Ishkar per Emergency

La compagnia che lavorava con gli artigiani di Kabul ora aiuta la sola realtà che ancora opera sul territorio: Emergency

Ishkar è una pianta del deserto che può essere trovata in Afghanistan. All’apparenza un arbusto come tanti, cela però proprietà mediche importanti.

Questa pianta dal carattere alchemico dà il nome anche ad una associazione che si è prefissata di scovare e riportare alla luce tesori nei territori tra i più difficili del pianeta.

La compagnia Ishkar è stata fondata nel 2016 a Kabul in Afghanistan, dall’incontro con alcuni artigiani locali, creatori di prodotti meravigliosi, i quali però non avevano accesso al mercato internazionale. L’idea nata in quell’occasione è stata di creare una piattaforma di e-commerce che potesse dare l’opportunità agli artigiani di vendere nel mercato internazionale. Inizialmente si parlava di Afghanistan, ma poi si sono aggiunti anche artisti e artigiani da altri paesi colpiti da conflitti che così potevano supportarsi e avere un ricavo economico che non provenisse da donazioni.

Ishkar si è così espansa in Yemen, Iraq, Libano, Pakistan aprendo delle rotte commerciali e anche di turismo, perché da due anni l’associazione promuove anche un tipo di turismo sostenibile in questi luoghi. Ovviamente, come dice Ernesto Rollando, project manager di Ishkar: «Abbiamo portato i turisti nelle zone più sicure, dove potevamo garantire un certo livello di ospitalità e sicurezza».

Nelle scorse settimane ovviamente in Afghanistan le cose sono cambiate e si sono fatte più difficili: molti artigiani hanno lasciato il Paese e per gli altri si è complicata la logistica per far arrivare i prodotti e manca anche la catena di fornitura per avere il materiale di cui hanno bisogno. L’ultimo viaggio è stato a novembre scorso e non si sa se e quando si potrà ripartire.

Chi è rimasto sul territorio è Emergency, una presenza costante e una sicurezza fin dal 1999 quando i talebani erano al governo; l’associazione ha continuato ad operare nel corso di questi 22 anni.

Ishkar ha deciso così di dedicare due raccolte fondi ad Emergency. «Una è stata nel 2020 con lo scoppio della pandemia di Covid 19 - racconta Ernesto Rollando - perché pensavamo ci fosse bisogno di una spinta per aiutare». Un’altra si è appena conclusa ed ha visto la messa all’asta di stampe di noti fotografi di fama nazionale e internazionale. Parliamo di Steve McCurry, una delle icone della fotografia contemporanea, Lorenzo Tugnoli, premio Pulitzer nel 2019 e World Press Photo nel 2019 e 2020, Michael Christopher Brown, noto per i suoi reportage fotografici dalla Libia e l’azera Rena Effendi che, negli anni, ha prodotto numerosi lavori sui giovani, dal Cairo a Kabul, esponendo anche alla Biennale di Venezia. E ancora Matthieu Paley, Andrew Quilty, Farshad Usayan, Emily Garthwaite, Lalage Snow, Solmaz Daryani, Louise Follain, Jim Huylebroek, Charles Thiefaine, Levison Wood, Omid Scheybani, Erin Trieb, Kalpesh.

«La vendita era stata organizzata prima della caduta di Kabul in mano ai talebani; inizialmente dovevano partecipare 12 fotografi. Poi con l’Afghanistan sui titoli di prima pagina, tanti altri fotografi si sono voluti aggiungere per dare il loro contributo, compresi Steve McCurry a Lorenzo Tugnoli. Alcuni ci hanno proprio contattato, anche perché era la seconda edizione della vendita. Avevamo avuto un ottimo riscontro l’anno scorso ma quest’anno è stato triplicato se non quadruplicato».

Quest’anno le donazioni si focalizzeranno su tutte le cure che Emergency fornisce nei centri maternità e di chirurgia di guerra.

 

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