Lipa, il campo dove fallisce l'Europa

Un nuovo report dedicato alla situazione delle persone migranti che si ritrovano a transitare in Bosnia Erzgovina denuncia l'inaccettabile limbo che queste persone sono costrette a vivere, al gelo e senza speranza

La rete RiVolti ai Balcani ha presentato ieri 27 dicembre il nuovo report di denuncia e informazione sul campo di Lipa, riaperto nel Nord-Ovest della Bosnia ed Erzegovina nel novembre 2021. A un anno di distanza dal terribile incendio che lasciava oltre 1.200 persone all’addiaccio, al freddo, nel cantone di Una-sana alle porte dell’Unione europea, la rete, composta da più di trenta realtà italiane dell’associazionismo e dell’accoglienza, del giornalismo, dell’arte, dell’attivismo e del mondo accademico e che coinvolge cittadine e cittadini che a vario titolo hanno scelto di farne parte, ha deciso di fare il punto sulle condizioni di Lipa riaperto a metà novembre 2021. Qual è la strategia dell’Unione europea? Un bilancio dal vecchio al nuovo campo nel cuore di un’Europa sempre più “spinata” e ostile nei confronti delle persone in transito.

Ne hanno discusso Diego Saccora (Lungo la rotta balcanica, autore del report), Gianfranco Schiavone (ICS, Asgi, autore del report), Elisabetta Gualmini e Pietro Bartolo (parlamentari europei) e ha moderato Duccio Facchini (direttore di Altreconomia).

«Sulla base dei dati elaborati dal Report 2021 sul diritto d’asilo a cura della Fondazione Migrantes – si legge nell’introduzione del report, nell’Ue allargata (27 Paesi) ai primi di novembre 2021 la stima per difetto delle per- sone migranti morte e disperse nel Mediterraneo ha già superato il totale del 2020, 1.559 contro 1.448. Le vittime si concentrano soprattutto nel Mediterraneo centra- le, sulla rotta che conduce verso l’Italia e Malta ma è impressionante il quadro che emerge dalla rotta atlantica verso le isole Canarie, territorio spagnolo: quasi 900 morti di cui si è avuta notizia nel 2020, il quadruplo rispetto al 2019, e altri 900 fino a novembre 2021».

Nello stesso 2021, pur con un consistente calo rispetto agli anni precedenti, «la Serbia si conferma uno dei principali snodi di transito per raggiungere l’Ue, con 11.767 arrivi. Secondo i dati dell’Unhcr, nei 19 campi attualmente attivi sono presenti circa 4.700 persone sulle 6.200 registrate nel Paese. Se la maggior parte dei campi conta presenze ampiamente inferiori alla capacità massima, nei tre centri collocati a Nord del Paese al confine con Croazia, Ungheria e Romania, si riscontra invece un forte sovraffollamento, in particolare a Kikinda (1.006 su 570) e a Sombor (1.721 su 390), segno di quanto il flusso delle rotte dai Balcani si concentri maggiormente su questi territori, con il conseguente alto numero di respingimenti effettuati dalle polizie magiare e romene registrato dallo stesso Unhcr».

Secondo l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, tra il gennaio 2018 e l’ottobre 2021 sono state circa 84mila le persone migranti, rifugiate e richiedenti asilo di cui sia stato registrato il transito in Bosnia ed Erzegovina

Un primo centro a Lipa, costruito sul terreno di proprietà del Comune, è stato il campo di tende per emergenza gestito dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), aperto ufficialmente il 21 aprile 2020 come risposta preventiva alla pandemia da Covid-19 per ospitare fino a 1.000 uomini soli che fino a quel momento erano rimasti totalmente privi di accoglienza. Il campo aveva quattro dormitori con letti a castello (120 letti per ogni tensostruttura), una tensostruttura per refettorio e attività, un campetto sportivo con porte da calcio, bagni e docce in container sanitari e ambulatorio medico. Il campo era del tutto sprovvisto di allacci idrici, e disponeva solo di una cisterna con pompe e generatori a gasolio per far funzionare tutta la parte elettrica. Le condizioni di vita delle persone che lì venivano confinate erano inumane e degradanti.

Il campo è stato chiuso il 23 dicembre 2020, dopo un braccio di ferro tra l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e i diversi livelli governativi bosniaci a causa delle condizioni del campo, generalmente sotto standard, e comunque non adeguate ad affrontare l’inverno. Successivamente un incendio ha distrutto le tensostrutture presenti. L’emozione generata a livello internazionale dai tragici fatti del primo campo di Lipa non ha determinato un ripensamento della strategia finalizzata a confinare i migranti in un luogo sperduto e privo di alcun servizio logistico, bensì tale strategia è proseguita con estrema determinazione e da gennaio a novembre 2021 un campo di tende provvisorio montato dall’esercito e sotto la supervisione del Servizio per gli affari esteri (Sfa), è servito come soluzione temporanea per ospitare sino a un massimo di 900 persone, uomini adulti, senza che ci fosse alcun miglioramento delle condizioni di vita estreme nelle quali le persone si sono trovate a vivere per mesi.

Il 19 novembre 2021 è stato inaugurato il nuovo campo di Lipa. «La struttura è attrezzata con unità abitative (container) con sei posti letto (tre letti a castello) e riscaldamento elettrico per ciascun container. Nel campo vengono forniti vestiti, alloggio, tre pasti al giorno, servizi igienico-sanitari e cure mediche. La capienza totale del campo è di 1.500 persone suddivise tra 1.000 posti dedicati a uomini singoli, 300 posti per persone appartenenti a nuclei familiari, 200 posti per minori non accompagnati. Al 6 dicembre 2021 le persone dislocate all’interno sono 382».

Il nuovo campo di Lipa è costato tre milioni di euro. «La principale voce di costi è stata la costruzione del refettorio e di tutte le strutture portanti dei prefabbricati e dei container -ha spiegato a inizio dicembre 2021 ad Altreconomia Laura Lungarotti, rappresentante dell’Oim nella regione dei Balcani occidentali-. I container non sono stati acquistati nuovi ma riutilizzati da altri centri chiusi». Secondo Lungarotti il centro sarebbe «destinato a diventare una risorsa per la città di Bihać, una volta ter- minato l’uso per l’accoglienza migranti».

Il principale finanziatore è stata l’Unione europea (54%), seguita dai governi di Austria (20,9%), Germania (19,2%), Svizzera (6%), Italia (2,5%) e dalla Banca centrale europea (2,25%. L’Oim dichiara che i fondi del ministero degli Esteri italiano destinati alla costruzione di Lipa (80.000 euro) sono stati impiegati per la costruzione, tracciato e allaccio di elettricità e acqua. Se ne aggiungono 422,538.08 per 16 mesi di costi operativi, sempre da parte del ministero degli Esteri. Il resto, poco più 1 milione di euro, è destinato alle altre attività del progetto orientate alla raccolta dati, “monitoraggio” e analisi dei flussi delle persone in transito nel Paese.

«Il Temporary reception centre Lipa – conclude il report -  non è quindi né un centro, adeguato o meno, di prima accoglienza, né un centro per coloro che chiedono asilo, bensì uno dei luoghi di confinamento dove la dignità umana viene calpestata che caratterizzano l’attuale storia europea e la cui natura ed evoluzione sono ancora tutte da analizzare e comprendere».

Le principali conclusioni del report sono:

- «La scelta di costruire un campo di grandi dimensioni destinato altresì a ospita- re anche famiglie e minori non accompagnati in una località totalmente isolata e dove, anche a causa dell’altitudine le condizioni climatiche sono particolarmente dure (le temperature scendono a meno quindici gradi durante l’inverno) non regge al minimo vaglio di razionalità e ancor meno al senso di umanità...Viene sostanzialmente impedito ai confinati di sviluppare una minima vita privata e di relazione, pur trattandosi di un diritto fondamentale sancito dall’Art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ad un esame attento viene in rilievo anche la violazione del diritto, di cui all’Art. 5 della stessa Convenzione, a non subire restrizioni della libertà se non nei casi e nei modi previsti dalla legge. Si tratta di una violazione de facto dal momento che nessuna delle persone confinate nel campo subisce una formale restrizione della propria libertà personale ma l’abile stratagemma dato dalla inaccessibile collocazione della struttura vanifica quanto meno l’esercizio effettivo della libertà di circolazione configurando una inedita forma di segregazione senza base giuridica e senza bisogno di emanare alcun provvedimento»

- «Di inaudita gravità risulta la condizione dei minori destinati a essere confinati nel campo, sia che si tratti di minori con la famiglia sia di minori non accompagnati»

Il report è leggibile interamente qui

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