Gesù, il pane vivente disceso dal cielo

Un giorno una parola – commento a Giovanni 6, 51

Ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ogni lingua mi presterà giuramento. "Solo nel Signore", si dirà di me, "è la giustizia e la forza"»
Isaia 45, 23-24

Gesù dice: «Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno»
Giovanni 6, 51

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno. Questa frase tante volte letta ed ascoltata, ed altrettante data per scontata, contiene una verità tanto profonda, quanto difficile da accogliere nelle nostre vite. 

Oggi è il giovedì santo, molti di noi vivranno questa giornata in preparazione all’evento che è il cuore stesso della nostra fede: la crocifissione e la resurrezione di Gesù. La prima inaccettabile e la seconda incredibile per molti e molte di noi, eppure date entrambe per scontate, accolte come fondamento nelle chiese, ma lasciate spesso fuori dalle nostre vite concrete e quotidiane, che trascorrono come esistenze fatte di relazioni, rapporti di lavoro, intimità con i nostri compagni e figli, ma senza farsi inchiodare dalla Parola fortissima e incredibile della croce di Gesù e della sua resurrezione.

L’apostolo Paolo afferma che se non ci radichiamo nella resurrezione di Gesù la nostra fede è del tutto vana. 

Un giudizio durissimo che ci spaventa e disorienta, ma quanti di noi hanno effettivamente trasformato poco alla volta, la propria fede in una abitudine mentale, un modus vivendi corretto, etico, attento agli altri e alle altre, ma svuotato di quello slancio e di quella forza che solo nel Signore possiamo trovare?

Non siamo chiamati e chiamate ad una vita moralmente corretta, ma ad una esistenza che sappia e voglia ancorarsi in quel pane che solo il Signore ci può dare. Non è il nostro impegno diaconale, il volontariato, una predicazione ornata e profonda, che rappresentano il cuore della nostra vita di fede, ma quel piegarsi di fronte al Signore, quell’inginocchiarsi che ormai nessuno di noi fa più. 

Sì, inginocchiarsi: questioni culturali e di abitudine sociale hanno eliminato questa postura nelle nostre chiese, ma il nostro restare in piedi forse nasconde anche la nostra incapacità di piegarci davanti al Signore, tronfi delle nostre capacità relazionali, orgogliosi della nostra attitudine al sacrificio, soddisfatti delle nostre opere, della nostra capacità di aiuto. 

Ma se ci nutriremo solo di noi stessi e dei nostri doni non andremo molto lontani e lontane: Gesù è il pane vivente disceso dal cielo, Gesù è l’alfa e l’omega della nostra esistenza, se sapremo ricordarcelo e vivere di conseguenza, tutto il resto ci sarà dato in più e allora veramente diventeremo di benedizione per chi ci sta accanto e sapremo essere testimoni non delle nostre capacità, o dei nostri sforzi, ma dell’amore del nostro unico Signore e redentore. Amen!

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