Morti di mare e di terra

Dal Mediterraneo alle nuove rotte di terra verso i paesi baltici, crescono vittime e sofferenze fra le persone migranti

La stagione estiva nel Mediterraneo è il periodo dell'anno con il più elevato transito di persone migranti, ovviamente per le favorevoli condizioni meteorologiche. L'anno 2021 non è stato differente: al 17 settembre, l'Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (Oim) segnala 1.369 persone disperse in mare dal 1° gennaio 2021. La maggior parte di questi tragici naufragi si verifica nel Mediterraneo centrale (1.092 persone), nella zona che separa Libia e Tunisia dall'Italia e dall'isola di Malta. Allo stesso tempo, aumentano anche i tentativi di traversata. Un totale di 20.257 persone sono state intercettate dalla Guardia costiera libica tra gennaio e luglio 2021, rispetto alle 12.000 dello stesso periodo dell'anno precedente.

In questo periodo gli Stati europei ancora non stanno facendo la propria parte e le Ong di soccorso in mare hanno più volte superato riempito le loro navi di persone in missioni solidali e fanno sempre fatica a poter sbarcare a terra causa decisioni dei paesi costieri che dilatano spesso i tempi di attesa in maniera sproporzionata e insensata.

Intanto giunge la notizia di quattro persone ritrovate morte al confine fra Polonia e Bielorussia, a testimonianza delle sempre nuove vie intraprese per tentare di entrare in Europa, e non cessano le notizie di respingimenti violenti delle polizie di frontiera.

Negli ultimi mesi, gruppi di richiedenti asilo e migranti sono transitati attraverso la Bielorussia per chiedere asilo nei vicini Stati membri dell'Ue: Lituania, Lettonia e Polonia.

Gruppi di persone sono rimasti bloccati per settimane, incapaci di accedere a qualsiasi forma di assistenza, asilo o servizi di base. Molti sono stati lasciati in situazioni terribili, esposti alle intemperie, affetti da ipotermia. Alcuni sono stati salvati dalle paludi.

Riconoscendo le sfide significative poste dai movimenti irregolari, le agenzie umanitarie hanno chiesto che la situazione sia gestita in conformità con gli obblighi legali internazionali e che gli Stati lavorino in modo collaborativo per risolvere la situazione, dando priorità ai diritti umani.

L'Oim e l'Unhcr chiedono l'accesso immediato alle persone colpite, al fine di fornire assistenza medica salvavita, cibo, acqua e riparo, soprattutto alla luce dell'imminente inverno.

Sebbene gli Stati abbiano il diritto sovrano di gestire i propri confini, ciò non è incompatibile con il rispetto dei diritti umani, compreso il diritto di chiedere asilo. I respingimenti mettono in pericolo vite umane e sono illegali secondo il diritto internazionale.

Oim e Unhcr ribadiscono che «richiedenti asilo e migranti non dovrebbero mai essere utilizzati dagli Stati per raggiungere fini politici. La responsabilità fondamentale di proteggere le persone vulnerabili dovrebbe essere condivisa tra gli Stati in uno spirito di solidarietà. Il disaccordo politico sulle responsabilità non deve mai comportare la perdita della vita, la perdita degli obblighi e degli impegni internazionali degli Stati».

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