Unione battista, un nuovo membro, la Chiesa di Santa Elisabetta (Ag)

Un segnale di speranza durante i lavori della 46esima assemblea dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia

Una particolarità dell’assemblea battista è quella di ammettere e recedere le chiese nell’Unione. Durante il giorni di venerdì 22 aprile quattro sono state le chiese che, per motivi diversi fra loro, hanno scelto di lasciare l’Unione: la pandemia ha in parte influenzato le scelte delle chiese di Viareggio, di Rome International Church, la Trinity baptist temple di Arona e la Glace Community Church di Vicenza .

Ma c’è anche un segnale di speranza con una nuova ammissione che arriva dalla Sicilia. La chiesa di Santa Elisabetta (Libero Consorzio comunale di Agrigento) è infatti stata accolta con l’unanimità dei voti all’interno dell’Unione dopo anni di preparazione e avvicinamento. Sul palco a Pomezia è salito il pastore Vito Tangorra per presentare la comunità, con voce rotta dall’emozione per questo traguardo raggiunto. «Il nostro percorso parte da lontano – ci ha spiegato Tangorra durante una pausa dei lavori – e ha subito alcuni rallentamenti, dovuti a discussioni interne e infine anche alla pandemia». La storia della chiesa di Santa Elisabetta è legata con un filo diretto alla storia di Tangorra che si è avvicinato solo in un secondo momento al mondo battista.

«Ho scoperto Gesù grazie alle chiese pentecostali in un momento di grande difficoltà della mia vita; ho frequentato un corso biblico di tre anni all’interno di questa chiesa e sotto le “insegne” Adi (Assemblee di Dio in Italia) mi è stato chiesto di seguire la chiesa Adi di Santa Elisabetta. Qui, nel 2013, c’è stata un’altra grande svolta nella mia vita e per motivazioni legate soprattutto all'impostazione carismatica e al “parlare in lingue” (glossolalia). Mi sono quindi allontanato dalla chiesa pentecostale e mi sono ritrovato in quella evangelica riformata. Dopo i primi timidi passi con poche persone la chiesa è cresciuta numericamente fino a raggiungere anche le 100 unità. Abbiamo quindi individuato nell’Ucebi la realtà con cui più ci sentivamo in sintonia e in linea».

Tangorra evidenzia poi i due aspetti dirimenti che hanno rallentato l’avvicinamento all’Unione. «Avevamo già preso i primi contatti quando la questione del ministero femminile e dell’inclusività, temi a cui tengo particolarmente, hanno creato un piccola rottura nella nostra chiesa e alcune persone si sono allontanate. Infine quattro anni c’è stato l’avvicinamento definitivo e a febbraio 2020, nei giorni in cui iniziava la pandemia, il presidente Arcidiacono è venuto per alcuni giorni nella chiesa di Santa Elisabetta. Oggi, finalmente, siamo entrati ufficialmente nell’Unione e ciò ci riempie di gioia e per cui ringraziamo il Signore». La chiesa di Santa Elisabetta conta a oggi circa 35 membri di chiesa con un’età media giovane, compresa fra i 20 e i 50 anni e si riunisce in una sala acquistata tempo fa. 

Foto di Pietro Romeo e Martina Caroli

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