«Antisemitismo sempre più sdoganato: un problema che minaccia tutti»

Le audizioni della Commissione Segre per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza

La compenetrazione reciproca tra odio “offline” e odio “online”. La ripresa su vasta scala, anche attraverso il linguaggio del complotto, dell’antisemitismo. Le iniziative di contrasto intraprese nei diversi contesti e scenari. Sono gli argomenti che hanno caratterizzato il secondo appuntamento del ciclo di audizioni della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza fortemente voluta dalla senatrice a vita Liliana Segre. 

Ad essere ascoltati in questo secondo appuntamento Triantafillos Loukarelis, direttore dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar) del governo, e Betti Guetta, responsabile dell’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Cdec. Nei giorni precedenti erano invece intervenuti il direttore della Polizia postale Nunzia Ciardi e il prefetto Vittorio Rizzi, presidente dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad). 

Una sfida non solo nazionale, ma europea: così l’ha presentata Loukarelis, sottolineando i molti progetti di cui l’Unar è parte anche a livello continentale. In particolare al Consiglio d’Europa, dove è in preparazione, da parte di un gruppo di esperti, una dichiarazione «che tenga conto dell’evoluzione del discorso dell’odio». Un tema fluido e con una vasta gamma di soggetti coinvolti: vittime, haters, mass media, istituzioni. Il documento in fieri si candida ad un punto di riferimento da vari punti di vista. Anche per quanto riguarda «le sanzioni penali, quelle amministrative, gli interventi su un piano culturale». Un altro tentativo di regolamentazione, ha proseguito Loukarelis, che al Consiglio d’Europa è presidente del Comitato direttivo contro le discriminazioni, per la diversità e per l’inclusione, è costituito dall’iniziativa resa pubblica di recente dalla Commissione europea: l’istituzione di regole equivalenti, riservate a tutti i Paesi membri, «per favorire un ambiente online sicuro». Se questa svolta andrà a buon fine, ha evidenziato, «costituirà una base di lavoro comune». Al centro un principio ineludibile: «Quello che è illecito offline, deve esserlo anche online». Una terza proposta è invece relativa al piano d’azione Ue contro il razzismo, presentato a settembre e fondato su «un nuovo approccio nella raccolta dei dati». Raccolta che costituisce, da sempre, uno snodo complesso.

Anche con riferimento ai crimini d’odio, la cui stima finisce per essere spesso per difetto. Perché la vittima non denuncia, «non avendo fiducia nelle istituzioni». O perché chi avrebbe il compito di identificare il crimine segnalato «è talvolta carente sul piano della formazione». Un fronte resta l’osservato speciale: ed è il mondo del web e dei social network. L’elaborazione di un codice di condotta europeo risale al 2016, quando questo fenomeno ha iniziato a prendere una certa deriva. Per Loukarelis lo sforzo dei social media, da allora, non è stato indifferente. Ha osservato al riguardo: «Lavoriamo moltissimo con loro. Con direttori e operatori, soprattutto di Google, Facebook e Twitter, il rapporto è stretto. Le nostre segnalazioni sono prese sempre sul serio». Un lavoro che dovrà proseguire con la medesima intensità anche in futuro, per affrontare al meglio, remando tutti nella stessa direzione, un tema «potenzialmente infinito». 

L’odio online è, da tempo, il principale fronte d’azione del Cdec. «Circa l’ottanta per cento dell’antisemitismo da noi monitorato è sul web: meno visibile forse rispetto all’atto fisico violento, ma con una capacità molto significativa di condizionare la vita delle persone», ha affermato Guetta. Un antisemitismo che preoccupa, nelle vecchie come nelle nuove forme, per la sua «capacità di normalizzarsi, di essere in qualche modo mainstream». Una deriva inquietante che, ha spiegato la studiosa, è causata anche dal «progressivo allontanamento temporale» dai drammatici fatti del secolo scorso. Guetta, nel proporre ai senatori presenti alcuni spunti basati sull’osservazione dei dati elaborati, ha ricordato come l’antisemitismo, sempre più sdoganato a vari livelli della società italiana, «non sia un problema che appartiene al passato, ma qualcosa di molto vivo e presente: lo vediamo dal linguaggio, da quel che succede intorno a noi».

Un problema già grave prima del Covid e ulteriormente amplificatosi con un’emergenza sanitaria che, come spesso accade nei momenti di crisi, «ha riacceso l’antisemitismo di tipo complottista». I radar del Cdec e dell’Osservatorio sono sintonizzati da tempo sulle frequenze dell’odio, con l’obiettivo di cogliere a fondo la natura dei diversi gruppi attivi e anche la modalità di confronto e relazione tra di essi (al tema è stato dedicato uno studio apposito). Molte centinaia i siti web e le pagine Facebook monitorate ogni giorno. Per un totale, ha affermato Guetta, di «circa 4mila post a tema antisemita intercettati». Allarma, tra gli altri, un tema: la banalizzazione e l’irrisione della Shoah. Anche tenendo conto del fatto che sono soprattutto giovani e giovanissimi a dedicarvisi. Conferma Guetta: «L’età media si è decisamente abbassata». 

Tratto da Moked.it

Foto di g_u: ghetto ebraico di Venezia
 

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