La Wacc contro l’hate speech

L’Associazione mondiale per la comunicazione cristiana sta collaborando a un’iniziativa pionieristica per aiutare i giornalisti a trattare il grande tema dei rifugiati e richiedenti asilo in modo etico e accurato

Tre associazioni regionali dell’Associazione mondiale per la comunicazione cristiana (Wacc) collaborano a un’iniziativa pionieristica per aiutare i giornalisti a trattare le questioni legate a rifugiati e richiedenti asilo e il grande tema delle migrazioni in modo etico e accurato e a consentire ai rifugiati e migranti stessi di potersi autorappresentare. 

Un modo per rafforzare sia le Organizzazioni non governative (Ong) che lavorano con migranti e con i media sia per contrastare l’incitamento all’odio (hate speech) presente sia nella vita comune che sul web.

Cambiare la narrativa. 

Questo mese è stato lanciato il programma di formazione interregionale sulla copertura mediatica realizzata e dedicata a rifugiati e migranti avvalendosi della partecipazione di 12 giornalisti e di professionisti dei media provenienti dall’Africa, dall’Europa e dal Medio Oriente.

«Anche nel mezzo della pandemia mondiale che sta entrando nel suo terzo anno, la migrazione forzata rimane una delle crescenti crisi umanitarie globali», ha affermato la coordinatrice del progetto Erin Green.

Nel 2020 si son contati circa 281 milioni di migranti, circa il 3,6% della popolazione mondiale. Di questi, 82,4 milioni erano sfollati forzati e in fuga da persecuzioni, conflitti, violazioni dei diritti umani e violenze; dati resi noti dall’Unhcr.

«Questo fatto, mette in rilievo una profonda crisi politica e sociale, oggi amplificata anche da una retorica anti-migranti e da un preoccupante incitamento all’odio», prosegue Green. 

All’inizio del 2017 Wacc Europe ha pubblicato un Rapporto dedicato alla comunicazione generalista.

«Rapporto che era il risultato di un progetto durato 12 mesi – Refugee Reporting – coordinato dalla Wacc Europe e dalla Commissione delle Chiese per i Migranti in Europa (Ccme). Oggi – prosegue Green – l’imperativo è chiedere ai media di riferire in modo etico e accurato le notizie relative al tema delle migrazioni, affrontando la delicata questione in modo professionale e non approssimativo», sottolineando l’importanza del programma di formazione di quest’anno e che ha ricevuto il sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi.

Offerto gratuitamente ai partecipanti, il programma è progettato specificamente per giornalisti e professionisti dei media che lavorano su questioni relative alle migrazione e ai rifugiati, soprattutto nei loro contesti locali. 

Un’iniziativa, che mira a far sviluppare le capacità giornalistiche e di approfondimento locali ampliandone i contatti e relazioni. La formazione è suddivisa in diverse sezioni didattiche, quali il networking, la condivisione di esperienze e le interazioni con esperti nel campo della migrazione e dello sfollamento forzato.

Inoltre analisi sulla raccolta e la catalogazione dei dati proposta dai giganti della tecnologia, l’uso della tecnologia digitale per la sorveglianza; la proprietà e il controllo dei mass media, dei media comunitari e dei social media.

«Chi comanda oggi? L’individuo singolo quale ruolo può giocare? E la comunità? E i governi? Chi gestisce la grande tecnologia? Chi ha la capacità di far usare al meglio le nuove forme di comunicazione; di essere attivo e visibile nella rete mediatica; di essere ascoltato? 

Queste sono solo alcune delle grandi domande alle quali l’iniziativa della Wacc, tenta di fornire delle risposte.

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