Chiese svizzere verdi

Un anno fa è nata nella Svizzera francofona la rete ecumenica delle “eco chiese”, ispirata da analoghe esperienze francesi, inglesi e tedesche. Pochi giorni fa il primo incontro per confrontarsi su questa esperienza

Quasi un anno fa è nata anche in Svizzera la rete di chiese “verdi”, EcoEglise, ispirata alle iniziative Eco Church (Regno Unito) e Eglise Verte (Francia), ma come vedremo legata anche al “Gallo verde” tedesco.

Si tratta anche in questo caso di un’iniziativa ecumenica, lanciata lo scorso autunno per sensibilizzare le chiese svizzere dell’area francofona alle questioni ambientali, avviata da cinque associazioni: il “laboratorio di transizione interiore di Pain pour le prochain e Action de carême, œco Église et environnement, A Rocha Suisse, StopPauvreté.

L’obiettivo è “prendersi cura della creazione”, come spiegava al giornale Réformés (qui l’articolo), Lara-Florine Schmid, project manager del progetto per A Rocha Suisse.

Analogamente alle églises vertes francesi (e alle eco-comunità italiane, il progetto portato avanti dalla Commissione Glam della Federazione delle chiese evangeliche in Italia), si tratta di un percorso che prevede diversi passaggi: ci si basa su una “ecodiagnosi”, che, spiega Shmid, consiste in un questionario con domande a risposta multipla, in base alle quali si ottiene un punteggio e ci si posiziona su tre livelli: bronzo, argento e oro.

Le domande sono suddivise in cinque ambiti, da quello apparentemente più astratto o spirituale come “Celebrazione e insegnamento”, a quelli più concreti “Edifici” e “Terreni”, passando per “Impegno locale e globale” e “Stile di vita”. Si tratta di una distinzione solo apparente, in quanto già nel primo ambito è possibile vivere una “transizione interiore”: quello che sta più a cuore ai promotori, infatti, non è imporre dei paletti molto vincolanti, ma condurre le chiese a un cambiamento convinto, nel cuore e nell’animo delle chiese.

Naturalmente la “classificazione” può mutare nel tempo man mano che la chiesa (o la struttura, monastero, opera diaconale,…) matura la propria consapevolezza ambientale e migliora i suoi comportamenti.

Parallelamente alle sue tre “medaglie”, poi, EcoEglise promuove il percorso di gestione ambientale “Coq vert” (che nasce in Germania come Grüner Gockel e in Italia conosciamo come “Gallo verde”) che porta alla certificazione ISO 14001.

Per partecipare bastano tre persone incaricate dalla comunità di seguire il progetto, e un contributo di 200 franchi all’anno, che però non deve essere un vincolo, anzi si propone alle comunità più grandi di sostenere con una quota maggiore per permettere anche alle più piccole di prendere parte al progetto.

Diversi documenti e risorse sono presenti sul sito lanciato il 4 ottobre 2020 (https://ecoeglise.ch) e coordinato dalla stessa Schmid, che in un altro articolo di Réformés ricorda: «La presa di coscienza è sempre più presente all’interno delle comunità cristiane, ma trasformarla in azioni concrete si rivela più complicato. La piattaforma offre una risposta concreta».

Il progetto è partito con nove chiese “pilota”, tre riformate, tre cattoliche e tre evangeliche, con l’obiettivo di arrivare fra tre anni a 70 partecipanti. Ma, al di là dei numeri, l’obiettivo principale è «mettere le chiese in movimento e suscitare una presa di coscienza globale».

Sabato 28 agosto nella chiesa riformata di Chavannes-près-Renens si è tenuto il primo incontro delle EcoEglise, attualmente una ventina, con una mattinata di confronto e laboratori (biodiversità, miglioramento e gestione degli edifici, conversione degli stili di vita) seguita da “pic-nic”. Un’occasione di scambio sulle esperienze di questi mesi, con la tavola rotonda “Ecologia: quali sono i freni nelle nostre chiese?”, ma anche di maggiore conoscenza del percorso: infatti la partecipazione era aperta anche alle comunità che ancora non fanno parte della rete.

 

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