Ringraziare Dio con gioia

Un giorno una parola – commento a Colossesi 1, 12

Il mio cuore è ben disposto, o Dio, io canterò e salmeggerò con riverenza
Salmo 108

Ringraziate con gioia il Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce 
Colossesi 1, 12

Si impara fin da piccoli a ringraziare. “Grazie” è una tra le prime parole che ci vengono insegnate, perché il desiderio di avere una cosa porta il bambino o la bambina ad afferrarlo, quasi a strapparlo di mano e davvero quel grazie richiesto dai genitori esce con fatica. Ma si deve pronunciare, altrimenti, nulla viene elargito. Le cose non cambiano molto da adulti, si ringrazia per educazione, quando si è un po’ obbligati e velocemente. Ci costa fatica dire grazie, non c’è un vero motivo, ma ci fa sentire un po’ sminuiti. 

Chi riesce a ringraziare con gioia e con rispetto è una persona che sa cogliere l’importanza di essere amato. Sa che nulla è scontato e sa cogliere quel momento speciale che si vive quando si riceve un dono. Ancora più speciale è comprendere di essere amati e amate da Dio e di ricevere tanto nella propria vita. Ecco che dovremmo vivere sempre con gratitudine e nell’allegria. Due sentimenti che poco ci appartengono perché spesso siamo travolti da problemi e insoddisfazioni. La sfida è proprio questa: cogliere nella nostra quotidianità quel qualcosa che ci fa comprendere di essere amati e importanti, che malgrado tutto, ci fa scoprire la bellezza della vita e il valore di essa. Siamo santi nella luce, siamo perfetti agli occhi di Dio che non ci lascia mai soli anche quando la paura e l’incertezza ci sovrastano. Nel momento che comprendiamo questo, il ringraziamento e la gratitudine arrivano spontanei e dalla nostra bocca uscirà una parola sola: grazie, detta con il cuore e percependo intorno a noi l’unità con il nostro Creatore che tanto ci ama.

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