L’inestimabile libertà dei Salmi

Un giorno una parola – commento a Salmo 33, 20 

Noi aspettiamo il Signore; egli è il nostro aiuto e il nostro scudo
Salmo 33, 20

Siamo stati salvati in speranza 
Romani 8, 24

Queste poche parole sono un frammento di un salmo veramente splendido (lo avrete sicuramente già letto mille volte ma, vi prego, rileggetelo, rileggetelo tutto ancora una volta). I Salmi godono della inestimabile libertà delle opere poetiche di poter dire senza essere obbligati a definire. Questo permette loro di esprimere molto di più: è come se, proprio nell’indefinitezza, trovassero il modo di essere molto più vicini al pensiero, più calzanti, per paradosso, più precisi. Quante volte cerchiamo di inseguire un pensiero, di metterlo nero su bianco in modo che sia proprio quello e non altro, e questo ci sfugge come un pesce tra le mani. Chi scrive di Dio e delle sue creature conosce bene questa sensazione, perché si trova a trattare la materia più sfuggente, il piccolissimo che cerca di contenere e ordinare l’infinito e indefinibile. Eppure, da questa attività, che potrebbe sembrare frustrante, molto spesso ci si sente pervadere da un grande senso di benessere e pace. Proprio dal cercare Dio, parlare di Dio, comunicare con chi lo cerca, troviamo spesso quella protezione dall’ansia, dall’angoscia e molto spesso anche dal male che siamo così bravi a praticarci da soli. Abbiamo strade e modi per cercare la pace nel cercare la protezione di Dio, e spesso stanno nelle parole, anche nelle nostre. Le Scritture, i salmi massimamente, sono testi capaci di evocare e provocare altri testi, incamminandoci in queste strade. Sia benedetto il Signore per questo salmo, strumento così efficace! 

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