Dio risponde alle nostre domande

Un giorno una parola – commento a Giovanni 16, 23

Per la tua grande misericordia, rispondimi, o Dio, assicurandomi la tua salvezza
Salmo 69, 13

In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà
Giovanni 16, 23

La regola per affrontare un testo difficile – e questo testo lo è in grado sommo – è rivolgersi al contesto immediato che ci fornisce la chiave per collocare il testo all’interno del processo narrativo o discorsivo in cui è inserito; viceversa, se isoliamo un testo corriamo il rischio di interpretarlo non solo in modo incoerente ma anche in senso contrario al suo reale significato. Il contesto in cui è inserita questa affermazione “qualunque cosa chiederete (an ti aitesete), nel mio nome, il Padre la darà (dosei)”, sarebbe quello dei discorsi che preparano i discepoli alla morte e alla risurrezione di Gesù. Nel concreto questa sezione (vv. 16-33) affronta la doppia domanda “dove vai?”, e che significa “per un breve tempo non mi vedrete ma poi mi vedrete”? La questione in gioco è la fede, perdere la fede a motivo della tristezza della morte del Maestro. Qui si pongono le domande e nasce l’equivoco: il verbo aiteo, che può significare “domandare” ma anche “chiedere”, si riferisce a cose o a domande? Il nostro testo significa che nella morte e nella risurrezione di Cristo, il Padre non solo risponde alle nostre domande ultime, ma ci dà la risposta perché in Cristo noi viviamo e, uniti a Lui, moriamo nella certezza della risurrezione.

Il nostro testo è preceduto dalla breve parabola della partoriente – il tempo breve del dolore è paragonato all’angoscia e al dolore del parto. Anche questo tempo di doglie è breve per la donna, altrimenti non potrebbe sopportarlo. A questo tempo in cui la donna si sente morire segue la gioia senza fine di aver dato alla luce un figlio, una figlia. Questa immagine è un’esortazione perché la paura della tristezza (del parto) non provochi in noi la perdita della fede e dunque la perdita della gioia infinita che segue alla prova della fede superata. La gioia promessa da Gesù è la gioia della risurrezione, del suo ritorno, e dell’arrivo dello Spirito, ora soltanto promessa, ma dopo la sua glorificazione sarà il dono escatologico che ci conserverà nella gioia fino alla consumazione della nostra fede, pegno e caparra dell’eredità futura. La vicinanza di Cristo attraverso lo Spirito rende possibile un nuovo rapporto con Dio diretto ed intimo, personale ed interiore, fondato sulla preghiera nel nome di Gesù a cui si accorda risposta: tutto quello che chiederete nel mio nome troverà risposta nel dono della vita, morte e risurrezione per noi di Cristo, dono del Padre.

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