Metodisti, impegno oltre la Cop26 ed equità vaccinale

Il racconto dell'ultima seduta generale del Consiglio Metodista Europeo, che si è svolta lo scorso 14 e 15 ottobre, fatto dalla presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (Opcemi), la pastora Mirella Manocchio 

Ambiente e equità nei vaccini al centro dell’ultima seduta generale del Consiglio Metodista Europeo, che si è svolta lo scorso 14 e 15 ottobre. Ha partecipato all’incontro la presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI), la pastora Mirella Manocchio che, dal 2020, è membro dell’Esecutivo del Consiglio Metodista Europeo.

L’organismo metodista ha in primo luogo fatto proprio un documento, un appello all’equità vaccinale, nel quale si definisce «Vitale che i paesi più ricchi del mondo mettano fine ad ogni accaparramento e nazionalismo dei vaccini».

«Diversamente da altre volte ci si è concentrati sulle tematiche all’ordine del giorno con il supporto di persone competenti addetti ai lavori – spiega Mirella Manocchio – . In particolare, riguardo la giustizia climatica: è in corso un progetto, di advocacy e sensibilizzazione, “Climate justice for all”, ideato dalla chiesa metodista britannica che vede coinvolti giovani e varie chiese in Europa e nel mondo, anche in Italia. Una nostra operatrice sarà a presente a Glasgow; l’obiettivo è portare delle richieste precise e chiare al meeting. I giovani hanno dunque esposto come sta procedendo questo percorso e quello che sarà il documento finale che sarà sottoposto alla Cop26, un appello che abbiamo sottoscritto».
Proprio il 6 e 7 novembre a Glasgow sono previste varie iniziative pubbliche e simboliche, oltre che la celebrazione di alcuni culti, sempre su iniziativa dei giovani metodisti.
 
«Già dal 2019 – spiega Manocchio – abbiamo elaborato dieci punti, rivolti anche alle chiese locali, su un impegno ecologico preciso e per la giustizia ambientale. Proseguiamo dunque su questo cammino già iniziato: l’impegno delle chiese è quello di andare oltre Glasgow, di continuare e implementare la sensibilizzazione delle comunità per la tutela del pianeta e il contrasto ai cambiamenti climatici».
 
E il clima è un tema connesso anche ad un secondo fil rouge dell’incontro metodista: il dialogo interreligioso, per il quale le chiese metodiste sono costantemente impegnate, per «costruire ponti» e dialogo.
Gli altri ospiti intervenuti alla riunione, oltre ai giovani del progetto Climate Justice for all, tra cui dall’Italia Irene Sei Ibra, sono stati infatti Reynaldo F. Leao Neto, coordinatore della commissione del dialogo interreligioso del Consiglio metodista mondiale, e il rabbino Frank Dabba, che fa parte dell’advisory Committee di eco-peace-friends del Medio Oriente.
 
«Sul fronte delle migrazioni e dei rifugiati, abbiamo condiviso esperienze, come quella virtuosa e cominciata in Italia dalla FCEI, Tavola valdese e S.Egidio, dei corridoi umanitari, e le sue possibili declinazioni in altri Paesi Ue», continua Mannocchio.
All’incontro ha partecipato anche Leslie Griffiths, pastore metodista in esercitazione, parlamentare europeo e membro della commissione del Consiglio europeo per i migranti, rifugiati e profughi.
«Abbiamo anche discusso delle prospettive future delle nostre chiese nell’era post covid e dell’utilizzo delle piattaforma online, dei social media, per l’organizzazione di culti e attività ecclesiastiche in generale ma anche per l’evangelizzazione – conclude Manocchio -. Una sfida e un’opportunità al tempo stesso, che necessita di una chiara visione di fede anche per evitare un uso non corretto o eccessivo di questi strumenti».
La prossima riunione del consiglio si terrà in primavera, mentre la seduta si svolgerà l’anno prossimo, tra settembre e ottobre, in presenza.

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