non credenti».

 
Foto di Pietro Romeo, il pastore François Clavairoly al Sinodo valdese di Torre Pellice

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