Stati Uniti, le chiese cristiane si battono per il diritto di voto

Sembra incredibile ma negli Usa si torna a parlare di restrizioni nella possibilità di accesso al voto. Il Consiglio nazionale di chiese cristiane chiede pieni diritti per tutte e tutti

Negli Stati Uniti il dibattito politico e sociale di queste settimane è dominato dal voto del Congresso sul cosiddetto Freedom to vote act, il pacchetto di norme fortemente voluto dall’amministrazione Biden per tentare di vanificare le iniziative che i singoli Stati statunitensi stanno mettendo in atto per limitare il diritto di voto dei cittadini. Sembra incredibile ma è così: da un anno a questa parte gli Stati a guida repubblicana, ben 19, stanno facendo propria la campagna di menzogne in materia costruita dall’ex inquilino della Casa Bianca Donald Trump, e stanno quindi approvando una serie di norme che in sostanza rendono assai più complicato l’accesso al voto, ad esempio abolendo o limitando la possibilità di votare per posta o rendendo più difficile l'accesso ai seggi. Un ritorno al passato, agli anni ’60 del secolo scorso e alle battaglie per i diritti civili.

Le chiese riformate da tempo denunciano il rischio di involuzione democratica insito in tali norme.

NccUsa, Il Consiglio nazionale di chiese cristiane degli Stati Uniti, ha partecipato con i suoi partner a un'importante azione di  spinta per far approvare la legislazione sui diritti di voto questa settimana. Purtroppo, la legislazione chiave per proteggere il diritto di voto negli stati, non ha superato la soglia dei 60 voti previsti per il Senato ed è stata così bocciata. 

Di seguito la dichiarazione del NccUsa e l'avviso di azione inviato questa settimana:

"Ma la giustizia scenda come l'acqua, e la giustizia come un ruscello perenne". Amos 5:24 

«La democrazia americana è a un punto di svolta. I diritti di voto sono di nuovo in bilico e come Consiglio nazionale delle chiese di Cristo negli Usa siamo costretti a parlare dell'urgenza di approvare una legislazione critica per garantire il diritto di voto nella nostra nazione. Il Freedom to Vote e il John R. Lewis Act, che ora sono stati uniti e sono passati alla Camera dei Rappresentanti, devono passare anche al Senato (così non è stato come appena sottolineato ndr.).

La nostra storia ci obbliga.

L'Assemblea Generale del Consiglio Nazionale delle Chiese di Cristo negli Stati Uniti ha adottato una Dichiarazione sulla Politica dei Diritti Umani nel 1963, stabilendo principi generali relativi al valore intrinseco, ai diritti e alle responsabilità di tutte le persone. La dichiarazione riconosce:

"Il diritto alla piena partecipazione della persona alla vita politica e civile, compresa l'opportunità: di votare a scrutinio segreto... il diritto di voto è un diritto umano fondamentale".

L’ Ncc è stato anche attivamente coinvolto nel movimento per i diritti civili, incluso il fatto che i nostri leader hanno marciato con le ultime icone dei diritti civili Martin Luther King Jr. e il deputato John Lewis attraverso il ponte Edmund Pettus. Dobbiamo rimanere vigili e risoluti per assicurarci che il diritto di voto sia protetto.

La nostra fede ci obbliga.

La dichiarazione del 1963 esponeva anche la nostra convinzione come cristiani che "gli esseri umani sono fatti a immagine di Dio, che ogni persona ha un valore intrinseco davanti a Dio, e che ogni individuo ha diritto alle più ampie opportunità possibili per lo sviluppo della vita abbondante ed eterna. La negazione dei diritti e delle libertà che derivano dal valore di un individuo davanti a Dio non sono semplicemente un crimine contro l'umanità; sono un peccato contro Dio" (Dichiarazione del 1963).

Nel corso degli anni e in momenti cruciali della storia abbiamo riaffermato queste convinzioni e dichiarazioni. Questa volta non è diverso. Crediamo che la Chiesa, gli altri partner di fede e i sostenitori dei diritti civili e umani debbano prendere posizione come nelle celebri parole di Mlk: "Un'ingiustizia ovunque è una minaccia alla giustizia ovunque. Siamo presi in una rete ineluttabile di mutualità, legati in un unico abito del destino. Ciò che colpisce uno direttamente, colpisce tutti indirettamente". (Lettera da una prigione di Birmingham)

La nostra coscienza ci obbliga.

Quando i diritti di uno sono negati, siamo tutti colpiti. Dobbiamo stare insieme per assicurare la piena accettazione e cittadinanza per tutti nella nostra società, garantendo e proteggendo i diritti umani di ogni persona su una base di parità. Il diritto di voto è il vero centro e il nucleo di una democrazia giusta e libera. Negare l'accesso al voto è negare la stessa umanità e sacralità di chi viene negato. Chiediamo all'amministrazione e al Congresso di tenere fede alle promesse fatte dai fondatori di questa nazione quando affermarono che tutti sono stati creati uguali e di approvare una legislazione sui diritti di voto che rimuova le barriere al voto. 

Chiediamo il passaggio di queste leggi con ogni mezzo necessario, compresa la fine dell'ostruzionismo che è stato storicamente usato per bloccare il diritto di voto degli afroamericani. Nel 1957, il senatore Strom Thurman stabilì il record del più lungo ostruzionismo individuale quando parlò per 24 ore e 18 minuti per opporsi al Civil Rights Act del 1957. Nel 1964 il senatore Richard Russell, Jr. guidò altri leader politici per bloccare il passaggio del Civil rights Act per 60 giorni lavorativi.

Questo è un momento in cui dobbiamo agire. Questo è un momento in cui dobbiamo alzarci e parlare come persone di fede e di coscienza, chiedendo al Senato di porre fine all'ostruzionismo e di approvare questi pezzi critici della legislazione sui diritti di voto e garantire quindi il diritto di voto a tutte e tutti». 

 

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