Servizio civile, un'esperienza che cambia la vita

Scade il 26 gennaio il bando per il Servizio civile universale. Intervista a Stefano Bertuzzi, dell’ufficio Gestione operativa dei volontari della Diaconia valdese

È stato aperto a metà dicembre 2021 il bando del Dipartimento per le Politiche giovanili per il Servizio civile universale in Italia. Fra i vari enti accreditati spicca la Diaconia valdese con ben 59 posti a disposizione, sparsi in tutta Italia. Il servizio civile affonda le sue origini all’inizio degli anni ’70 ed era riservato agli obiettori di coscienza al tempo della “naja” obbligatoria. Nel corso degli anni il servizio si modifica e prende piede fino a superare come numeri, nel 2000, i militari. Nel 2005 la leva obbligatoria viene abolita e di conseguenza anche il servizio civile; per entrambi il “reclutamento” avviene su base totalmente volontaria.

La Diaconia valdese con l’ultimo bando sta incontrando però alcune difficoltà, ritrovandosi a pochi giorni dalla chiusura dello stesso con ancora posti a disposizione. «La pubblicazione del bando a ridosso delle vacanze natalizie non ha aiutato alla sua diffusione – ci spiega Stefano Bertuzzi, dell’ufficio Gestione operativa dei volontari della Diaconia valdese –; infatti nel periodo delle vacanze molti giovani pensano ad altro, staccano dalla scuola e Università e rischiano di perdersi questa opportunità. L’anno scorso avevamo vissuto una situazione analoga e per ovviare ai problemi di adesione il Ministero aveva concesso una proroga al bando; quest’anno invece non abbiamo ancora novità in merito e i tempi ormai stringono con la scadenza fissata al 26 gennaio».

La Diaconia ha posizioni aperte in tutta la penisola; ci sono state risposte diverse dalle diverse zone d’Italia? «Si, abbiamo notato che nel sud Italia ci sono state più richieste rispetto ad altre zone. Un esempio può essere quello legato alle opere palermitane: per 8 posti a disposizione abbiamo ricevuto 18 domande mentre nella zona del Pinerolese, dove la disponibilità era più alta, 23 posti, sono state appena 5 le candidature. La situazione non è ancora preoccupante, ogni anno abbiamo notato un calo delle domande che spesso però arrivano anche negli ultimi giorni, proprio a causa del periodo infelice in cui viene emanato il bando».

Ma ci sono altre cause che possono aver creato difficoltà alle candidature, come a esempio la pandemia e la paura a proporsi in un luogo che forse non si conosce? «Il discorso è complesso – continua Bertuzzi – e può essere vero in parte. Non influisce tanto la paura della pandemia (le strutture che partecipano ai progetti hanno tutte standard altissimi di sicurezza) quanto piuttosto la fatica che sta instaurando nella vita quotidiana il Covid: per i giovani e le giovani rimanere chiusi in casa con i vari lockdown e quarantene ha fatto perdere loro la voglia di “uscire”». L’offerta della Diaconia è molto varia e completa e va da ambiti sanitari, come strutture per anziani e persone disabili, a quelli culturali, e non si limita a opere della Diaconia ma, grazie alla rete di collaborazioni, va oltre. «Abbiamo posti nella biblioteca di Torre Pellice, a Radio Beckwith evangelica, nelle case di riposo, nei centri culturali. Come era facile prevedere, gli ambiti che raccolgono più candidature sono quelli legati alla cultura e capiamo che doversi rapportare con persone anziane, per esempio, può essere più complesso: ma allo stesso modo è un’occasione per andare oltre le proprie conoscenze e fare un’esperienza del tutto nuova».

Proprio questo aprire gli orizzonti è una delle motivazioni che dovrebbero spingere le persone a proporsi. Le altre quali potrebbero essere? «La prima che mi viene in mente – aggiunge Bertuzzi – è quella legata al lavoro. Una percentuale molto alta di ragazzi e ragazze che hanno svolto il servizio civile hanno poi trovato occupazione nell’ambito o addirittura nella struttura stessa dove hanno prestato il servizio di volontariato. La seconda l’abbiamo citata sopra: il servizio è un modo di aprire le proprie menti, un’opportunità di conoscere realtà nuove e differenti da quelle a cui siamo abituati: è un atto di cittadinanza attiva. Infine è un primo passo verso l’autonomia: 444 euro di rimborso mensili per 25 ore di volontariato possono essere un primo investimento nel proprio futuro, nei propri sogni».

Sul sito della Diaconia valdese si possono trovare tutte le informazioni dettagliate riguardanti i vari progetti e le istruzioni per presentare la candidatura. Il Servizio civile universale della Diaconia è svolto in collaborazione con Confcooperative, Legacoop, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Unicef e altri enti di SCU. L’invito è quindi quello di candidarsi (età compresa fra i 18 e i 28 anni compresi): i motivi sono molti oltre a quelli elencati sopra e la procedura migliore è forse quella di chiedere a qualcuno che ha già sperimentato questa possibilità: sicuramente vi confermerà che è stata un’esperienza che gli ha cambiato, in positivo, la vita. Parola di una Redazione che ha svolto, attraverso più della metà dei suoi membri, sia l’obiezione di coscienza sia il servizio civile, in ambiti sia culturali sia socio-sanitari. 

 

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