Celebrare il Signore per la sua bontà

Un giorno una parola – commento a Esdra 3, 11

Essi cantavano rispondendosi a vicenda, celebrando e lodando il Signore: «Perché egli è buono, perché la sua bontà verso Israele dura in eterno
Esdra 3, 11

Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi
Marco 14, 26

Sacerdoti e Leviti cantano a cori alterni di fronte alle fondamenta del Tempio poste dai costruttori. Si rispondono a vicenda, così come il giorno che rivolge parole all’altro giorno e la notte che comunica conoscenza all’altra notte: il giorno e la notte dei quali parla il Salmo 18. 

Una nuova casa per il Signore! È l’urlo di gioia che si alza verso il cielo per celebrare e lodare il Signore e per ringraziarlo di aver permesso al suo popolo di ritornare nella propria terra e ricostruire nuove realtà sulle macerie della distruzione.

È l’urlo di gioia di una comunità di fede che si riunisce al cospetto del suo Dio, pronta a costruire per lui una casa come se questa bastasse a contenerlo. Ma nell’ingenuità del progetto sta il desiderio di avere il Signore vicino e nello stesso tempo di avere un luogo dove adorarlo, dove incontrarlo.

Egli è buono, è il grido di gioia. Buono per aver concesso ai suoi figli e figlie la possibilità di ritrovarsi. Buono per l’eternità perché ancora una volta non ha abbandonato Israele, dimostrando così che Lui è certezza di Presenza per ogni tempo.

E così la lode e il canto si trasformano in confessione di fede: una fede che supera i confini delle fondamenta umane per affermare che Dio è il fondamento della vita di ogni essere umano, certezza nella difficoltà, sostegno nella tribolazione, gioia nella gioia. Amen!

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