Il mondo variegato dell'ortodossia

A colloquio con Assad E. Kattan, uno dei primi firmatari del Documento dei teologi ortodossi in reazione alle parole del patriarca Kirill

Il 13 marzo è stato reso noto un documento firmato da oltre sessanta teologi ortodossi, un’iniziativa partita dall’Accademia per gli Studi teologi di Volos (Grecia), con il titolo «Una dichiarazione sull'ideologia del “mondo russo”». L’argomento è il discorso che il patriarca ortodosso di Mosca Kyrill ha tenuto il 6 marzo, espressione di una visione “metafisica” del conflitto apertosi con l’aggressione russa all’Ucraina. In precedenza (24 febbraio) lo stesso patriarca aveva rivolto un invito alle parti, perché recedessero da una strada che portava allo scontro armato, e successivamente, il 2 marzo, il segretario del Consiglio ecumenico delle Chiese, padre Ioan Sauca, aveva chiesto a Kyrill un intervento di mediazione. Le parole del patriarca erano andate in un’altra direzione, come segnalato da Famiglia cristiana online.

La stessa rivista online è stata fra i primi organi di stampa ad aver segnalato la presa di posizione dei teologi ortodossi in un articolo a firma di Giuseppe Lorizio. Nei giorni successivi sono giunte centinaia di adesioni al documento, che si trova riportato nel sito del Centro di Studi ortodossi dell’Università di Fordham, anche in italiano. Del suo contenuto parliamo con Assaad Elias Kattan, libanese, docente di Teologia ortodossa all’Università di Münster, uno dei primi firmatari del testo.

– Il documento è stato diffuso nella giornata della “Domenica dell’Ortodossia”, in cui si ricorda la vittoria sull’iconoclastia: c’è un significato particolare in questa scelta dei tempi?

«Sì, appunto: la Domenica dell’Ortodossia rappresenta la “vittoria” sull’iconoclastia dell’ottavo e nono secolo, ma simboleggia anche, oltre a ciò, l’idea generale dell’ortodossia, che si basa su una corretta interpretazione della Sacra Scrittura e dei fondamenti della tradizione ortodossa. L’idea di un “mondo russo”, non nel senso di un’appartenenza culturale, bensì nel senso di un’ideologia promossa dalla chiesa, che è alla base dell’agire politico ed ecclesiastico, sta agli antipodi di questa comprensione dell’ortodossia. Questo si vede bene nella Dichiarazione, che parte da affermazioni della Sacra Scrittura, per criticare questa ideologia».

– Il patriarca Kyrill ha detto che una delle ragioni dell’aggressione russa all’Ucraina starebbe nel fatto che il mondo russo sarebbe chiamato a condurre una missione di evangelizzazione verso il resto del mondo, in cui regna l’omosessualità proveniente dall’Occidente. In che modo il documento risponde a questa visione?

«Il patriarca Kyrill di Mosca comprende la guerra in Ucraina in modo dualistico, ovvero nel senso di uno scontro “metafisico” del “mondo russo” con l’Occidente. Un sintomo di questo conflitto – ovviamente non l’unico – è il modo in cui i Paesi occidentali si pongono rispetto all’omosessualità. Questo modello di pensiero ricorda marcatamente altri modelli dualistici come lo scontro tra un Dio buono e un Dio cattivo o la divisione del mondo tra un mondo di pace e un mondo di guerra. La risposta della Dichiarazione è una decostruzione di questa logica dualistica in nome dell’amore, al quale l’Evangelo di Gesù Cristo ci invita. Questo amore esclude qualsiasi demonizzazione dell’altro e qualsivoglia autoglorificazione. Invita al contempo all’apertura e all’autocritica. Una distinzione “metafisica” tra un Occidente “corrotto” e un mondo ortodosso o russo “fedele alla verità” non è compatibile con l’Evangelo, perché l’Evangelo ci chiede di aprirci e di superare i confini con gli altri esseri umani, tanto più se sono sessualmente, etnicamente, religiosamente o culturalmente diversi da noi».

– La struttura del documento non è casuale: ogni punto è preceduto da una citazione biblica. Come si è giunti a questa costruzione? Può illustrarci i vari punti del testo?

«Per gli autori e le autrici era importante offrire una confutazione dell’ideologia del “mondo russo”, che potesse essere compresa e condivisa da tutti i cristiani e le cristiane. Perciò è stato ovvio appoggiarsi alla Sacra Scrittura e scrivere un testo, che non cita solamente la Bibbia, ma si pone come una sorta di sviluppo che parte da alcune idee bibliche fondamentali. I testi biblici, con i quali si argomenta, costituiscono per così dire delle highlight e dei principi di base del messaggio biblico: il carattere escatologico, eppure in azione anche nel nostro mondo, del regno di Dio e l’impossibilità di identificarlo con qualsiasi sistema politico; la separazione di principio tra sfera ecclesiastica e politica; l’uguaglianza e la parità di tutti gli esseri umani indipendentemente dall’etnia, dalla religione, dalla lingua, dalla cultura, ecc. ecc; il comandamento dell’amore per il prossimo e la richiesta di una misericordia attiva; e il comandamento di dire la verità a voce alta, anche quando è difficile». 

– Lo scopo del documento: parlare all’interno del mondo o parlare al mondo esterno, facendo vedere a quest’ultimo che l’ortodossia è un pianeta complesso, in cui trovano spazio visioni diverse?

«Oserei dire: entrambe le cose. Ovviamente, la Dichiarazione si rivolge ai cristiani e alle cristiane ortodosse e vuole mostrare loro che l’ideologia cultural-teologica con la quale si giustifica la guerra in Ucraina si pone all’opposto del messaggio biblico e dell’essenza della tradizione ortodossa. La Dichiarazione vuole incoraggiarli a pensare e ad agire in altro modo. A parte il fatto che oggi, in ragione dell’impatto dei media, non si può scrivere un testo che sia rivolto solamente all’interno”, la Dichiarazione si rivolge ovviamente anche al mondo esterno, in primo luogo ai cristiani e alle cristiane non ortodosse, che condividono con gli ortodossi lo stesso fondamento biblico e possono comprendere questa modalità argomentativa. Quanti conoscono il mondo dell’Ortodossia sanno che questo mondo è sempre stato variegato e ha sempre mostrato nelle questioni controverse diversità e differenze di accenti. Sullo sfondo di ciò che oggi accade in Ucraina, è importante sottolineare questo volto differenziato dell’Ortodossia e coglierlo come un’opportunità».

Nella foto: Kiev, il monster delle grotte

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