Non possediamo Dio, è Dio che ci possiede

Un giorno una parola ­– commento a Esodo 20, 7

Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano; perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano
Esodo 20, 7

Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno
Luca 11, 2

L’interpretazione più corrente e diffusa è stata che il terzo comandamento abbia come scopo quello di vietare la bestemmia. Ciò è in parte vero, smettere di bestemmiare è già qualcosa, o forse il massimo che possono dare le persone che ce l’hanno con Dio. Un po’ di rispetto almeno per il nome santo! Per l’antico Israele il nome di Dio era parte dell’essere di Dio stesso; Dio era presente in modo misterioso nel suo nome. Da qui il rischio che il nome di Dio possa essere usato per altri fini, diversi da quelli per i quali dev’essere invocato. Sappiamo come gli ebrei, per evitare di profanare il nome santo, usandolo con leggerezza, sono arrivati perfino a vietarne l’uso nella sua vera forma. L’espressione “nome di Dio” contiene per il popolo d’Israele tutto ciò che Dio gli ha rivelato di sé e per ogni individuo tutto ciò che si è appropriato di questa rivelazione. Questo nome è sacro per Israele come Dio stesso; non deve essere pronunciato in alcun modo al servizio del male, né sotto forma di spergiuro, né sotto forma di formule magiche, o peggio ancora per mentire.

In senso più ampio, il divieto di pronunciare il nome del Signore, che ha come scopo principale quello di preservare il nome santo di Dio dall’uso improprio, ha anche lo scopo di scongiurare l’impoverimento dei significati di tutto ciò che è legato alla sfera del sacro. Il fenomeno della banalizzazione del sacro, è forse il pericolo a cui i credenti sono maggiormente esposti nel mondo di oggi, quando i riti religiosi sono vissuti per abitudine, senza riflessione e senza fede.

Il terzo comandamento mette in guardia contro ogni tentativo di accaparrarsi Dio per i nostri fini ed interessi personali. Il nome di Dio non sarà mai a nostra disposizione per farne ciò che vogliamo, in quanto non possediamo Dio, ma è Dio che possiede le nostre vite. 

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